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Cronaca

JESI / Covid, il virologo Massimo Clementi: «Diamo fiducia ai giovani»

Insieme al professor Bernardino Fantini e Tommaso Urbani ospiti in un incontro streaming in Comune, ripercorrendo storia e impatto sociale del virus

JESI, 26 maggio 2020 – «Il professor Massimo Clementi è la riprova della ricchezza di questo territorio quanto ai natali di personaggi illustri», è stata l’introduzione del sindaco Massimo Bacci al dibattito di ieri pomeriggio.

Il virologo jesino dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano è stato ospite ieri di un incontro in streaming con alcuni consiglieri e componenti della Giunta comunale, e soprattutto con Tommaso Urbani, figlio del medico eponimo del nostro ospedale, e Bernardino Fantini, storico della biologia.

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Bernardino Fantini: breve storia delle epidemie

Ad aprire i lavori, dopo i ringraziamenti del primo cittadino e del presidente del Consiglio comunale, Daniele Massaccesi, proprio Fantini. Il professore ha ripercorso un’interessante storia delle epidemie che hanno colpito la nostra specie, proiettando slide esemplificative e comprensibili nonostante la complessità dell’analisi scientifica e antropologica.

Tante le continuità con il passato: dall’abbigliamento del medico all’autocertificazione, dalla nascita della solidarietà in periodi di crisi estrema all’emergere di sentimenti di egoismo e autoconservazione. Ma tante anche le discontinuità, come la percezione della morte delle persone anziane e la globalizzazione, e quindi la maggiore e più rapida diffusione degli agenti patogeni.

«Piuttosto che tornare alla vita di prima, approfittiamo per cambiare le cose e potenziare la sanità pubblica, puntare alla collaborazione internazionale, alla coesione sociale e a una visione ecologica della relazione con la natura», ha esortato in conclusione dell’intervento.

Massimo Clementi: l’uomo ha occupato spazi della natura che appartenevano ad altre forme di vita

A introdurre il professor Clementi, Luca Butini, vicesindaco e assessore alla Cultura, nonché medico immunologo.

Il professore ha spiegato la natura dei coronavirus, il salto di specie e le zoonosi (il pipistrello è un animale-serbatoio che ospita una settantina di specie di virus senza ammalarsi), ricordando come l’uomo sia un ecosistema e abbia occupato gli spazi della natura che appartenevano ai batteri, presenti 4 miliardi di anni prima del sapiens.

Tre le epidemie da coronavirus negli ultimi 16 anni: quella corrente sembra essere la più grave, o almeno la più contagiosa.

«Per il nostro stile di vita, dovevamo aspettarci quello che è accaduto e che sta accadendo oggi – ha spiegato illustrando diapositive -. Se Darwin tornasse in vita farebbe il virologo dei coronavirus, perché dimostrano una grande capacità di adattamento».

«Dovremmo mandare un messaggio ai giovani: abbiate pazienza per un mese ancora, se volete trascorrere una buona estate. Non dobbiamo dirgli di stare a casa in maniera repressiva, ma responsabilizzarli e avere fiducia in loro».

Il professor Clementi ha riflettuto – e fatto riflettere – anche sull’influenza dell’inquinamento in relazione alla diffusione e gravità del contagio. A conclusione della sua relazione, il professore ha omaggiato Carlo Urbani, servendo l’assist all’intervento del figlio.

Tommaso Urbani

«Tutti esprimono la propria opinione e tutti sembrano diventati esperti del virus – ha detto Tommaso Urbani -. L’errore comunicativo è stato l’approccio collettivo alla problematica. Inoltre non è stata data abbastanza importanza ai medici di base, le figure che dovevano individuare i contagiati, ovvero svolgere il compito di mio padre».

Ha preso parte alla discussione anche l’assessora Marialuisa Quaglieri, che ha ringraziato i preziosi ospiti e ha sottolineato l’importanza per il territorio delle donazioni dell’associazione Carlo Urbani.

Elisa Ortolani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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