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Cronaca

JESI / Giorgio era un medico dell’anima

«Innamorato della sua professione e perciò innamorato di ognuno di noi», tanta gente ai funerali nella chiesa di San Francesco

JESI, 11 novembre 2020«Giorgio viveva la sua professione come un ministero vero e proprio. Era un medico dell’anima. Non ha curato solo il corpo, ma anche il nostro cuore. Ci mancherà. Era un punto di riferimento importante, ora lo utilizzerà il Signore, dalle sue parti, per missioni anche più grandi e valorose».

L’ultimo accorato pensiero al funerale del dottor Giorgio Copparoni è stato affidato alle parole commosse pronunciate dal parroco di San Francesco d’Assisi, padre Pierpaolo Fabbri. Un suo  paziente ma anche un amico. Come lo erano il celebrante, padre Giuseppe, appositamente venuto da Fermo – «Se posso parlare qui è grazie a lui, altrimenti non ci sarei più da sette anni», ha detto durante l’omelia -, e don Vittorio Magnanelli, parroco di San Francesco di Paola, i Paolotti.

Non semplici pazienti quelli dell’ambulatorio medico di Corso Matteotti, dove esercitava da un trentennio, ma la sua seconda famiglia, come ha ricordato il figlio Luca, perché «il lavoro, al quale dedicava anche 12 ore al giorno, e i viaggi, erano la sua grande passione. E vedere quanto affetto e stima mio padre abbia lasciato mi rende orgoglioso».

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Luca ha letto due lettere, una dello zio e fratello minore di Giorgio Copparoni, Marco – proprietario della storica drogheria di Corso Matteotti – nella quale sono affiorati gli struggenti ricordi della «bella fanciullezza trascorsa a giocare in Piazza Baccio Pontelli e all’oratorio di San Pietro Apostolo», l’anno insieme a Bologna, lui militare e Giorgio all’università. Le canzoni di Guccini e di De AndrèMarino Carotti ha cantato il suo saluto, accompagnato dalla chitarra, alla fine, sulle note de Il Pescatore – , la famiglia, i viaggi per l’Europa e le grandi metropoli.

«Poi la malattia che, in poche settimane, ti ha portato qui. Ma dobbiamo ringraziare Dio per averti avuto come familiare, amico, medico».

Un professionista «profondamente spirituale – ha ricordato ancora padre Giuseppe nell’omelia -, innamorato della sua professione e perciò innamorato di ognuno di noi. E noi celebriamo la sua resurrezione: hai amato, curato, servito i fratelli e ora sei in paradiso».

«I valori di mio padre erano l’amore, il coraggio, la lealtà, la famiglia, la giustizia – ha ancora letto nella sua lettera Luca -. Era un soldato del bene come i due personaggi che amava, Tex Willer e John Wayne, solo che loro cavalcavano in praterie di fantasia lui in sella al suo scooter era impegnato nel mondo reale con la sua professione».

E il suo saluto al padre non poteva essere niente di più bello per chi ha amato e ama quelle due figure leggendarie: «Gustati con nonno, allora, una birra gelata e una bistecca alta tre dita…».

Giorgio Copparoni riposerà nel cimitero cittadino.

Pino Nardella

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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