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Cronaca

Jesi Le violenze su minori al centro islamico, «il Comune chiarisca»

L’interpellanza di Fratelli d’Italia nel prossimo Consiglio comunale per fare luce su come l’Amministrazione intende verificare le qualifiche degli insegnanti coranici nella piena tutela dei minori

Jesi – Si chiederà al Comune di indagare a fondo sulle attività educative svolte all’interno del Centro culturale islamico At-Taqwa di Viale della Vittoriateatro delle recenti violenze fisiche e psicologiche in danno di minori – e si cercherà di capire «se l’Amministrazione ha a disposizione un albo professionale ufficiale dove sono registrati gli educatori islamici in possesso dei requisiti per esercitare questo ruolo e se sono indicati i relativi titoli di studio, perché le regole valgono per tutti».

Questi e altri quesiti sono stati depositati con l’interpellanza di Fratelli d’Italia da discutere nel prossimo Consiglio Comunale, previsto per martedì 28 luglio. A presentarla i consiglieri Chiara Cercaci e Antonio Grassetti.

La necessità di coinvolgere l’Amministrazione comunale arriva dopo le indagini condotte dalla Polizia di Stato che ha portato all’accusa di uno degli insegnanti del centro educativo coranico, un 47enne originario del Bangladesh, per violenze fisiche e psicologiche – maltrattamenti continuati aggravati -, durante le lezioni di religione, ai danni di una quindicina di minori.

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«Già in data 30/7/2025 e 4/12/2025 Fratelli d’Italia si era occupato di portare all’attenzione dell’Amministrazione comunale le problematiche legate ai centri islamici cittadini, in particolare quello più recente di Viale della Vittoria», spiegano i consiglieri nel testo dellinterpellanza che, ripercorrendo le tappe della vicenda, chiede al Sindaco quali iniziative adotterà per fare in modo che vengano verificate le qualifiche degli operatori del centro nella piena tutela dei minori.

«Come d’altra parte fa notare il rappresentante della Consulta per la Pace non possiamo più lasciare spazio all’improvvisazione, per il bene delle nostre comunità e per una reale inclusione sociale è fondamentale che i centri culturali islamici, e non solo, siano dotati di personale qualificato, formato e provvisto di regolari credenziali”», hanno sottolineato i consiglieri, chiedendo anche se l’uomo indagato e agli arresti domiciliari sarà escluso da futuri incarichi educativi e se è previsto un servizio di assistenza psicologica per i minori coinvolti negli episodi di violenza.

I consiglieri hanno anche ricordato che «proprio il 7 luglio scorso Fratelli d’Italia nazionale ha presentato alla Camera dei Deputati la proposta di legge per far scontare la pena superiore all’anno di detenzione nei loro Paesi d’origine del cittadino extracomunitario che ha commesso il reato».

La vicenda

Le indagini hanno preso avvio da segnalazioni circostanziate partite in ambito scolastico pubblico e arrivate al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Jesi, segnalazioni nelle quali venivano descritti metodi educativi ritenuti coercitivi e violenti da parte del 47enne nei confronti degli studenti in caso di errori, esitazioni o mancate risposte.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona ha coordinato gli accertamenti svolti dalla Polizia che avrebbe trovato riscontro in quanto segnalato.

Secondo la ricostruzione della Polizia di Stato, durante le lezioni sarebbero stati documentati episodi di violenza fisica e psicologica, con calci, pugni, minacce, umiliazioni e punizioni imposte ai bambini. L’attività investigativa del Commissariato di Jesi ha consentito di raccogliere gli elementi confluiti nel provvedimento di arresti domiciliari per il 47enne insegnante, provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Ancona.

In particolare, nel corso del mese di aprile, gli investigatori, che si sono avvalsi anche di tutta la tecnologia necessaria, hanno documentato e immortalato con microcamere una serie di episodi avvenuti durante le attività educative all’interno del centro islamico jesino, dove l’insegnante strattonava un minore, colpendolo con una penna e con schiaffi alla testa. In un altro episodio avrebbe sferrato calci. Altri studenti sarebbero stati colpiti ancora con schiaffi e manate, anche con una penna impugnata come fosse un coltello. In un caso, un minore sarebbe stato costretto a eseguire piegamenti sulle gambe, sempre tenendosi le orecchie.

Inevitabile lo sconcerto in città per quanto accaduto, soprattutto perché si tratta di un centro di servizio che anche in altre circostanze si era mostrato come essenziale per la vicinanza alle famiglie della comumità islamica bengalese e per l’accoglienza verso i minori.

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