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Cronaca

JESI / La sanità regionale va commissariata

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Protocollo d’intesa a tutela della popolazione e degli operatori sanitari, siglato dall’associazione “Dignità e lavoro”, Tdm e Comitato a difesa dell’ospedale

JESI, 8 aprile 2022Siglato questa mattina il protocollo d’intesa tra l’associazione culturale cristiana Dignità e lavoro, il Tribunale del Malato e il Comitato a difesa dell’ospedale “Carlo Urbani” per «rispondere ai mille problemi che la popolazione incontra ogni giorno usufruendo
dei Servizi sanitari nella nostra regione, e rappresenta, al tempo stesso, una reale opportunità di prevenzione e di cura della salute pubblica e degli operatori sanitari stessi».

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Da Sinistra: Iantosca, Liguori, Tesei e Freddi

La firma nei locali del Comitato cittadino della Croce Rossa alla presenza di Pasquale Liguori per il Tdm, Franco Iantosca per il Comitato, Valentino Tesei e Francesco Freddi per l’associazione.

«Ieri in pronto soccorso c’erano 40 persone in barella in attesa di una destinazione. La situazione sta scoppiando: difendiamo i pazienti ma occorre pensare anche agli operatori sanitari», le parole di Liguori.

«I servizi sanitari non riescono più a evadere la domanda di cure della popolazione per carenza strutturale di organico, legata per lo più a un anacronistico minutaggio per paziente, non più tarato sulla realtà, e a una cattiva gestione della spesa pubblica – ha detto Tesei -. E’ emblematica, in proposito la situazione delle specialistiche territoriali, che presentano tempi medi di attesa, di erogazione della prestazione, di 6-8 mesi, salvo probabili rinvii a ulteriori 6-8 mesi, per motivi non giustificati all’utente, e distanze di percorrenza superiori anche ai 100 km, e la situazione di default del nostro Sistema di emergenza-urgenza dell’Area Vasta 2, vedi i pronto soccorso».

«Assistiamo da anni allo smantellamento del Ssr, sia ospedaliero che territoriale, frutto di una resa incondizionata delle istituzioni regionali e locali di ambito, che comporta di fatto maggiori costi a carico dei cittadini che devono districarsi tra i numerosi buchi delle reti cliniche arrangiandosi come possono tra servizi pubblici, privati convenzionati e privati tout court», ha aggiunto Francesco Freddi.

Quindi Franco Iantosca: «Ho lavorato all’ospedale di Jesi per 40 anni: era un fiore all’occhiello, ora lo stanno depauperando».

Con il protocollo si intende dare risposte «alla popolazione tutta e in special modo alle categorie più fragili: è ben nota la situazione di degrado offerta dalle strutture sanitarie territoriali presenti nell’Area Vasta 2, come ad esempio e ripetutamente segnalato negli anni, anche da forze politiche comunali e regionali, è accaduto per il Distretto/Poliambulatorio sanitario di Jes di via Guerri, dove nulla è mai stato fatto. A tutt’oggi, infatti, la struttura non consente l’acceso in autonomia alle persone fragili».

La drammaticità della situazione «in cui versa la nostra sanità regionale emerge in tutta la sua gravità nella scelta, singolare, (come per altro già accaduto nel 2020, nel caso della Casa di riposo di Cingoli), di chiedere la gestione della stessa sanità regionale alla Marina Militare, che ha respinto, questa volta, la richiesta liquidandola a mera incapacità gestionale e di programmazione in capo all’Area Vasta 2, come denunciato dalla Cisl – spiegano -. Con il protocollo d’intesa chiediamo una reale riorganizzazione delle prestazioni ospedaliere che sia più rispettosa del comfort e della dignità degli operatori sanitari e degli utenti».

L’Associazione culturale cristiana non ritiene accettabili le condizioni in cui sono costretti a lavorare gli operatori sanitari nella nostra Area vasta 2.

«Il problema principale che emerge, ora, è che il soggetto con cui avere un confronto cioè lo staff della sanità regionale, ha ammesso le sue difficoltà, chiedendo al Presidente del consiglio Draghi di essere aiutati nella gestione della sanità marchigiana, che non si può non leggere come una richiesta di Commissariamento. All’assessore regionale Filippo Saltamartini va, da una parte, riconosciuta un’onestà intellettuale nell’ammettere, con tale richiesta, le enormi difficoltà in cui versa la nostra sanità regionale, ma al tempo stesso va preso atto che il suo staff non riesce a fronteggiare le criticità sanitarie, in primis dell’Emergenza–Urgenza».

Quindi, l’istanza «di appoggiare la richiesta fatta a Draghi dalla sanità regionale che,
rimarchiamo, suona inequivocabilmente come una richiesta di Commissariamento, facendoci parte attiva della stessa. Chiediamo al governatore della Regione Marche, Francesco Acquaroli di essere ascoltati nel merito delle stesse e il dovuto azzeramento dei componenti di emanazione aziendale Asur e sindacale, del Comitato regionale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza ex art.7 del D.lgs.81/2008. Sollecitiamo la legittima richiesta di cambiamento che non deve essere tradotta, come sempre accade, in più finanziamenti a pioggia, bensì in un miglioramento dell’efficienza della spesa sanitaria, che sia dirottata, pertanto, nell’erogazione di servizi sanitari reali alla popolazione. E’ buona norma, infatti, prima di mettere ancora le mani nelle tasche dei cittadini utenti, fare una gestione adeguata della spesa in cui la stessa venga ottimizzata, tagliando tutto ciò che è improduttivo nell’organizzazione aziendale, privilegiando i servizi al malato».

(e.d.)                                     

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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