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Cronaca

Jesi Dal Baskin al lavoro, il progetto “Diverso a chi?” – Video

All’Hotel Federico II il convegno promosso da “Il Mondo di Scimpa” e Pallacanestro Jesi, famiglie, istituzioni e tecnici a confronto su inclusione e autonomia

Jesi – Portare i ragazzi dal parquet al mondo del lavoro. È questa la sfida lanciata dal convegno “Diverso a chi?”, promosso da Il Mondo di Scimpa e Pallacanestro Jesi New Baskin e ospitato all’Hotel Federico II, venerdì scorso, con la moderazione del giornalista e scrittore Andrea Pamparana, volto dell’Indignato Speciale del Tg5 che ha introdotto il senso del titolo, spiegandone la doppia lettura.

Da un lato una domanda culturale, che invita a riflettere su come definiamo la diversità e su quanto il concetto dipenda dallo sguardo di chi osserva. Dall’altro “Diverso a chi?” visto come una frase più colloquiale, quasi una risposta istintiva, che ne cambia totalmente il significato. Il cuore del messaggio è proprio questo: la diversità non è un dato assoluto, ma una prospettiva, cambia a seconda del contesto, delle abilità richieste, del ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere.

Proprio su questo la scelta di trasferire l’esperienza del Baskin (lo sport del basket inclusivo, in cui giocano insieme normodotati e diversamente abili) nella società e nelle aziende. Non solo sport, ma un percorso strutturato che guarda all’autonomia e all’inclusione concreta.

Il curatore del convegno, il coach della squadra Black della PJ, Luca Allegrini, ha spiegato la direzione del progetto.

«Il convegno si focalizza sul portare i nostri ragazzi dal mondo del parquet sportivo al mondo del lavoro, tramite un’idea che presenteremo e vedremo se sarà realizzabile. Per ora è un sogno fatto ad occhi aperti, che parte dalla palestra e punta a costruire opportunità professionali reali. Un auspicio che cerchiamo di mettere in atto».

«Il progetto di Pallacanestro Jesi ha incrociato il Baskin dal primo momento. Uno sport inclusivo, un’integrazione vera, anche per le famiglie – ha sottolineato il vice presidente PJ, l’imprenditore Massimo Stronati –. È uno sport bello da vedere, colorato, con agonismo vero, un esempio di vita. Da questo progetto possono partire attività verso il mondo del lavoro e l’integrazione sociale».

Massimo Stronati ha richiamato anche il tema del dopo di noi, annunciando la volontà di dar vita ad una Fondazione promossa dai genitori del Baskin, questione che sarà approfondita in un secondo convegno previsto per i prossimi mesi.

A entrare nel merito dell’esperienza sul campo è stata la psicologa Fabiana Meschini, che ha descritto la palestra come uno spazio dove «si vedono persone davvero alla pari», ribaltando la prospettiva su chi sia, di volta in volta, diverso. Un racconto che ha restituito il senso di una comunità capace di costruire relazioni oltre il gioco.

Per l’assessore allo sport e servizi sociali del Comune di Jesi, Samuele Animali, l’esperienza rappresenta un punto di riferimento per la città.

«Il fatto che si riesca ad abbinare il dato sociale a un impegno sportivo specifico è un benchmark – ha spiegato –. Lo sport può essere una chiave per affrontare la fragilità con strategie molto efficaci».

Nel corso dell’incontro sono intervenute anche le autorità civili e religiose. Il vescovo Paolo Ricciardi ha richiamato il valore dello sguardo reciproco come fondamento della comunità: «Quando si resta chiusi su se stessi – ha ricordato – scompare l’altro, è nella relazione che ogni vita diventa risorsa».

L’obiettivo dichiarato del progetto “Diverso a chi?” è quindi provare a trasferire il modello Baskin dal campo alla città, con un’attenzione particolare al tema del lavoro: sensibilizzare su un nuovo modo di intendere le differenze, costruendo percorsi più efficaci e realistici.

Ora, quindi, la sfida è dal parquet alla città, perché la diversità non sia più un’etichetta ma una competenza da valorizzare, anche nel mondo del lavoro.

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