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Attualità

JESI / GIANNI CLERICI: IL “CLUB DELLE BALETTE” E IL TENNIS NELL’ARTE

Il giornalista, scrittore ed ex tennista ha presentato il suo libro a Palazzo Pianetti

JESI, 28 marzo 2019 – La presenza di Gianni Clerici, giornalista, scrittore, ex tennista («sono quello che ha perso più tornei di tutti» dice guardandoti negli occhi sorridendo) agli interessanti Incontri di Storia dell’Arte 2019 a Palazzo Pianetti, ritornato dopo cinque anni nella città federiciana per presentare il suo libro  Il tennis nell’arte, scritto insieme alla storica dell’arte Milena Naldi, non è passata inosservata.
Un parterre de roi (si riconoscono, fra gli altri, Michele Brunetti, Emiliano Guzzo, Fabio Luna per andare dal tennis al Coni), e non solo del mondo tennistico marchigiano, è accorso per rispondere, con una volée o con un dritto incrociato, ai racconti e ricordi che Clerici ha proposto mentre la Naldi spiegava il perché di questo libro, che raccoglie immagini, a decine e bellissime, che ci fanno capire che si giocava a tennis (o almeno una cosa del genere) fin dall’antichità, ed i mosaici di Piazza Armerina, in Sicilia, lo stanno a dimostrare.

È un romanzo d’amore verso questo sport straordinario e speciale, che fa ricordare anche aneddoti come quello che vede Caravaggio che, «fu al culmine di una lite seguita ad una partita di tennis che il 28 maggio 1606 il terribile Caravaggio ammazzò Ranuccio Tomassoni, suo rivale in amore oltre che avversario sul campo di gioco». Come un arcobaleno che nasce lontano e non si sa dove finirà e se alla fine si troverà la famosa pigna piena d’oro, il tennis ha attraversato anche tutti i periodi della nostra storia dell’arte. E mentre Clerici temperava i suoi racconti, la Naldi, nel bellissimo volume, ha ricercato e trovato l’essenza di questo sport.

20190327_183042 20190327_194238 1 - con Michele Brunetti 2 - l'assessore Butini e Milena Naldi 3 - Con Carla saberi e Brunetti 3 bis 6 8 20190327_183901 20190327_184223 20190327_195239
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Fabio Luna, Gianni Clerici, Luca Butini, Carla Saveri
È stato facile ritornare ai ricordi scolastici, peraltro obnubilati dal tempo, e ripercorrere, come in un film che fa continuamente mormorare “ooohhh!!!” al folto pubblico presente, perché tutti hanno avuto la possibilità di vivere live ritratti (quello di Federer è un capolavoro) e momenti di gioco, ancora più o meno, del tennis che muoveva i suoi primi passi per arrivare, dopo centinaia di anni, alle finali del grande slam o ai tornei odierni. «Io in realtà non mi ricordo bene i nomi – mi dice Clerici prima di incontrare il pubblico. Ma ricordo perfettamente, nonostante mi avvicini ai novant’anni, tanti episodi che fanno capolino anche sul libro».
Mi stoppa subito quando, pallettaro per divertimento come altri simili a me, chiedo chi sia stato il più grande di sempre. Smonta subito la domanda: «Vedi – mi dice – in tanti hanno dominato la propria epoca ma ogni età ha il suo grande, anzi, il più grande, che non si può paragonare agli idoli di oggi. Materiali diversi, modo di approccio differente alle gare, ai tornei, diversa educazione. Sono contento di aver girato il mondo seguendo passo passo, prima come giocatore e poi come cronista, questo sport stupendamente plastico, fatto quasi di rime che, alla fine, si debbono per forza baciare. C’è la violenza del colpo e c’è la carezza della palla tagliata, un capolavoro di tecnica e di astuzia. Se seguo sempre il tennis? Come no, anche dal mio ritiro sul lago di Como, scrivo e scrivo continuamente, mi piace vedere la mia mano correre sul foglio di carta».
Poi lo chiamano perché è ora di incominciare la presentazione del libro, il tutto introdotto dalla coordinatrice Carla Saveri, che ha condotto con stile anche il dibattito finale col pubblico, che sembrava non se ne volesse mai andare.
«Sono tornato a Jesi, pur se non sono al massimo delle mie forze, perché amo il tennis, questo lo si sa, e perché mi piacerebbe, proprio qui a Jesi che ha in splendida esposizione alcune balette, trovate a suo tempo dalla dottoressa Loretta Mozzoni, antenate delle odierne palle da tennis, che sono la dimostrazione lampante di come il cosiddetto gioco della pallacorda fosse in voga proprio in questa città, mi piacerebbe che nascesse un Club, proprio come vorrebbero alcuni promotori locali coi quali sono in contatto, in primis Carla Saveri, che potrebbe chiamarsi Club delle balette. E potrebbe diventare certo veicolo culturale e, direi, anche turistico, che farebbe convogliare a Jesi anche amanti e studiosi del tennis. Ovviamente con un campo fatto come erano i vecchi campi».
E, nelle foto tratte dal libro, abbiamo visto tanti campi e campetti, alcuni ci fanno sorridere, mavengono dalla loro epoca. Gianni Clerici è attento, all’apparenza sornione come un gatto
acciambellato ma pronto ad azzannare la battuta, sempre disponibile, con un sorriso sghembo che, all’improvviso, gli attraversa il volto perché chissà che idea gli è passata per la mente, mai disattento e malinconico, un maestro di stile, in ogni caso.
Un grande applauso a lui ed a Milena Naldi, poi via a firmare il suo libro, con una dedica per chiunque la chiedesse, con la sua signora che quasi lo sorveglia, affettuosa come sempre.
Giovanni Filosa
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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