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Cronaca

JESI / Fascismo come il virus, il 25 aprile dei vecchi e dei nuovi partigiani

Il sindaco Massimo Bacci: «Il covid-19 ci ha fatto riscoprire cosa significhi la parola libertà, orgoglioso di una comunità leale, coesa, solidale». La deposizione della corona d’alloro sulle note di David Uncini

JESI, 25 aprile 2020 – Un 25 aprile diverso, che ha dovuto fare i conti con il virus ma non per questo meno importante: i valori per i quali i resistenti al nazifascismo hanno sacrificato la vita permangono tutti, come pietra angolare del nostro edificio Italia, cementato saldamente nella sua Costituzione repubblicana.

Il sindaco Massimo Bacci lo ha ricordato nel suo intervento on line, anche se «senza corteo, senza celebrazioni ufficiali, ma un 25 aprile che assume un significato ancora più profondo perché la pandemia da covid-19 ci ha fatto riscoprire veramente che cosa significhi la parola libertà, in nome della quale tanti giovani hanno dato la propria vita».

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La deposizione della corona d'alloro

Alle 10 la celebrazione era iniziata con la deposizione della corona d’alloro al monumento ai caduti in Piazza Indipendenza: soltanto il Sindaco con la fascia tricolore, il gonfalone del Comune collocato nei pressi, un rappresentante per le associazioni partigiane e combattentistiche. E il maestro David Uncini, alla tromba, che ha introdotto il primo cittadino – uscito dall’atrio del palazzo comunale – con lo squillo, suonato il Silenzio durante il momento di raccoglimento e chiuso la breve cerimonia sulle note dell’universale inno Bella Ciao.

«Momento molto particolare e toccante – ha sottolineato Uncini – anche per la particolare situazione che stiamo vivendo. Onorato di aver potuto rappresentare con le mie note tutti coloro che, pur non potendo essere presenti fisicamente, erano lì con il pensiero e a festeggiare la Liberazione».

Il messaggio del Sindaco subito dopo, alle 11, ed è stato un breve ma importante resoconto di quanto tutti noi stiamo attraversando in questi tempi di coronavirus. Una guerra, soprattutto per chi la combatte in prima linea, una guerra senza esclusione di colpi che ha già avuto il suo pesante tributo di morti. Una guerra in nome della libertà di poter continuare a vivere.

E, ha sottolineato il primo cittadino, «nelle ultime settimane abbiamo scelto di mettere questa libertà, la nostra, a disposizione degli altri: abbiamo accettato e deciso, in nome di un bene collettivo di valore assoluto, la salute pubblica, di sconvolgere le nostre abitudini, di rinunciare a frequentare le persone care. Abbiamo forzatamente rinunciato al nostro lavoro affrontando, è il caso di molti, pesanti conseguenze economiche. Mi chiedo se questo non sia stato un uso più alto e consapevole della libertà che sia stato fatto negli ultimi 75 anni».

«Una scelta, benché obbligata, che onora la memoria di quanti combatterono per consentire a chi fosse venuto dopo di loro di comprenderne il valore, una scelta che proprio in onore a loro che diedero la vita allora, dedichiamo ai tanti, donne e uomini, che si sono prodigati per consentire a noi tutti di sopravvivere alla pandemia. Sono loro i nostri partigiani: i medici ospedalieri e di famiglia, gli infermieri, il personale sanitario, gli operatori sociali ma anche tutti coloro che con il loro agire quotidiano consentono di combattere o ridurre il contagio, a partire dai lavoratori apparentemente più umili come il personale dell’igiene urbana o gli addetti alle pulizie».

«E combattenti per questa nuova resistenza sono anche gli operatori del Terzo Settore, le tante associazioni di volontariato che stanno aiutando le famiglie in difficoltà, quelle che già stavano male prima e quelle che, con la pandemia, si sono improvvisamente ritrovate povere».

«Questa unione di intenti, questa uguaglianza sostanziale che abbiamo trovato nel sentirci tutti impegnati per un obiettivo comune mi dà lo spunto per ricordare oggi una personalità di Jesi che ci ha lasciato recentemente e che per i valori che interpretava viveva questo 25 aprile in maniera particolare. Parlo di Aroldo Cascia, sindaco della città e senatore della Repubblica».

Il Sindaco, a questo punto, ha fatto proprio riferimento a Cascia, che in un intervento pubblico del 25 aprile 1985 – il cui sunto è stato fornito al primo cittadino da Ero Giuliodori – aveva rilevato i tre importanti motivi per cui questa data è da considerarsi la più importante della nostra Repubblica.

«Il primo – spiega Massimo Bacci – perché l’Italia torna a essere libera grazie al sacrificio di donne e uomini. Mai era accaduto prima che migliaia di italiani lottassero insieme senza essere obbligati. Il secondo, perché questa lotta ha permesso al popolo italiano di avere una sua Costituzione democratica  e repubblicana avanzata. Il terzo motivo, che la nostra è una Costituzione che prevede una uguaglianza sostanziale, è questa sostanzialità che ha aiutato il cammino delle donne, il riscatto dei contadini, il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e la tenuta democratica del Paese».

«Lotta e sacrificio, regole comuni con cui convivere, uguaglianza sostanziale: se oggi Cascia fosse ancora con noi certamente rivedrebbe questi aspetti e questi valori nell’azione comune e convinta dei cittadini contro la pandemia. E per questo lasciatemi esprimere l’orgoglio di guidare come Sindaco una comunità leale al rispetto delle norme, coesa nel tendere a un obiettivo comune, solidale con coloro che sono in difficoltà».

«Sono certo che da oggi la libertà per tutti noi avrà un significato ancora più profondo e sono altrettanto sicuro che questa nostra resistenza, alla fine, trionferà».

Pino Nardella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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