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Cronaca

JESI / Caritas al tempo del Covid, la prima linea della solidarietà

Anche in tempi di emergenza non ha mai chiuso i battenti: strategie rimodulate e famiglie da sostenere raddoppiate

JESI, 3 giugno 2020 – In tempi di Covid, difficoltà e lockdown, la Caritas non ha mai chiuso i battenti.

Questo il messaggio della conferenza stampa di oggi tenutasi alla sede operativa dell’organismo pastoraole in viale Papa Giovanni XXIII. La collaborazione tra la Caritas di Jesi, diretta da Marco D’Aurizio presente per qualche minuto, e il settimanale diocesano Voce della Vallesina, direttore Beatrice Testadiferro, ha permesso la divulgazione di dati precisi e l’aggiornamento alla cittadinanza in tema di solidarietà.

L’inchiesta di questa settimana si è concentrata sui detenuti, i dimenticati del Covid.

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«Molti prestano servizio presso la Caritas e si stanno preparando a ricominciare la propria vita. Continueremo a chiederci cosa possiamo fare per loro, anche a livello regionale. Solo un paio di associazioni nelle Marche si curano dei detenuti. Chissà che non possa essere proprio la Caritas a fare qualcosa di concreto per loro», ha spiegato Matteo Donati, operatore e presidente della cooperativa sociale agricola Orto del Sorriso di via Calabria, emanazione della Caritas, che ha condotto la conferenza affiancato da Letizia Taccaliti e Mariangela Boiani.

«C’è tanto da raccontare e da ringraziare – continua -. In Italia, proprio in momenti di crisi profonda rinasce la solidarietà».

Croce Rossa e Croce Verde, Protezione Civile, altre associazioni di volontariato, privati cittadini, Asp9, il coordinamento regionale, supermercati, aziende, ristoranti, forni. Queste le realtà che hanno operato in questi mesi in sinergia e mutuo supporto con la Caritas, raggiungendo sempre più persone bisognose.

Letizia Taccaliti, referente per l’Emporio della solidarietà, ha spiegato il nuovo modus operandi di questo piccolo supermercato e della mensa. Strategie operative che sono andate rimodulandosi.

«Entrate contingentate, mascherine e guanti già prima del lockdown – ha detto -. Il carico di lavoro è raddoppiato e abbiamo deciso di passare alla spesa a domicilio. Il centro di ascolto telefonico ha fatto da filtro per aiutarci a gestire le tante richieste di aiuto». Alle 68 famiglie supportate se ne sono aggiunte altre 75.

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In questi ultimi mesi il rapporto percentuale tra stranieri e italiani si è ribaltato. Tante, soprattutto, le persone sole. Molti hanno perso il lavoro o non riuscivano a comprarsi da mangiare perché la cassa integrazione tardava ad arrivare, oppure perché lavoravano in nero e si sono trovati senza sussidi statali. Si sono creati nuovi poveri, ma la Caritas ha trovato il modo per aiutarne tanti.

Anche la mensa, come già sapevamo, ha cambiato assetto.

«Le persone che vengono a procurarsi i pasti hanno un’abitazione, perciò possiamo permetterci di consegnare loro un pacco che comprende sia pranzo che cena, così da evitare che si accalchino davanti all’ingresso».

Sono circa 25 quelli che usufruiscono della mensa, oltre a una dozzina della Casa delle genti e le 4 della residenza di seconda accoglienza situata proprio all’interno della sede.

Dopo una breve pausa, anche il Servizio Civile ha ripreso le proprie attività. A spiegarlo è stata la responsabile alla progettazione e referente, Mariangela Boiani: «Si tratta di 4 ragazzi tuttofare che ci aiutano in tantissime mansioni. Oltre a loro possiamo contare sul supporto di 8 dipendenti, 2 tirocinanti, 10 volontari e numerosi operatori della Casa delle genti».

Importante anche il progetto AiutachiAiuta, formazione on line destinata a dirigenti e volontari Caritas di tutta la regione.

Elisa Ortolani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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