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Cronaca

JESI / La commemorazione dei Martiri del XX Giugno con l’Anpi (video)

La delegazione composta dal direttivo jesino, con Gabriele Fava come oratore, politici e cittadini

Jesi, 20 giugno 2021 – Commemorazione al Cippo dei Martiri di Montecappone questa mattina con l’Anpi.

Presenti il direttivo jesino dell’associazione dei partigiani, il presidente provinciale Daniele Fancello, iscritti, esponenti politici, e l’oratore Gabriele Fava.

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La presidente jesina Eleonora Camerucci ha letto il messaggio di uno dei familiari dei sette ragazzi uccisi nel 1944, il quale ha ricordato la bella manifestazione dello scorso anno con il conferimento della cittadinanza benemerita.

La mattinata, accompagnata dalla musica del Maestro della banda cittadina, ha visto l’intervento dell’ex sindaco Fava, iscritto all’Anpi.

«Oggi l’Anpi è qui, noi tutti siamo qui, accanto alla mirabile opera realizzata dall’artista Massimo Ippoliti, monumento simbolo dei Martiri del 20 giugno 1944 e rappresentazione materiale dell’immaginario collettivo che, senza soluzione di continuità, li accompagna nel tempo. Siamo qui, come ogni anno, in questo luogo straordinariamente evocativo, ogni volta con la stessa coinvolgente emozione della prima volta», ha sottolineato l’oratore.

«Non ho trovato una definizione sintetica del fascismo migliore di quella scritta da Ennio Flaiano, un intellettuale italiano del secolo scorso: “Il fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli altri le cause della sua impotenza o sconfitta“».

«Se avviene allora di rinvenire casualmente in un ufficio pubblico una scritta firmata dal capo di quel feroce regime, dal complice degli assassini di questi sette ragazzi, una scritta colma di risibile ipocrisia, inneggiante al lavoro, guarda caso, della stessa categoria concettuale di quella che sovrasta il cancello del campo di concentramento di Auschwitz, non si può chiedere di mantenerla in vita così com’è, sostenendo, con leggerezza, che è un ricordo storico».

«No, no mi dispiace, la storia non è fatta di ricordi ma di memorie. Memoria e Ricordo sono due vocaboli apparentemente simili e tuttavia profondamente diversi. Ricordo’deriva dal latino e significa “richiamare al cuore”: è quindi un termine attinente al campo dei sentimenti più che della ragione, ed è decisamente individualistico e soggettivo, è un momento interiore della singola persona».

«Memoria, al contrario, è una costruzione complessa, un’attività della mente collegata a un valore etico, fatta di rimozioni e di riconoscimenti, attraverso riflessioni individuali e collettive: la memoria riesce per questo, allo stesso tempo, a costituire una componente identitaria dei singoli individui e dell’intera società. Memoria è anche una costruzione interpretativa. Ai fatti va dato un senso, e perciò vanno collocati in un contesto. Per questo convincimento l’Anpi condivide la proposta dell’Istituto Gramsci di affiancare la scritta di regime con un’altra che la collochi, opportunamente, nell’ambito storico della dittatura in cui è nata. Niente nostalgici ricordi, dunque, ma solo memoria storica».

« I partigiani e le forze antifasciste, con la Resistenza e la Lotta di Liberazione, hanno avviato alla democrazia il nostro Paese, ferito e stremato da 20 anni di dittatura fascista e dalla barbara occupazione nazista, hanno contribuito in modo decisivo alla nascita della Repubblica e alla stesura della Costituzione, conquiste straordinarie che hanno consentito al nostro sistema democratico di vivere e di superare anche momenti difficili».

Gabriele Fava

«Ci conforti sapere che quella vicenda di oltre settanta anni fa, ardua e coraggiosa, nonostante tutto, è ancora qui, nella nostra vita quotidiana, ancora fonte della nostra vitalità ideale».

« È il dono più prezioso che potessimo avere, è l’eredità migliore che abbiamo ricevuto, per questo non dobbiamo lesinare energie nel difenderla ogni giorno, consapevoli, come siamo, che la democrazia non basta a se stessa».

«Oggi capita di sperimentare forme di autoritarismo meno eclatanti di quelle dittatoriali, ma non meno pericolose: ad esempio, una sbrigativa arroganza. Essa è tanto più intollerabile quanto più esercitata da chi ricopre, a qualsiasi livello della nostra struttura statale, cariche pubbliche, da chi dovrebbe agire esclusivamente in nome e nell’interesse della comunità, e non per se stesso o per la propria parte».

«Badate, l’arroganza di chi detiene il potere, di chi tratta i cittadini da sudditi, di chi si rifiuta di ascoltarli, non prendendo neanche in considerazione le loro legittime richieste, di chi discrimina le persone sulla base dei loro orientamenti ideali o del colore della pelle o, peggio, in base al grado di servilismo e di acquiescenza, l’insostenibile arroganza di chi presume di sé, non è generata dalla forza, come ritiene chi la pratica, ma è pubblica manifestazione di grettezza culturale e, talora, indice di un tasso intellettuale modesto».

«Da ultimo, ma tutt’altro che per ultimi, rivolgo il mio partecipe, fraterno, commosso pensiero ai familiari di Armando Angeloni, Luigi Angeloni, Vincenzo Carbone, Francesco Cecchi, Calogero Grasceffo, Alfredo Santinelli, Mario Saveri: questi sette giovani, vittime innocenti di una volontà efferata, abietta e disumana, rappresentano una componente indelebile della memoria antifascista della nostra città, sancita, tra l’altro, dalla Cittadinanza Benemerita, attribuita loro lo scorso anno. A nessuno, dico a nessuno, è consentito di offuscarla, per qualsiasi ragione, e di sottrarla, di fatto, al novero dei valori condivisi dai nostri concittadini. Vi garantiamo solennemente che l’Anpi non permetterà mai che questo avvenga».

(e.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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