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Eventi & Cultura

JESI / Convegno “Sport e Media”, una serata toccante ricordando Gianni Rossetti

Colleghi e amici a Palazzo della Signoria, poi la conversazione tra il ct Mancini e il giornalista Guido D’Ubaldo del CorSport

JESI, 8 dicembre 2021 – E’ stata una serata emozionante e toccante quella di ieri, martedì 7 dicembre, nella Sala Maggiore del Palazzo della Signoria per il convegno “Sport e Media – un 2021 di successi sportivi” in memoria del compianto giornalista jesino Gianni Rossetti.

L’evento, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti delle Marche e dall’associazione “Massa Actii”, editore di QdMNotizie, ha visto la partecipazione di tanti colleghi, amici e familiari dell’ex presidente dell’Ordine.

Gianni Rossetti

Si è collegato in diretta il commissario tecnico della nazionale italiana di calcio, Roberto Mancini, per una piacevole conversazione con il caposervizio del Corriere dello Sport, Guido D’Ubaldo.

I presenti

Andrea Carloni, presidente dell’Unione Stampa Sportiva delle Marche, ha coordinato gli interventi nel corso del convegno. Erano presenti il presidente dell’Ordine dei Giornalisti delle Marche, Franco Elisei, la vice presidente Alessandra Pierini, il segretario Stefano Fabrizi, la direttrice dell’Istituto per la formazione al Giornalismo di Urbino, Lella Mazzoli, i giornalisti Rai Massimo Carboni e Claudio Sargenti, direttore del Festival del Giornalismo d’Inchiesta di Osimo, il Prefetto di Ancona, dottor Darco Pellos, il vice sindaco di Jesi Luca Butini e i familiari di Gianni Rossetti, nelle persone della vedova Olinda e dei figli Francesco e Luca. Roberto Mancini non è riuscito a partecipare in presenza, ;ma in sala c’era il padre Aldo.

Per “Massa Actii” erano in sala il presidente e direttore responsabile di QdMNotizie, Oddino Giampaoletti, il vice-direttore Pino Nardella, il direttore editoriale Sergio Federici e il caposervizio sport Evasio Santoni.

I saluti delle autorità

Nella prima parte del convegno è stata ricordata la figura del grande Gianni Rossetti. Ad aprire gli interventi è stato il vice sindaco di Jesi Luca Butini, il Comune ha concesso la prestigiosa sala per ospitare la serata.

«Gianni – ha detto l’amministratore – è stato sempre rispettato da tutti per i suoi valori etici e umani. Da jesini ci piace ricordarlo come fondatore dell’Aurora, in un quartiere ispirato da don Roberto: lui e Rossetti avevano un’attenzione particolare ai giovani. Come giornalista, ci informava quotidianamente e ci rasserenava, dando una visione chiara degli avvenienti».

Il secondo intervento istituzionale è stato quello del prefetto Darco Pellos.

«E’ giusto – ha detto – essere vicini agli organi di stampa in questo momento storico fondamentale per il giornalismo: stanno facendo ;un gran lavoro. Sono contento di essere qui a Jesi, nella seconda capitale della provincia di Ancona, in questo palazzo storico. Speriamo che mister Mancini ci porti altre vittorie».

Il ricordo di Gianni Rossetti

Quindi Franco Elisei ha ricordato il suo predecessore con un toccante e significativo intervento.

«Il nostro Ordine regionale – ha detto l’attuale presidente marchigiano – è stato Gianni Rossetti: lo ha guidato per 20 anni ed era un simbolo per tutti noi. Era un amico, pieno di idee e sempre disponibile ad ascoltare, trasmetteva entusiasmo ed energia. Nulla lasciava presagire questo vuoto che ci ha lasciato.

Proprio quest’anno avrebbe festeggiato 50 anni da giornalista: ha preso posizione su molte tematiche ed era convinto che dalla base si potevano cambiare le cose. Infaticabile e tenace, non sapevo come facesse a far fronte a tutte le iniziative che aveva in mente. Se oggi l’Ordine dei Giornalisti delle Marche ha una nuova sede di proprietà è merito di Gianni Rossetti, che aveva acquistato i locali della vecchia sede: è stata la prima operazione di tal genere in Italia. Non abbiamo potuto salutarlo a causa della pandemia, credo che questa serata sia l’abbraccio che è mancato un anno e mezzo fa». 

Franco Elisei

Di seguito è stato proiettato un video realizzato da Giovanni Pasimeni sulla figura di Rossetti, con immagini e video di alcuni suoi servizi.

«Questo filmato – ha spiegato Claudio Sargenti, giornalista Rai e direttore del Festival del Giornalismo d’Inchiesta di Osimo ;- è stato realizzato per la nona edizione del nostro festival che abbiamo dedicato a lui, con ;contributi provenienti dall’archivio della redazione della Rai delle Marche ;che lui stesso aveva riordinato prima di andare in pensione, ;dando vita al cosiddetto “Giacimento Rossetti”, con decine di filmati e di cassette ora inutilizzati. Quando mi è arrivata la telefonata per prendere il suo posto ho risposto di sì, per ricordare collega e amico vero, conosciuto più di 40 anni fa: era il minimo che gli dovevo. Il Festival è stata una sua idea geniale, perché ha permesso di avere nelle Marche tanti personaggi saliti agli onori della cronaca, come Rita Dalla Chiesa o Nadia Toffa. Lui fu il primo ad avermi accolto al Resto del Carlino: mi insegnava i segreti del mestiere e si interessava di tutto, dalla politica allo sport, passando per l’agricoltura biologica. Fino all’ultimo mi mandava vignette per messaggio, quando mi è arrivata la notizia della sua scomparsa non volevo crederci e all’inizio pensavo che fosse una fake news. Il suo nome resterà nel ricordo di tutti noi».

Anche nelle parole di Lella Mazzoli, direttrice dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino, si è percepita l’importanza della figura di Rossetti.

«La scuola di giornalismo – ha spiegato – è nata con Gianni e lui ci è rimasto dal primo all’ultimo giorno. Era un giornalista bravo e capace, che ha lavorato su tanti media. Ha aiutato i ragazzi a capire tutti gli strumenti di comunicazione e i professionisti oggi devono essere in grado di fare tutto. È stato un presidente fondamentale per noi, eletto all’unanimità dai nostri organi: per me Gianni& è stato il mio direttore, guidando la scuola in un momento complicato. Ha lavorato sempre con grande umanità e generosità, senza reticenze e una grande generosità, regalando le sue conoscenze agli altri. Ci ha insegnato a comprendere la vita e la professione».

Carloni ha poi letto le parole di Nicola Di Francesco, giornalista amico di Rossetti che non se l’è sentita di intervenire con la propria voce.

«L’ho conosciuto da giovane quando abitavo nel quartiere “Pradoed entrambi frequentavamo la parrocchia di don Roberto Vigo: da lì è iniziata la nostra amicizia. Ci siamo ritrovati nel 1986 nel dar vita all’Ordine dei Giornalisti delle Marche e da quel giorno si è creato un binomio durato una vita. Ci teneva che l’Ordine avesse una visibilità pubblica e mise in piedi tantissime iniziative. Ha girato le scuole per parlare di come si diventa giornalista e promuoveva incontri periodici con le istituzioni per difendere il lavoro dei giornalisti. Grazie all’Ordine la nostra amicizia è diventata con la A maiuscola».

Claudio Sargenti

«Eravamo amici dal 1966 – ha aggiunto Massimo Carboni, giornalista Rai – quando l’ho conosciuto davanti alla redazione di Voce Adriatica. Il Gianni giornalista cercava la notizia, la sviluppava e la presentava al lettore ancora meglio di come era arrivata. Come presidente dell’Ordine per vent’anni ha dato regole uguali per tutti. Era l’insegnante giusto perché diceva ai giovani giornalisti come dovevano scrivere e tanti colleghi hanno fatto strada grazie ai suoi insegnamenti. Fece tanto come presidente dell’Aurora e accompagnò Mancini nel corso della sua carriera: Roberto dava del lei a Gianni nonostante la conoscenza di lunga data». 

L’intervento del ct Roberto Mancini

Quindi si è passati al momento clou del convegno, ovvero l’intervista di Guido D’Ubaldo a Roberto Mancini, collegato in video.

«Non ho conosciuto di persona Gianni – ha spiegato il caposervizio del Corriere dello Sport e neo presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio – ma mi hanno raccontato che è stato un grande presidente: spero di fare per la mia regione la metà di quello che ha fatto lui. Il merito di Roberto Mancini, invece, è stato quello di ridare credibilità ad una Nazionale che negli ultimi tempi si era persa, soprattutto con la gestione Ventura. Con la vittoria del Campionato Europeo e il record di vittorie consecutive in gare internazionali, Roberto è riuscito a riconquistare il feeling tra i tifosi e gli Azzurri, ricordando il periodo di Bearzot nel 1982».

Roberto Mancini in collegamento

«Gianni Rossetti – ha spiegato il commissario tecnico – ;era il Presidente e mi sembrava giusto dargli del lei. Per noi del quartiere San Sebastiano era il “boss” per eccellenza, un uomo per bene, rispettato tutti. Ci vorrebbero più persone come Gianni. Lui e don Roberto erano le figure più importanti per noi ragazzi. Avrò sempre un bel ricordo di Rossetti».

«La vittoria dell’Europeo – ha aggiunto Mancini – rimarrà per sempre nella storia, è stata impresa straordinaria per il momento in cui è venuta. Ci siamo riusciti giocando bene, facendo gioire un popolo intero. Ci abbiamo creduto dal primo giorno, sapevamo che potevamo far qualcosa di bello. Giocare a Roma è stato decisivo, perché abbiamo ritrovato il pubblico».

D’Ubaldo non ha potuto fare a meno di chiedergli perché è così tanto legato alle Marche e alla sua città.

«Sono nato a Jesi– ha detto Roberto – e ce l’ho nel cuore: lì ho la mia famiglia e gli amici. Si sta tranquilli e si mangia bene: i miei piatti preferiti sono i cappelletti e i cannelloni. Quando torno vado in bici con il gruppo di amici e percorriamo le strade interne dei nostri dintorni».

Riguardo ai futuri appuntamenti della nazionale, il commissario tecnico è stato diretto e pragmatico.

«Abbiamo dominato il girone di qualificazione ai Mondiali – ha spiegato Mancini – ma il calcio è bello perché bisogna essere onesti quando le cose non vanno bene: siamo stati disattenti. Bastava segnare uno dei due rigori nelle due partite decisive per qualificarci. Dobbiamo arrivare agli spareggi di marzo con tutti i giocatori a disposizione, dato che in questo periodo abbiamo avuto troppe assenze. Non sarà facile, ma il nostro obbiettivo è andare ai Mondiali e vincerli».

Alla domanda del caposervizio del Corriere dello Sport sul perché la Nazionale è sembrata troppo rilassata dopo la vittoria del campionato Europeo, Roberto Mancini ha risposto senza peli sulla lingua.

«E’ una caratteristica degli italiani – ha detto – fare grandi cose nei momenti di difficoltà e poi adagiarsi. Non è il nostro caso: abbiamo continuato a vincere e abbiamo perso contro la Spagna in dieci contro undici.Se le cose agli spareggi vanno bene, credo che avremo grandi possibilità in Qatar».

Aldo Mancini

«Se ci sarà qualcuno di convocabile – ha aggiunto il commissario tecnico riferendosi ai probabili giocatori naturalizzabili Joao Pedro, Ibanez e Luiz Felipe – lo prenderò in considerazione. Nel nostro campionato c’è solo il 33% di giocatori italiani, meno della metà rispetto al 2006. Abbiamo giocatori giovani che hanno bisogno di giocare partite importanti. È anche vero che si gioca troppo, i calciatori devono riposarsi ogni tanto per recuperare le forze. Sono convinto che possiamo fare grandi cose, abbiamo creato un gruppo di ragazzi che ha un grande feeling, come il mio con molti ex sampdoriani in nazionale: abbiamo vissuto per tanti anni insieme, il nostro è un rapporto importante».

D’Ubaldo ha chiesto a Mancini se si è pentito di smettere di giocare a 36 anni, visto lo stato di forma attuale di un certo Zlatan Ibrahimovic. 

«Mi sembrava giusto smettere a Roma con la Lazio – ha spiegato il commissario tecnico – con la vittoria di scudetto e Coppa Italia. Zlatan sta continuando a fare cose ottime nonostante l’età. Mi sono trovato bene in tutte le squadre in cui ho giocato, dal Bologna alla Lazio, passando per i 15 anni alla Sampdoria: non è semplice scegliere la mia preferita. Ci sono stati due momenti in cui sono stato vicino alla Roma, nel 1986 e nel 1993, ma il presidente Mantovani mi rispose quasi male, così sono rimasto in blucerchiato. Nel mio modo di essere allenatore c’è un misto sia di Eriksson che di Boskov, ho preso molto da entrambi. Sono stato un attaccante, quindi prediligo una squadra che giochi e che attacchi».

La consegna dei riconoscimenti

Alla fine degli interventi sono stati consegnati alcuni riconoscimenti, tutti accompagnati da un acquerello di Giannetto MagriniA Roberto Mancini una scultura consegnata da Stefano Fabrizi, ritirata da papà Aldo, il quale ha incitato il figlio dicendogli: “se vinci le due partite di marzo fai la più grande impresa della storia del calcio”.

Alla Famiglia Rossetti, invece, è stato consegnato un omaggio floreale, mentre la vice presidente dell’Ordine Alessandra Pierini ha consegnato la medaglia associativa a Guido D’Ubaldo. Anche Lella Mazzoli ha ricevuto dei fiori, mentre hanno hanno ricevuto l’acquerello Massimo Carboni, Claudio Sargenti, Franco Elisei e Andrea Carloni.

Il saluto conclusivo

Sergio Federici, Andrea Carloni e Guido D’Ubaldo

Il convegno è terminato con il saluto conclusivo di Sergio Federicidirettore editoriale della nostra testata QdMNotizie per conto di “Massa Actii”. 

«La nostra – ha spiegato – è una piccola  associazione culturale di Cupra Montana nata poco meno di 10 anni fa per riportare nelle case dei cuprensi la testata “Il Massaccio”, che ha saputo raccontare i cambiamenti che hanno interessato il paese, tenendo sempre il timone della libera opinione. Nei 75 anni dalla nascita del periodico abbiamo voluto ricordare Gianni Rossetti, un grande amico, oltre che uno stimato e autorevole giornalista, innamorato del mestiere. Lui per noi è stato una firma prestigiosa che dava valore e considerazione al giornale tra gli anni ’80 e ’90. Amava tanto la sua Vallesina: sulla sua scrivania passavano notizie su notizie, specie quando era responsabile di Jesi e Fabriano per il Resto del CarlinoL’approccio con Gianni fu semplice e diretto, con passione si sentiva parte della squadra de “Il Massaccio” firmava spesso l’editoriale del numero in uscita. Per la maggior parte di noi collaboratori poter contare sul suo bagaglio professionale e sulla sua disponibilità in qualsiasi momento voleva dire sentirsi accompagnati nell’affinare le conoscenze giornalistiche. Per questo lo ringrazieremo per sempre: “Il Massaccio” deve molto a Gianni Rossetti. E’ stata una serata toccante, era un nostro dovere organizzarla».

«Ringrazio per essere stati qui con noi – ha concluso Federici – la famiglia di Gianni, i relatori, il commissario tecnico Roberto Mancini, Franco Elisei e l’Ordine dei Giornalisti, Andrea Carloni, Evasio Santoni per la sua disponibilità, e gli imprenditori Mario Gagliardini Annibaldi, Rita Gagliardini, Augusto Fazi, Adria Mondaini e Alessandro Caprari per il loro sostegno economico. Grazie, infine, al vice sindaco Luca Butini e al Comune di Jesi per la disponibilità nel concederci questa sala di Palazzo della Signoria».

E’ possibile rivedere il convegno sulla pagina Facebook della nostra testata QdMnotizie (clicca qui).

Giacomo Grasselli

giacomo.grasselli@qdmnotizie.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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