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Attualità

JESI / L’AFFASCINANTE VIAGGIO ALL’INFERNO CON ROBERTO BENIGNI (FOTO)

JESI, 8 ottobre 2018 – «Tre volte il fé girar con tutte l’acque; / a la quarta levar la poppa in suso / e la prora ire in giù com’altrui piacque / infin che ‘l mar fu sopra noi richiuso».

Silenzio. Per sentire i flutti che avvinghiano e ricoprono l’ultimo viaggio di Ulisse e della sua «compagna picciola», viaggio volto a «divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore». Perché l’uomo è al centro dell’universo, la sua storia è e rimane irripetibile per l’eternità.

Roberto Benigni ha invitato, alla fine della sua declamazione a memoria – dopo aver spiegato le terzine che lo compongono – del XXVI Canto dell’Inferno, ad assaporare quei versi per sentirli vivi. E il Teatro Pergolesi, esaurito ieri sera 7 ottobre  in ogni ordine di posti – anche piazza della Repubblica era gremita per seguirlo sul maxi schermo – lo ha assecondato. Abbandonandosi a quei flutti che tutto hanno ricoperto ma non la brama d’infinito che promana dall’immortale «fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza».

Poi, scrosciante l’applauso, tutti in piedi, che lo ha richiamato per tre volte sul palco.

Un viaggio all’Inferno di Dante che l’attore Premio Oscar ha fatto toccare con mano, magnifico nella sua passione per il divin poeta, giustamente definito sommo e ineguagliabile, che «fa divenire meraviglioso il quotidiano».

La seconda giornata del convegno internazionale di studi  “Letture dell’Inferno di Roberto Benigni”, iniziato sabato scorso ad Apiro, ha trovato a Jesi la sua grande conclusione.

Un Benigni magistrale, stratosferico come solo lui sa esserlo quando ci parla di Dante Alighieri e della sua opera più grande, la Divina Commedia, «un dono che ci è stato fatto anche perché non siamo noi che leggiamo il poeta, è lui che ci legge dentro, ci conosce, ara la nostra anima portando in superficie i nostri sentimenti più profondi».

E in ogni Canto le parole risuonano in una espansione che parla a tutti gli uomini e a tutte le fedi. Quello di Ulisse è il Canto «che svetta su tutti gli altri, il punto più straordinario di tutta la Divina Commedia, il più celebrato. Che ci pungola e ci inquieta. Ma abbiamo bisogno di questo perché è il modo per poter progredire».

E, in più, questo libro «ci ha dato una speranza, ci ha aperto una via, facendoci trovare di fronte ad altezze immense. Dopo questo viaggio ognuno di noi diventa lo scrigno di un cammino nel quale la storia di ogni singolo uomo è una storia irripetibile nell’eternità».

Cultura a tutto tondo, al maiuscolo, potente, emozionante, unica. 

Pino Nardella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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