Opinioni
Jesi Nicola siamo noi e io mi sento accanto a lui
Quando muoiono i giovani, perché a 45 anni lo si è ancora, recito dentro di me l’eterno verso di Menandro: “Caro al Cielo è chi muore giovane”
Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero…. Quando sono di fronte a queste morti mi viene in mente, sempre, “Preghiera in gennaio”, la canzone che Fabrizio De Andrè aveva dedicato a Luigi Tenco, morto suicida nel gennaio del 1967.
E quando muoiono i giovani, perché a 45 anni lo si è ancora, recito dentro di me l’eterno verso di Menandro: “Caro al Cielo è chi muore giovane”. Leggo e ascolto di tutto: commenti comprensivi e feroci, gente che si stringe alla famiglia e gente che cavilla su una parola e pontifica su tutto, molti si sentono in diritto di dire la loro di fronte a una morte così, quando il silenzio sarebbe più dignitoso. E più giusto.

Nicola ha scelto di andarsene, di dissolversi in cometa. Era un uomo, un padre, un figlio. Era giovane. I suoi genitori sono splendide persone generose, distrutte dal dolore. I “dotti, medici e sapienti”, i “signori benpensanti”, dovrebbero smetterla coi loro giudizi sommari.
Avevo incrociato lunedì mattina gli occhi di Nicola: aveva uno sguardo quasi assente, da tanto, troppo tempo non sorrideva più.
Eppure era lì, a tre metri da me, a tavola coi genitori. Era un piccolo viaggiatore solo, Nicola. Come lo siamo noi.
Era fragile, come molti di noi. E si sentiva sconfitto dalla vita, senza più la forza, l’energia; forse, senza più neppure la voglia di risollevarsi.
Nicola siamo noi e io mi sento accanto a lui.
“Quando attraverserà l’ultimo vecchio ponte, ai suicidi dirà baciandoli alla fronte, venite in Paradiso, là dove vado anch’io perché non c’è l’inferno nel mondo del buon Dio”.
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