Attualità
Jesi Giovani e innovazione per il futuro delle imprese
Punti di forza e di debolezza, esempi virtuosi e scenari delle attività produttive in Vallesina nell’incontro organizzato dal Lions Club
Jesi – Innovazione, valorizzazione dei giovani, sostegno al passaggio generazionale, empatia nel fare impresa sono gli elementi su cui fondare un sostenibile ottimismo per il futuro delle attività produttive di Jesi e della Vallesina.
È questo quanto emerso nel recente incontro organizzato dal Lions Club Jesi intitolato “Dalla Milano del Centro Italia ad Amazon, le prospettive future delle attività produttive nella Vallesina”.
Hanno approfondito questo tema di cruciale importanza, unitamente a un partecipato dibattito, Letizia Urbani, direttore generale di Meccano SpA e tre soci del Club, Massimo Albonetti, dottore commercialista esperto di Corporate Governance e socio amministratore dell’omonimo Studio di Jesi presente nel territorio dal 1950, Luciano Goffi, già direttore generale di Banca Popolare di Ancona e Banca delle Marche, Veruska Anacleti, amministratore delegato Termo Forgia SpA e Presidente Comitato Vallesina Confindustria Ancona.
Dal passato ai giorni nostri
Con un excursus dell’evoluzione del sistema economico produttivo della Vallesina dalla seconda metà del ‘900 a oggi, Luciano Goffi ha fatto emergere una «una piacevole e a tratti anche toccante retrospettiva della nostra realtà. Nel rievocare termini quale mezzadria, bachicoltura, lavorazione della canapa, meccanica per l’agricoltura, con le allora numerose imprese jesine del settore, senza omettere il ruolo dell’artigianato orafo e tessile e del commercio, sono riecheggiate espressioni dialettali e avvenimenti che hanno un po’ toccato le corde dei nostri cuori, quali vergaro, bigattiera, sedarole, cordari, cocciari, o il dramma dell’olivicoltura a seguito della terribile gelata del 1956», sottolinea il direttivo del Lions, con presidente Mara Martinovich.
È poi seguita, da Goffi, una disamina dei giorni nostri che vede un Pil della Vallesina dal 1950 «con scenari profondamente cambiati: dal 50% al 5% per l’agricoltura, all’attuale 30% sostenuto da industria e artigianato e 50% da terziario e commercio. Tutto ciò in una condizione imprenditoriale che vede circa 7.000 aziende in Vallesina in riduzione del 3% rispetto al passato in quanto dimensioni mediamente piccole non consentono incisive strategie di economia di scala.
Esempi virtuosi del presente e sguardo al futuro
L’incontro è proseguito con la storia della Termo Forgia SpA, dal 1965 importante realtà nella lavorazione della lamiera che, con un filo di commozione, ha tracciato Veruska Anacleti. L’impresa, che attualmente conta circa 800 clienti, nacque grazie alla buona volontà e alla consolidata amicizia dei tre soci fondatori, Angelo Anacleti, Marino Talacchia e Achille Gara, sviluppandosi inizialmente nel primo stabilimento in Via del Verziere e ampliandosi successivamente in quattro poli fino al definitivo trasferimento a San Paolo di Jesi, in una struttura di 6.000 mq con 40 dipendenti. La seconda generazione che guida l’attività, rivolta in particolare ai settori della meccanica, agricoltura, automotive e movimento terra, continua a credere «all’importanza di un sincero rapporto empatico con collaboratori, fornitori e clienti, che si estende anche in partnership con associazioni sportive e di solidarietà».
Letizia Urbani ha quindi illustrato il ruolo di supporto innovativo alle aziende svolto dalla Meccano SpA, realtà nata nel 1989 grazie all’intuizione di alcuni illuminati imprenditori, tra cui Gennaro Pieralisi, e delle istituzioni comunali di Jesi e Fabriano, città che attualmente ospitano i due principali poli di attività. Dal primo contributo europeo che consentì la creazione di laboratori, la Meccano ha negli anni abbracciato il concetto di Distretto Industriale, fondato sulla sinergica convivenza di aziende leader e satelliti, queste ultime orientate alla relativa componentistica, nonché offerto soluzioni collaborative e tecnologiche per agevolare il passaggio da idee a prodotti a Start up attualmente operative in ogni parte del mondo.
La Meccano è oggi impegnata in circa 130 specializzazioni diverse e un portafoglio di circa 1.000 clienti grazie al costante impegno di 36 collaboratori. Letizia Urbani ha introdotto elementi di un possibile ottimismo legato alla attuale ridotta competitività della produzione asiatica, che anzi «sta volgendo lo sguardo alle nostre realtà, a favore di un passaggio da crisi a opportunità, avendo però ben delineato «l’imprescindibilità di adeguate risposte a quale accoglienza, quali possibili alleanze e collaborazioni riservare a questi Paesi».
Con l’intervento conclusivo, Massimo Albonetti ha ribadito la necessità «da parte delle nostre piccole e medie imprese di progredire da un sistema di gestione padronale a un sistema manageriale, coerente con le dimensioni dell’impresa, dotandosi di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili, anche in conformità a quanto sancito dal Codice Civile come specifico obbligo di chi gestisce l’impresa».
Ha inoltre sottolineato «il superamento nell’attuale economia globale del concetto di piccolo è bello, per cui è ormai imprescindibile procedere ad aggregazioni tra piccole imprese. Infine, ha toccato il tema dell’accesso al credito «ormai da molti anni legato al merito creditizio basato sul sistema del rating, cui le nostre imprese non sembrano spesso ancora inclini ad adeguarsi».
(foto in primo piano, Luciano Goffi, Mara Martinovich, Letizia Urbani, Veruska Anacleti, Massimo Albonetti)
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