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Cronaca

JESI / “Carlo Urbani”, il Panathlon aderisce alla raccolta fondi

Elisa Di Francisca, socia onoraria del Club, felice per le donazioni, riflette anche su carriera e famiglia

JESI, 25 marzo 2020 – Il Panathlon di Jesi, interpretando il desiderio e lo spirito panathletico dei soci, ha deciso di partecipare alla raccolta fondi della Comunità Vallesina Aiuta onlus, costituita da Comune di Jesi e Asp Ambito 9, con una somma di 600 euro destinata all’acquisto delle attrezzature necessarie per la terapia intensiva all’ospedale Carlo Urbani.

Lo comunica il presidente del Club di Jesi Andrea Moriconi. Come si sa, la Fondazione Vallesina Aiuta onlus si propone di svolgere opera di supporto finanziario nei confronti di soggetti pubblici e privati che svolgono attività di assistenza delle persone bisognose e, secondo lo statuto, perseguire finalità di solidarietà sociale, di beneficenza e di assistenza nel territorio dei Comuni della Vallesina che fanno parte dell’Ambito territoriale sociale IX di Jesi.

Vallesina Aiuta è presieduta dalla campionessa olimpica e mondiale Elisa Di Francisca, socia onoraria del Club Panathlon di Jesi.

«Sono molto felice di sapere che il Panathlon partecipa alla nostra raccolta fondi – ha detto Elisa -, indispensabile in un momento così particolare e drammatico della nostra vita. Direi che siamo a buon punto nella raccolta fondi, destinati sia alla ricerca sia all’acquisto di attrezzature. Per la situazione che stiamo vivendo è indispensabile contare sull’aiuto di coloro che possono. All’ospedale servono, lo stiamo verificando proprio ora, attrezzature e macchinari, non ce ne sono a sufficienza. Il sistema sanitario ha molto bisogno e un giorno che l’emergenza sarà finita si dovrà continuare su questa strada con caparbietà e risolutezza. Bisogna e bisognerà insistere sulla sanità, come facciamo anche noi atleti che rappresentiamo la nostra Nazione in ogni competizione».

Di Francisca atleta che si allena in casa è difficile da mettere a fuoco…

Vero, noi ci siamo completamente fermati ed è un contraccolpo sia dal punto di vista fisico che psicologico. Dovevamo partire due settimane fa per una gara a Los Angeles e non siamo più partite, gara che alla fine è stata annullata e così ci alleniamo in casa, come hai detto tu. C’è mio figlio Ettore con me che non vede l’ora e mi dice «Mamma dai, voglio fare ginnastica», così ci … alleniamo insieme. Ho letto dello spostamento delle Olimpiadi e mi dispiace molto. Se le spostassero di un anno, due anni, non credo che riuscirei a parteciparvi, sinceramente vorrei avere un altro figlio, pensare alla famiglia e fare quello che avevo programmato di fare.

 

Nel tuo sito è riportata questa frase di Pablo Neruda: «Muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l’insicurezza di un sogno». Che vuol dire?

È il tatuaggio che ho addosso, estrapolato da una sua poesia, è bellissimo e rende l’idea che nella vita bisogna cercare di fare di tutto per realizzare i propri sogni, senza stare ad aspettare che ti capitino.

elisa di francisca

(foto Max Verdino)

 

Il giorno più lontano possibile che tu deciderai di smettere, cosa farai della tua vita?

Non lo so ancora, mi piacerebbe restare nella scherma che è uno sport che amo e che mi ha dato tanto, potrei essere anche brava come maestra, ma forse vorrei trovare altre sfide, avere un altro tipo di rapporto con la gente, mi piace comunicare diretta, io sono io e mi conoscono tutti. Il mio pregio maggiore? Nell’essere travolgente metto anche tanta euforia, passione, come in tutte le cose che faccio e allo stesso tempo riesco a ragionare, capire chi ho di fronte, per poter fare l’assalto come voglio io.

(foto Max Verdino)

Dai, facciamo un finto brindisi da lontano. Offri tu. Cosa metti?

Il Verdicchio, naturalmente, ne ho una bella scorta di riserva in cantina e se non ci fosse quello, questi giorni sarebbero anche più duri!

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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