JESI ECCO IL RACCONTO DEI PROTAGONISTI AL SIT-IN DELLA TENSIONE
JESI, 16 novembre 2015 – «Siamo stati volontariamente insultati in una manifestazione regolarmente autorizzata, ma noi siamo gente pacifica e non raccoglieremo mai questo tipo di provocazioni».
Silvia Gregori, del gruppo Libera Azione, promotore del sit in di sabato scorso (14 novembre) in favore della legalità, contro il degrado urbano, l’aumento dei furti, la violenza, l’immigrazione selvaggia, contestato ed ostacolato dagli antagonisti del centro sociale autogestito Tnt, non si scompone mentre osserva quello che sta accadendo di fronte a lei. Siamo in piazza della Repubblica, accanto alle suggestive vetrine fashion di Coltorti. Più in là il mercato, che scandisce, come ogni sabato, i suoi ritmi e le sue occasioni. La gente passa, guarda, si ferma.
«Que succede?», è la domanda che rimbalza, nella genuina purezza della lingua locale.
«Coloro che ci stanno ostacolando e offendendo non hanno compreso il nostro spirito – continua Silvia – siamo per la legalità, che significa sicurezza per tutti. Io sono stata vittima di furti in casa per ben due volte, l’ultima proprio il 18 settembre scorso. Potrò manifestare che mi sono stancata? Che vorrei sentirmi garantita nelle mie libertà personali? Ma questa è la loro idea di democrazia, non farci manifestare».
Proviamo allora a chiedere, nella confusione del momento, al muro di contestatori del centro sociale, che fa ombra all’altro gruppetto di Libera Azione vestito dei suoi cartelli di rivendicazione, cosa li abbia spinti lì, a contromanifestare in quel modo.
«Sono razzisti», rispondono. Proviamo ancora, di rimando, a chiedere se non sia il loro un comportamento antidemocratico e, forse, razzista. «No, antidemocratici e razzisti sono quelli là». Fine della storia.
Intanto qualcuno, arrivato da poco, sta battibeccando sul come, a suo tempo, uno dei due abbia votato e quel voto dato a quella persona, sia stato un voto antidemocratico. Perciò «è meglio se stai zitto», gli urla. Insomma, se ne sentono di tutti i colori. Però si parla, o si sbraita anche, e finché ci si limita a questo, passi. D’altronde carabinieri e polizia sono lì, con il dirigente Massara in prima fila, a un centimetro da tutta quella baraonda. Non sarebbe saggio travalicarli, quei limiti. E nessuno, saggiamente, lo fa.
«Loro hanno insultato ma io mi sono limitato ad ascoltare – afferma Massimiliano Lucaboni, protagonista anche lui della mattinata movimentata – senza reagire in alcun modo. Ci hanno oltraggiato, offeso e umiliato. Mi auguro che quanto accaduto in questa circostanza non abbia un seguito. La nostra è una battaglia per restituire a Jesi un minimo di legalità, di serenità, che da tempo, ormai, non esistono più. Spero che si torni a considerare che la libertà di espressione è un bene supremo il quale non deve mai, in nessuna occasione, essere messo in discussione».
Poi tutto finisce. Ritorna la normalità. Quella del sabato del mercato.
(pino.nardella@qdmnotizie.it)
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