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Opinioni

Jesi / L’Asp e la campagna elettorale: il punto di vista del Grusol

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La realtà che si occupa di fragilità da oltre 40 anni entra nel merito della questione dibattuta dai candidati a Sindaco

Jesi, 24 maggio 2022 – Il tema degli interventi e dei servizi sociali negli ultimi giorni è stato al centro del dibattito cittadino (foto in primo piano Fabio Ragaini del Grusol di Moie). Per rispetto delle persone che necessitano di interventi sociali e sociosanitari pare necessario evidenziare alcuni aspetti.

La sede del Grusol a Moie, presso la biblioteca La Fornace

In primo luogo, occorrerebbe evitare quelle semplificazioni che non rendono un buon servizio alla causa di chi ha vitale necessità di servizi. Poi, sarebbe importante evidenziare dove stanno le principali criticità (a meno che non si ritenga che non ce ne siano) e come si intenda farvi fronte. Andrebbe, inoltre, evitato ogni riferimento e conseguente possibile fraintendimento che tenda ad assimilare Asp e Comune di Jesi.

L’Azienda servizi alla persona gestisce i servizi sociali e sociosanitari dal 2012 per i 21 Comuni del territorio e a tutti loro risponde. Jesi è il principale Comune avendo circa il 40% di popolazione complessiva e il 37,17% di capitale sociale. E’ opportuno ricordare che i Comuni hanno scelto, a seguito dell’esperienza della gestione intercomunale dei servizi disabilità avviata nel 1987 e allargata a Jesi nel 1996, di sviluppare la gestione associata anche degli altri servizi e per fare questo si sono dotati dello strumento dell’Azienda.

E’ a tutti evidente che con la creazione dell’Asp non vengono meno, di certo, le responsabilità comunali e in questo senso non sarebbe inopportuna una riflessione su come in questi anni si sia esercitata la funzione di indirizzo politico. Al pari, appare importante non perdere l’obbiettivo fondamentale: potenziare la gestione associata dei servizi al fine di assicurare una rete di interventi che prescindono dal territorio di residenza. Occorre fare in modo che sempre più a uno stesso territorio corrisponda un unico governo. Consapevoli che la bontà di un progetto e di un percorso non può avere come esclusivo criterio di valutazione, la crescita del bilancio. Riguardo invece l’entità della spesa sociale, occorrerebbe sempre ricordare che essa è composta da varie voci e a carico di soggetti diversi. Ad esempio, su un bilancio Asp di circa 26,5 milioni, la spesa dei Comuni (tutti) è di circa 6,9 milioni (26%). Le restanti quote sono a carico di altri soggetti: Stato, Regione, utenti, ecc. Se queste distinzioni non sono chiare si ha come esito confusione e disinformazione.

Se prendiamo, sempre con riferimento a Jesi, la spesa sostenuta per la “Casa di Riposo”, il 90% della spesa è assunta da utenti e Asur. Il restante 10% viene coperto dal Comune di Jesi con un contributo di circa 350.000 euro come pareggio di bilancio. La quota di contribuzione per integrazione delle rette è invece irrisoria, circa 10.000 euro e visto che la stragrande maggioranza delle oltre 100 persone ricoverate è residente a Jesi, sarebbe utile che i candidati si chiedessero il perché.

Ma il tema “residenzialità anziani”, pone soprattutto il problema – a livello territoriale – dell’appropriatezza della risposta, dell’adeguatezza dei percorsi, della modalità e anche trasparenza dell’accesso alle strutture. Un sistema, a nostro parere, inadeguato e non all’altezza di un territorio che intenda tutelare le necessità socio sanitarie delle persone anziane che vi risiedono.

Oppure l’assistenza domiciliare rivolta agli anziani. Sul totale della spesa (2020) di 153.704 euro, la quota comunale è di 12.000 euro (7,8%), la quota restante è a carico di Regione e utenti. Ma soprattutto ci pare importante spostare la riflessione sul tema della domanda e di quella insoddisfatta. Un dato che chiede l’impegno di chi dovrà assumersi la responsabilità del governo della città.

Un primo punto riguarda proprio l’emersione della domanda. Sempre prendendo ad esempio il servizio di assistenza domiciliare per anziani non risulta essere presente una lista di attesa e quindi non sappiamo quante persone – a livello territoriale – hanno necessità del servizio ma non lo ricevono.

Giova ricordare, a proposito di gestione associata, che il 50% dei Comuni dell’Ats 9 non eroga questo servizio pur potendo beneficiare, da un decennio, di significativi fondi nazionali e regionali. Passando all’area disabilità, dopo molto tempo siamo riusciti ad avere il dato delle liste di attesa dei servizi. La risposta di Asp indica, purtroppo, il solo dato complessivo e non la situazione per singolo Comune. Nei servizi educativi extrascolastici in lista di attesa ci sono (dato quantitativo) 39 persone. Non sono poche. Altri dati riguardano, l’educativa scolastica, l’aiuto alla persona, centri diurni, la residenzialità.

Poi ci sono, sempre su questi temi, i problemi connessi al rapporto con l’Azienda sanitaria, con riferimento sia a servizi sociosanitari che al funzionamento di servizi territoriali di competenza sanitaria, primo fra tutti le cure domiciliari, ma sul quale è importantissima l’attenzione delle Amministrazioni comunali attraverso il Comitato dei sindaci.

Abbiamo evidenziato, sommariamente, alcuni temi e aspetti. Con un duplice obiettivo: richiamare la necessità di una corretta informazione, evidenziare le responsabilità delle Amministrazioni nella risposta dei problemi che rimangono insoddisfatti.

Asp è nata proprio con l’obiettivo di meglio rispondere alle esigenze delle persone che abitano i nostri territori, a prescindere dal Comune di appartenenza, di rendere omogenea, efficace ed efficiente l’offerta di servizi. L’Azienda speciale è lo strumento che i 21 Comuni hanno scelto. Uno strumento che va sostenuto con responsabilità e partecipazione.

Gruppo Solidarietà

©riproduzione riservata

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