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JESI / COMITATO TUTELA SALUTE AMBIENTE: BIODIGESTORE INDIGESTO

Il giurista ambientale Marco Grondacci all’assemblea: «Si è deciso di farlo in un sito con una procedura “sostanzialmente informale” che non appare pienamente in linea con quella prevista dalla legge»

JESI, 7 ottobre 2019 – Ben riuscita – fa sapere una nota – l’assemblea organizzata dal Comitato Tutela Salute Ambiente Vallesina tenutasi sabato scorso, 5 ottobre, presso l’hotel Federico II di Jesi, sull’importantissimo tema del nuovo impianto di “bio”digestione proposto in zona Coppetella.

La graditissima presenza di Marco Grondacci, giurista ambientale di grandissima esperienza, è stata preziosa per approfondire e divulgare le problematicità già sollevate durante il Consiglio Comunale aperto di fine luglio, delle quali avevamo reso ufficialmente edotti i consiglieri comunali prima del passaggio in Aula dell’atto di indirizzo votato il 3 agosto.

Dopo una introduzione del presidente del Comitato, Massimo Gianangeli, durante la quale sono stati ricordati in maniera dettagliata e inequivocabile gli impatti di natura ambientale indubbiamente significativi del digestore sul nostro territorio (già classificato dalla Regione Marche come Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale) con l’aiuto dello stesso Grondacci si sono analizzati gli aspetti procedurali e autorizzativi del progetto proposto.

Grondacci ha spiegato ai presenti che «a prescindere da come la si pensi sulla tecnologia dei biodigestori, occorre che questa discussione sia inserita dentro gli strumenti di pianificazione previsti dalla legge, che al contrario, attualmente non esistono: infatti se da un lato il piano d’ambito non è stato ancora approvato, dall’altro l’assemblea territoriale ha già deciso di fare un biodigestore in un sito con una procedura “sostanzialmente informale” che non appare pienamente in linea con quella prevista dalla legge».

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Ha spiegato infatti il giurista: «La legge prevede che venga fatto un piano, su scenari alternativi: questi devono riguardare la localizzazione ma anche il tipo di tecnologia. Non è vero, infatti, che esiste solo la tecnologia del biodigestore per il trattamento della frazione organica. Deve essere quindi valutato dal punto di vista ambientale, tecnico ed economico quale è la soluzione più adatta, sia in temi di localizzazione che di tecnologia. Questo è ciò che fino ad ora è mancato. Il piano deve essere sottoposto a valutazione ambientale strategica, che è lo strumento di valutazione “per scenari”  degli strumenti di pianificazione e di programmazione previsto dal testo unico ambientale e dalle direttive europee».

Marco Grondacci concorda anche con le posizioni del Comitato relative al mancato o insufficiente coinvolgimento della popolazione.

«A fianco di questo percorso amministrativo deve essere istituita una inchiesta pubblica con un presidente terzo, quindi né un dipendente né un politico, con un comitato d’inchiesta dove siano presenti anche esperti nominati dai cittadini e lì si deve giocare poi la partita che poi si tradurrà nel piano d’ambito. Questo è il metodo corretto perché nelle politiche ambientali il metodo è sostanza, non è solo un formalismo di legge».

Il Comitato, d’altronde, aveva sin da subito chiarito la sua posizione in merito sostenendo che il percorso messo in piedi dall’Assemblea d’ambito e dall’Amministrazione comunale difettava di una reale e sostanziale valutazione delle alternative e uno specifico coinvolgimento dei cittadini.

«E il nostro illustre ospite ha confermato – sostiene Gianangeli – che questi aspetti risulterebbero anche dovuti dalle leggi.  Nelle prossime settimane torneremo a richiamare nuovamente le responsabilità di soggetti politici e funzionari coinvolti in questa vicenda. Non solo appare, infatti, inaccettabile questo ennesimo impianto impattante sul nostro territorio, ma anche il modo con cui si sta proponendo e si sta cercando di farlo “digerire” alla comunità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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