Cronaca
Jesi Molestato e inseguito a San Giuseppe: «Quartiere critico, solo i ciechi non lo vedono»
Massimo Gianangeli, residente storico, presidente del Comitato Tutela Salute Ambiente Vallesina, ex consigliere comunale, strattonato da un uomo in evidente stato di alterazione mentre stava passeggiando: «Se fosse successo a mia figlia o a una donna sola? Qui la situazione sta sfuggendo di mano»
Jesi – Un mercoledì sera movimentato, quello appena trascorso. L’orario, intorno alle 20.45, nel quartiere di San Giuseppe, in zona Campo Boario, il quartiere multietnico della città, che diverse volte si è confrontato con episodi di cronaca.
A segnalarlo, Massimo Gianangeli, presidente del Comitato Tutela Salute e Ambiente Vallesina – e tra coloro in prima linea nell’ultima battaglia in atto contro il progetto Edison di impianto rifiuti – ed ex consigliere comunale, residente storico del quartiere.

Stava rientrando da una passeggiata ed era in videochiamata, racconta, quando è stato avvicinato in modo insistente da un ragazzo di origini africane, con una bottiglia di birra in mano e in evidente stato di alterazione, che ha tentato di fermarlo.

«Ho cercato di evitarlo, ma mi è venuto addosso – spiega -, mi ha messo la mano sulla spalla in modo invadente. Gli ho detto di andare via, ma lui si è arrabbiato e ha continuato a inseguirmi. A quel punto gli sono andato incontro alzando la voce per fargli capire che doveva lasciarmi stare. Solo a quel punto ha desistito e se n’è andato».
Nessuna conseguenza fisica, ma rabbia tanta.
«Sono un uomo di 55 anni non mi era mai successa una cosa simile nel quartiere dove sono nato e dove ho sempre vissuto, mi chiedo cosa sarebbe successo se al posto mio ci fosse stata mia figlia o una donna da sola, o un anziano, che spavento avrebbero preso».
Per Massimo Gianangeli l’episodio è solo la punta dell’iceberg di un problema che lui definisce «strutturale».
«Abito da sempre a San Giuseppe, ma negli ultimi anni la situazione sta sfuggendo di mano».
«Il quartiere non è attenzionato: è degradato e il mercato immobiliare lo dimostra, questo è un riscontro oggettivo: se tu hai una casa qui il valore è diventato meno della metà, ne faccio un problema economico: vuoi fare integrazione? Allora quella metà che i cittadini perdono dovrebbe rimborsarla il Comune, non si può fare integrazione a scapito del diritto alla tutela della nostra proprietà».
«Fino a qualche anno fa – spiega ancora – era una situazione solo di integrazione poi è diventato un problema di sicurezza adesso è un problema strutturale, sappiamo bene che c’è un problema politico di gestione dei flussi migratori ma quello che bisognerebbe fare a livello comunale, e già vorrebbe dire tantissimo farlo, sono due cose molto semplici: mettere presìdi di controllo di Polizia, Polizia Locale e Carabinieri, regolari e continui, per far capire a chi spaccia che questo è un territorio ostile. Presìdi costanti, perché qui c’è un problema di spaccio che è ridicolo dire che non si veda. Poi, far rispettare a queste persone le stesse regole che rispettano tutti nelle altre zone della città. Penso che valga ancora il principio dell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge».
L’analisi continua e Massimo Gianangeli si chiede: «Perché non c’è tale degrado nelle altre zone? Perché si rispettano le regole. Qui non avviene, il degrado non è un problema nazionale è un problema del Comune e va contrastato».
Infine, è necessario controllare anche l’economia, e porsi altre domande: «Se in Corso Matteotti i negozi chiudono, perchè qui aprono di continuo?».
Un problema strutturale, che si sta accentuando troppo in fretta, «una situazione intollerabile, voglio avere la libertà di girare sotto casa mia come e quando voglio, senza dover fare slalom fra spacciatori a cielo aperto (solo i ciechi non li vedono) e consumatori, ubriachi, e degrado».
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