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Cronaca

Jesi C del 1972, quando l’amicizia sfida e vince il tempo

Tutti di nuovo “in classe” insieme, dopo 50 anni: una bella storia, che non è solo celebrazione dovuta di memorie lontane ma sentimento vivo, coltivato e mantenuto

Jesi, 27 ottobre 2022 – Oggi la scuola inizia a settembre, perché il mondo e le sue regole evolvono, cambiano con il mutare dei tempi.

Ma c’è una classe dell’Istituto tecnico commerciale e per geometri “Pietro Cuppari” di Jesi che ha deciso di mantenere il primo giorno di scuola l’1 ottobre, com’era una volta.

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Nessun grembiule nero sopra le minigonne delle ragazze com’era uso in quelle lezioni, niente capelli lunghi di protesta su giacche e cravatte “borghesi” per i ragazzi: e niente seduta composta su pesanti banchi di legno con tanto di calamaio e macchie d’inchiostro dell’epoca, ma rilassato seppur altrettanto caciarone accomodamento intorno a un ampio tavolo imbandito all’imperiale in un noto e pregiato ristorante della Vallesina.

È il primo giorno di scuola dell’anno scolastico 2022 per la classe quinta “C” di Ragioneria, a 50 anni esatti da quel 1972 che l’ha vista affrontare l’ultimo anno di corso che l’avrebbe portata all’esame di Stato e al salto nel mondo dei “maturi”, fosse quello del lavoro o del proseguimento degli studi all’università.

Allora erano una trentina e anche oggi erano quasi tutti, tranne poche unità assenti non per volontà ma solo perché non più presenti su questa terra.

La “Quinta C” del 1972 oggi conta professionisti affermati di vario ambito, amministratori pubblici, imprenditori, lavoratori e operatori in campi diversi, di cui non pochi pensionati, alcuni nonni, qualcuno sovra peso e con calvizie incipienti, qualcuna ampiamente incanutita e dalle forme lontane da quelle di allora: ma tutte e tutti con la stessa voglia di vivere del 1972, la stessa reciproca simpatia e il medesimo senso di compagnonaggio che allora era la natura dei giovani e oggi può apparire –ma solo a uno sguardo superficiale- un retaggio di ragazzoni non cresciuti.

Tutt’altro: un convivio allegro attorno a varie portate dei più appetitosi cibi di cui la nostra terra è prodiga, lieto di se stesso seppure consapevole del tempo che passa e che è metro della vita di ciascuno. Un rito che peraltro non è nuovo: i “ragazzi della Quinta C” si erano infatti venuti ritrovando nel medesimo modo e con lo stesso spirito già in diverse precedenti ricorrenze, a testimonianza di un rapporto saldo e duraturo che negli anni e nei decenni non è mai venuto meno.

Una bella storia, che non è solo celebrazione dovuta di memorie lontane ma sentimento vivo, coltivato e mantenuto.

Inutile rifare l’appello in classe dei nomi: chi vuole può cercare di scoprirli scorrendo la foto di ieri e quella di oggi.

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