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Jesi Il Piccolo esaurito per ricordare Giacomo Uncini a un anno dalla scomparsa

La serata in programma stasera venerdì 30 gennaio rende omaggio al trombettista jesino con musica e testimonianze degli amici più cari, tra cui il chitarrista Andrea Molinari, nel segno di un legame umano e artistico che continua nel tempo

Jesi – È vero che il Teatro Il Piccolo per stasera, venerdì 30 gennaio, alle 21.15, è completamente esaurito.

Ma non si può non ricordare l’evento che ha già richiamato tantissime persone. È giusto parlarne, questa piccola grande verità dimostra l’affetto e la stima che Jesi, ma non solo, aveva nei confronti di Giacomo Uncini, il trombettista scomparso un anno fa a soli 44 anni.

Lo avevo definito un poeta della musica, perché le note sono poesia e la poesia è fatta di tanta musicalità. Ho chiesto al chitarrista Andrea Molinari, suo amico carissimo, ottimo strumentista e compositore, un suo ricordo così, al momento, su Giacomo. Soprattutto quanto manca, come uomo e come musicista.

«Manca tantissimo. Il mio rapporto con Giacomo richiama, se vuoi, il fato, il destino. Come sai, ci siamo conosciuti a New York, io non sapevo neppure chi fosse, me lo avevano detto altri ragazzi italiani che studiavano musica lì, che c’era, insieme a loro, anche uno jesino. Curiosità, prima, poi ci siamo incontrati tipo due jesini a New York, e ci siamo fatti una prima suonata insieme in un piccolo locale. Quindi, un incontro umano, musicale. So che studiava alla New School».

«Eravamo nel 2008, pensa. Un altro mio ricordo mi viene in mente. Giacomo insegnava al Conservatorio di Benevento, io a Lecce e, casualmente, senza saperlo, prendevamo ogni lunedì lo stesso treno in partenza da Roma Termini. Ci siamo incontrati un giorno al binario di Roma e poi, praticamente, lo abbiamo fatto spessissimo. Saranno pure casualità ma io ci penso e ripenso spesso. Per me è una perdita infinita, sia dal punto di vista dell’amicizia che professionale. Sai come funziona, non è che ci sentivamo tutti i giorni, ma prima o poi o io chiamavo lui o lui chiamava me. Questa è la sostanza dell’amicizia, quella vera. Esserci».

«Con Giacomo ho suonato quasi sempre, dal 2008 in poi, abbiamo registrato un disco, siamo andati a suonare all’estero, ricordo la bellissima performance di Istanbul, a Roma ai Musei Vaticani e in tanti altri posti, insieme a jazzisti diversi e tutti di grande caratura internazionale. Quando suonavo nelle Marche, lui c’è sempre stato, abbiamo lavorato moltissimo e ci siamo sempre divertiti da matti. Se ci penso, per me suonare a Jesi senza Giacomo è una stranezza. Senza Giacomo la nostra città non è più la stessa. La amo tremendamente ma la soffro anche tremendamente. Certe ferite, anche se è passato un anno dalla sua scomparsa, non si rimargineranno mai».

E l’evento al “Piccolo”?

«Dobbiamo ringraziare la sua bellissima famiglia e Antonangelo Giudice, un sassofonista molto amico di Giacomo e della sua famiglia. Credimi, avrebbero voluto esserci in moltissimi, da ogni parte d’Italia, ma non sarebbe stato possibile. Saranno presenti alcuni dei più cari amici di Giacomo, come l’ultimo quartetto con cui ha suonato e con cui stava per registrare un disco. Ragazzi giovani ma molto bravi. Li trovi tutti nella locandina».

«Cosa suoneremo? Anticipo qualche titolo del programma.“Sail Away” (di Tom Harrell), “Danusha” (di Giacomo Uncini), “Happy Now” (di Giacomo Uncini),“Drop Out” (di Giacomo Uncini). Danusha e Happy Now sono contenuti nell’ultimo album di Giacomo, intitolato “Time Heals Everything”, pubblicato nel 2019 e registrato a Roma con alcuni dei musicisti più richiesti del panorama nazionale, come il pianista Pietro Lussu e il batterista Marco Valeri. Il brano Drop Out è presente sia in “Time Heals Everything” sia nel precedente album di Giacomo, “Indian Summer”, del 2015, che vedeva, tra gli altri, Massimo Manzi alla batteria. Non posso dimenticare Tommaso Uncini, cugino di Giacomo, uno straordinario arrangiatore, soprattutto in due brani, “Moon Alley”, sempre del trombettista Tom Harrell, e “In Case You Haven’t Heard”, del trombettista Woody Shaw. Infine, sicuramente suoneremo anche una bellissima ballad, “Dreamsville” di Henry Mancini (quello della colonna sonora del film La Pantera Rosa), un pezzo che suonammo con Giacomo in alcuni concerti che ricordo con piacere all’Archiduc, un Club fantastico a Bruxelles».

«Lo so, sarà una bellissima serata. Giacomo la merita».

(foto in primo piano, Giacomo Uncini)

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