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Attualità

JESI / Marco Vinicio Passarelli e il presepe a Corte Bettini

Dante Ricci ha portato l’opera di un grande concittadino a Jesi

JESI, 23 gennaio 2020 – Avete presente la Corte Bettini a Jesi? Bene, per alcuni giorni ancora, esposto a sole pioggia e vento, c’è uno dei presepi più belli e simbolici che abbia mai visto.

Realizzato da Marco Vinicio Passarelli, si fermerà ancora per poco. L’artista, jesino di San Pietro, lo ha realizzato quando viveva ad Alatri.

Ora è qui, e la “colpa”, pardon, la responsabilità (applauso a questo punto) è di Dante Ricci, attore, regista, uomo di spettacolo, teatro e altre diavolerie. A lui abbiamo chiesto come è riuscito a portarlo a Jesi.

«L’idea è nata in questo modo. Innanzitutto l’autore, Marco Vinicio Passarelli era un amico, nonostante la differenza d’età, ma uno jesino doc, l’ho conosciuto quando era lo scenografo della Sanpietrina ed io ero un sanpietrino a tutti gli effetti. È stato un grande concittadino, diplomato geometra insegnava pittura e disegno al Pergolesi. Tra i suoi alunni c’erano Bosi, Archetti, Teodosi, per citarne alcuni. Aveva creato l’Unione pubblicistica jesina, realizzava manifesti e cartelloni pubblicitari. Inoltre era anche un perfetto riproduttore delle operazioni chirurgiche. Sì, hai capito bene, il professor Scoccianti, e chi se lo dimentica, lo chiamava perché in sala operatoria disegnasse a mano libera le immagini del corpo e delle membra umane durante un intervento chirurgico. In sostanza era curioso ed interessato a tutti i campi della cultura e della scienza».

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Un Leonardo nato giù a Sanpietro, butto là come battuta…

«Lavorava a tutto campo, anche come scultore e disegnatore. Su commissione di un frate, progettò una chiesa da realizzare al Passetto, al posto del monumento attuale, e il progetto prevedeva che dal Montirozzo di Jesi si vedesse, nelle giornate libere, la curva del campanile di questa chiesa. Progetto fantastico, favoloso ma guarda un po’, il frate ebbe problemi con la Curia e venne mandato in Brasile portandosi dietro il progetto stesso. Che però fu realizzato nell’America latina. E da laggiù Passarelli ricevette, in busta chiusa, una laurea in architettura, proprio per quel progetto. Altri tempi. A lui non interessavano minimamente onorificenze o cariche pubbliche per cui ringraziò e rimase a casa sua».

Poi lavorò anche a Jesi

«Certo, alla cosiddetta Fontana Mattoli, in viale della Vittoria, e lui non è che disegnasse soltanto i progetti da realizzare, ci metteva le mani sopra! Data la nostra amicizia, addirittura mi fece un ritratto, sapeva farne di bellissimi. Passai a casa sua, osservai il quadro, lui mi disse, forse carpendo perplessità dal mio sguardo: Ohi, io ti vedo così, se non ti piace, lascialo lì. Era una serie di colori, a spirale, che si muovevano nello spazio. Per me questo sei tu, e io non potevo non prenderlo. Quando lo scorso anno è morto, sono andato ad Alatri, dove abitava da anni, la moglie mi ha parlato di un grande presepio che avrebbero rimontato, realizzato da Passarelli, così io l’ho visto e l’ho pure fotografato. Era collocato in un mezzo ettaro di terra, sono ritornato a Jesi, ne ho parlato con l’assessore alla cultura Butini e mi hanno detto. Il problema? Dove collocarlo. Perché deve essere posto in un luogo sicuro, lontano dai vandalismi. Pensammo così alla Corte Bettini, parlai con Mario Coppari, l’amministratore, che fu d’accordo, insieme a tutti i condomini. Sono andato a prenderlo e l’ho portato qui. Ecco perché sta dentro la corte. Forse lo terremo esposto sino alla fine del mese, comunque chi vuole vederlo è ancora lì, nella Corte Bettini, uno dei luoghi dell’anima e della mente di questa nostra città, poco frequentato ma abitato e vivacizzato da alcuni artigiani, uffici e botteghe che non scalfiscono il religioso ed antico silenzio di questa straordinaria corte».

Piena di storia, al centro della città. Andate subito, approfittate degli ultimi giorni. Con questo nostro giornale abbiamo intenzione, a breve, di scavare ancor di più nella vita e nelle opere di Passarelli: non era un artista qualsiasi, per cui cercheremo testimonianze che lo facciano ricordare per quel che merita ed ottenere un riconoscimento sacrosanto dalla sua Jesi.

Giovanni Filosa

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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