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Attualità

JESI / IL ROMANZO QUALE MACCHINA DEL TEMPO, RIVIVERE I GIORNI DEL GRANDE SVEVO

Presentato a Palazzo Bisaccioni l’ultimo lavoro di Fiorenza Mosci, “Viaggio alla Corte di Federico II di Svevia”

 

JESI, 10 febbraio 2019 – Presentato nel salone di Palazzo Bisaccioni, il libro “Viaggio alla Corte di Federico II di Svevia”, di Fiorenza Mosci, Francesco Tuozzolo Editore. È la Fondazione Federico II di Hohenstaufen che ha voluto aggiungere questo capitolo sullo Stupor Mundi alle tante iniziative che, mensilmente, da anni, scrutano e si occupano del nostro illustre concittadino non soltanto dal punto di vista della personalità e dell’ingegno, che erano tesi verso il futuro, ma anche dei suoi tempi, spesso definiti “bui” ma in realtà solcati dai lampi di intuizioni, in ogni campo, che, nel futuro poi, sarebbero diventati quotidianità.

Fiorenza Mosci, laureata in Filosofia e Storia, studiosa di Letteratura e storia medievale, autrice di varie pubblicazioni tra cui i romanzi “Il banchetto alla Corte di Federico II di Svevia” (Salone del Libro di Torino, 2015) e “Galahad e il misterioso viaggio tra gli Arcani” (Selezione Premio Naz. Alberoandronico- Roma), premiata in Campidoglio nel 2014 per la poesia “All’alba“, è una scrittrice che sembra trovare solo nello sguardo puntato sui suoi personaggi la serenità della sua memoria che fa rivivere, continuamente, le più aggiornate elaborazioni del tempo. Appassionata di viaggi in Italia e all’estero, ha soggiornato più volte negli Stati Uniti ai quali ha dedicato l’agilità della sua penna e del suo taccuino.

«Il libro racconta – dice la scrittrice davanti ad un folto pubblico interessato – che nel 1250 (anno in cui Federico II morì) quattro cavalieri, un menestrello e un mercante percorrono l’Europa per portare a compimento una analoga missione. Raggiungere Federico. I Regni e le Città che attraversano mostrano un continente in piena trasformazione, tra il sorgere di cattedrali gotiche, lo sviluppo dei commerci e dei mercati, l’esaurirsi degli ideali crociati. E mentre, sullo sfondo, aleggia il mito dell’Imperatore Svevo, un brulichio umano si dispiega per le strade d’Europa: mercanti e banchieri, chierici e inquisitori, trafficanti e ladri, prostitute e castellane, artigiani e architetti, poeti e pellegrini, usurai, nobili cavalieri, mercenari e avventurieri di ogni sorta».

Verissimo, ed è questa l’essenza di un romanzo difficile da raccontare nel suo complesso ma, in realtà, sublime per aver toccato le corde del lettore, soprattutto nelle descrizioni della quotidianità di quasi mille anni fa. Dalla natura dai tanti colori al paese attraversato, dalle tempeste che accolgono i marinai che forse non vogliono mai tornare a casa per trovare nuovi mondi e nuove sibille, agli intrighi di corte, fra una narrazione e l’altra, alcune simboliche, alcune reali, altre piene di mistero e raffinatezza (vedete, il mistero comunque appare sempre quando c’è Federico), storie che si dipanano apparentemente lontane le une dalle altre ma, in realtà, propedeutiche per raggiungere uno scopo: Federico II. Senza il genio, il coraggio, l’ambizione degli uomini grandi, non ci sarebbe stata la storia, solo il perpetrarsi di una umanità banale, animalesca, informe.

Fiorenza Mosci ha mosso la sua ricerca interiore tra spazi urbani e fughe in una natura quieta e primigenia. Sono il vento, il mare, le colline, l’aria tutta che danno voce al “dolore esistenziale” e lo tramutano in un “soffio d’armonia” nella consapevolezza, alla fine, di essere “un punto di luce” nella creazione del mondo. Tante le domande, Federico non finisce mai di stupire. Non sarebbe stato lo Stupor Mundi, altrimenti…

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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