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JESI / NUOVA SCUOLA LORENZINI, I GENITORI: «GIUSTO NON PERDERE TEMPO»

In una lettera presidente e rappresentanti del Consiglio d’istituto “San Francesco” plaudono alla decisione dell’Amministrazione comunale di andare avanti da sola nella realizzazione del progetto sbloccando fondi e senza attendere le lungaggini Inail

JESI, 25 maggio 2019 – La nuova scuola Lorenzini (foto in primo piano) che sorgerà in via Schweitzer  – con  taglio del nastro previsto per il 2021 – pur non avendo ancora visto la luce continua a essere, in questi giorni, al centro dell’attenzione.

Stavolta è Nicola Termentini, presidente del Consiglio d’istituto San Francesco, a prendere posizione in una lettera aperta – firmata anche dai genitori rappresentanti – rivolta a forze politiche e città.

«Scrivo questa lettera, in veste di presidente del Consiglio dell’istituto San Francesco di Jesi, insieme ai tutti i genitori rappresentanti in Consiglio – l’incipit di Termentini – .
Abbiamo appreso con soddisfazione lo sblocco finanziario relativo alla costruzione della nuova scuola secondaria di primo grado Lorenzini, un plesso da cinque anni ospitato nel seminario di via Lorenzo Lotto, a seguito dei controlli sismici che hanno imposto la chiusura e l’abbattimento della storica scuola di viale Verdi».

La nuova Lorenzini

Già, perché la recente decisione dell’Amministrazione di svincolarsi dall’Inail, procedere con un unico appalto e di andare avanti da sola accendendo un mutuo di 4,1 milioni – approfittando del fatto che l’ultima legge di bilancio ha eliminato il tetto di indebitamento dei Comuni – , aveva fatto storcere la bocca alle opposizione, Pd, Jesi in Comune e Insieme Civico. Nonostante la scelta sia stata dettata dal  fatto che si stavano annunciando tempi troppo lunghi da parte dell’istituto per garantire un approdo agevole alla realizzazione del nuovo plesso scolastico.

Ritornando alle attuali aule sostitutive del seminario «una collocazione evidentemente temporanea e problematica – scrive ancora il presidente – , per la quale il Comune sta pagando un affitto (circa 70 mila euro all’anno, ndr) , e all’interno della quale è stato possibile gestire l’attività didattica e garantire un’adeguata formazione ai ragazzi solo grazie alla professionalità dei professori e del personale non docente e allo spirito di adattamento di tutta la comunità scolastica, comprese le famiglie. Il nostro Istituto ed i genitori hanno tollerato pazientemente per anni questa soluzione, attendendo con fiducia la costruzione di un nuovo edificio scolastico».

Quindi la presa di posizione, chiara: «Per questo accogliamo con molta soddisfazione gli sviluppi, rimarcando l’urgenza di un nuovo plesso, che dal progetto sarà una vera eccellenza, con un’edilizia moderna, sostenibile e altamente antisismica. Anche la collocazione risulta condivisibile, in quanto vicina alle altre scuole dell’Istituto e quindi funzionale a una continuità nel percorso scolastico degli alunni. Ci auguriamo anche che ci siano presto sviluppi altrettanto positivi per l’adeguamento sismico della scuola Collodi».

Ma il presidente non si fa sfuggire l’opportunità di  controbattere garbatamente anche a chi (Jesi inComune) aveva sollevato perplessità sulla distribuzione delle scuole nel territorio, chiamando in causa  l’ubicazione scelta dal progetto.

«Concludo – afferma infatti –  con una nota personale: credo che costruire una nuova scuola in questo quartiere non debba essere visto come un atto discriminante verso altre zone della città; una città, a mio modesto parere, deve avere come priorità l’edilizia scolastica, abbattere una scuola per problemi sismici è il minimo, ricostruirla nuova e sicura è un dovere verso i nostri figli».

Pino Nardella 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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