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Cronaca

JESI / CONSACRAZIONE DELLA DIOCESI A MARIA, CERIMONIA IN CATTEDRALE

JESI, 12 ottobre 2017 – In questo anno centenario delle apparizioni di Fatima, un bel numero di parrocchie e tante famiglie hanno accolto l’immagine della Madonna di Fatima e al culmine di questo percorso della Peregrinatio Mariae, venerdì 13 ottobre in Duomo è prevista la Consacrazione della Diocesi a Maria Santissima.

Alle 20,45 la recita del Rosario e alle 21.30 la solenne concelebrazione eucaristica e la preghiera di Consacrazione della Diocesi.

«Il 12 e 13 maggio scorso il Papa è stato in pellegrinaggio a Fatima, nel centenario dell’inizio della apparizioni – ha scritto il vescovo Rocconi nel messaggio di invito. – Il pellegrinaggio del Papa è stato un invito a guardare là, a Fatima, per accoglierne il grande messaggio di consapevolezza e di speranza. Nel discorso nella cappella della apparizioni il Papa aveva detto: “Pellegrini con Maria… Quale Maria? Una Maestra di vita spirituale, la prima che ha seguito Cristo lungo la “via stretta” della croce donandoci l’esempio… La “Benedetta per avere creduto” sempre e in ogni circostanza alle parole divine… La Vergine Maria del Vangelo, venerata dalla Chiesa orante…” Se Maria a Fatima ha richiamato gli uomini alla gravità del peccato, è perché ha voluto ricordarci che lontano da Dio l’uomo non può che distruggersi.  (…) Nel messaggio di Fatima, Maria invita i bambini a crescere nel desiderio di “salvare le anime”. Nella terza parte, quella tenuta nascosta per tanto tempo, viene indicata la via: “Penitenza, Penitenza, Penitenza!”. Ci ritorna alla mente l’inizio del Vangelo: «Convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1, 15).

Le immagini che i bambini hanno visto sono terrificanti e questo ha fatto sì che attorno al messaggio di Fatima si instaurasse la paura. Ma onestamente dobbiamo riconoscere che la realtà in cui viviamo ha un potere distruttivo ben superiore a quello che i bambini hanno potuto sperimentare. La prospettiva che il mondo possa essere incenerito oggi non appare assolutamente più come pura fantasia.

Ma il messaggio di Fatima resta fondamentalmente di speranza: infatti la visione che i bambini hanno avuto mostra la forza che si contrappone al potere della distruzione, cioè lo splendore della Madre di Dio, la quale rivolge il suo appello alla conversione. In tal modo viene sottolineata l’importanza della libertà dell’uomo. La parola consacrazione contiene in sé anche il concetto di appartenenza. Consacrarsi a Maria vuol dire essere completamente di Maria per essere completamente del Signore Gesù. È quanto San Giovanni Paolo II aveva indicato nel suo motto: Totus tuus. Totalmente di Maria per essere totalmente di Gesù. Gesù è l’unico mediatore, ma Gesù associa a se “facilitatori” per raggiungere ogni uomo. Del resto quando diciamo che la Chiesa è associata a Cristo, cosa intendiamo dire se non che è la via per arrivare a Gesù, l’unico salvatore e mediatore? E se ciò che è la Chiesa vale in particolare per ogni cristiano, perché dovremmo meravigliarci che questo ruolo in maniera eccellente venga svolto da Maria, la parte eletta della Chiesa? Del resto Gesù stesso dalla croce ha donato Maria agli uomini. Per questo Lei, che è stata la via che ha condotto il Signore a venire fra gli uomini, oggi può essere la via degli uomini per arrivare al Signore Gesù. È con questo spirito che consacriamo la Diocesi a Maria Santissima. Non è un gesto autonomo rispetto al Battesimo. È riscoprire il Battesimo, è ringraziare per il Battesimo, è rinnovare la volontà di vivere la vita nuova che nel Battesimo trova la sua sorgente, è guardare a Maria come modello di vita, Lei che è la vergine fedele, la vergine orante, la vergine del silenzio e della carità, la vergine schiava del suo Signore. Carissimi, vi invito a vivere con intensità questo momento della Consacrazione a Maria della Diocesi. Non si tratta di una semplice preghiera. È un modo di vivere, è un professare con la vita la propria fede, presi per mano da Maria, dono di Gesù. Tutti affido alla premura di Maria SS e su tutti invoco ogni Benedizione».

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Cronaca

JESI / TRAGEDIA DI VIA SAN FRANCESCO: CAMBIA LO SCENARIO, NON SAREBBE UXORICIDIO

Tragedia via San Francesco

JESI, 15 luglio 2018 – Il riserbo mantenuto sin dall’inizio dai Carabinieri in relazione ai tragici fatti di ieri, avvenuti in via San Francesco, trova riscontri in quelli che sarebbero i primi risultati scaturiti dalla ricognizione medico legale effettuata da Mauro Pesaresi, ieri sul posto insieme alla collega Alice Natanti,  sul corpo di Rita Mazzarini, la donna 82enne rinvenuta cadavere nella sua abitazione.

Carabinieri

Anche stamattina i Carabinieri in via San Francesco

Rimanevano molti punti da chiarire anche se si erano ipotizzati l’accoltellamento, o colpi contundenti, causati dal coniuge, Alvaro Bimbo, 87 anni, ricoverato in prognosi riservata all’ospedale cittadino dopo che era stato rinvenuto nella vasca del bagno con ferite di arma da taglio al collo e ai polsi che lui stesso si era inferte.

Carabinieri

La sera del dramma in via San Francesco

Non sarebbe, invece, andata così. Sul corpo della donna ci sarebbero contusioni alla testa ma non ferite di un’arma da taglio o portate con la violenza di colpi. Una caduta a seguito di un malore che avrebbe provocato il trauma cranico? Una spinta durante la lite le cui urla erano state sentite dai vicini mettendoli in allarme? Resta il fatto che per il momento – le indagini sono seguite dal procuratore facente funzioni Irene Bilotta – non ci sono ipotesi di reato a carico dell’anziano.

Occorre, dunque, ricostruire il quadro di un dramma – in attesa dell’autopsia – che per il momento sembra escludere lo scenario che in un primo momento andava delineandosi con l’ipotesi di uxoricidio e di tentato suicidio.

I Carabinieri continuano a lavorare nel più stretto riserbo e anche questa mattina i militari si sono recati in via San Francesco.

p.n.

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Cronaca

JESI / VIA SAN FRANCESCO, LA NOTTE DELLA TRAGEDIA (FOTO)

JESI, 15 luglio 2018Urla improvvise, intorno alle 20 di ieri sera, che hanno allarmato i vicini. Poi il silenzio da quel secondo piano della palazzina di via San Francesco 95  dove la coppia di anziani abita.

Arriva la chiamata al figlio Carlo: entra in casa e scopre il dramma che si è consumato in quei minuti. La madre, Rita Mazzarini, di 82 anni morta, il padre – ex bancario e invalido di guerra a una mano – , Alvaro Bimbo in fin di vita.

Sul posto giungono i soccorsi, ambulanza della Croce Verde con automedica, e i Carabinieri. Intorno alle 21 l’uomo, in gravi condizioni, viene trasportato all’ospedale di Jesi. 

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Via vai dei militari, nel frattempo. Arriva anche il comandante della Compagnia, bocche cucite però.

Passa appena un’ora e alle 22 è la volta dei Carabinieri della Scientifica per i rilievi. Intanto due militari controllano anche i bidoni della spazzatura posti al di fuori del cortile condominiale il cui cancello è rimasto sempre chiuso.

Alle 23.20 arrivano i medici legali, Mauro Pesaresi e Alice Natanti che si fermeranno sino alle 23.55.

Alle 23.30 il furgone funebre di Bondoni. La salma della donna viene composta e portata via. Sono da poco passati dieci minuti dalla mezzanotte quando sul luogo della tragedia, sulla quale ancora si deve fare chiarezza completa, scende definitivamente il silenzio.

Pino Nardella

foto Crico

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

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Cronaca

JESI / LA TRAGEDIA DI VIA SAN FRANCESCO: MOLTI PUNTI DA CHIARIRE, LE INDAGINI DEI CARABINIERI (FOTO)

JESI, 15 luglio 2018 – Quello che resta della tragedia consumatasi ieri 14 luglio in via San Francesco, al secondo piano di una palazzina al civico 95, è soltanto grande, grandissimo dolore.

Una donna di 82 anni, Rita Mazzarini, inferma, deceduta, e il tentato suicidio del coniuge, Alvaro Bimbo, 87 anni, ricoverato in prognosi riservata all’ospedale cittadino “Carlo Urbani”.

Cosa sia veramente successo in quell’arco di tempo intorno alle 20 non è ancora chiaro, le indagini sono condotte dai Carabinieri della Compagnia di Jesi che con tutti gli elementi in mano potranno capire bene la dinamica dei fatti e la natura della morte della donna.

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«Al momento non siamo in grado di dare informazioni precise stiamo aspettando l’esame autoptico e nessuno mai ha parlato di coltellate. Cerchiamo di capire che cosa sia successo, per questo non ci sono misure precautelari in atto né condizioni tali da determinare con certezza la causa della morte della donna. Le risultanze investigative che stiamo raccogliendo non sono al momento sviluppate».

Questo quanto è emerso dall’ultimo colloquio con i giornalisti da parte del comandante della Compagnia poco dopo la mezzanotte, davanti al cancello del condominio. L’ipotesi che poi si è fatta strada è quella che l’anziano abbia usato un oggetto contundente per colpire e non un’arma da taglio.

La salma della donna era stata da poco trasferita dall’abitazione al furgone mortuario di Bondoni.

Pino Nardella

foto Crico

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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