Cronaca
Jesi Pietro Montesi, se n’è andato a 90 anni l’ultimo storico “cordaro”
Custode di un mestiere che racconta la storia della città, testimone di un’economia che caratterizzava l’identità di un quartiere, il Prato, la sua figura ha rappresentato anche una fonte di ispirazione culturale trasformando la propria esperienza di lavoro in un racconto vivo condiviso con generazioni di jesini
Jesi – Ultimo saluto, ieri, presso la Sala del Commiato David Icof, a Pietro Montesi, scomparso all’età di 90 anni.
Con lui se n’è andata non solo una persona molto conosciuta e stimata, ma anche l’ultimo autentico testimone di un mestiere che per secoli ha caratterizzato l’economia e l’identità della città: quello del cordaio.
Figlio di una famiglia di cordai, Pietro Montesi aveva iniziato a lavorare giovanissimo, come accadeva un tempo, quando i ragazzi entravano in bottega già a dieci o dodici anni.
Per circa sessant’anni ha realizzato corde secondo la tradizione artigianale, fino al 1970, quando la progressiva diffusione delle fibre sintetiche, del nylon e della produzione industriale rese questo antico mestiere sempre meno competitivo, decretandone lentamente la scomparsa.

Il suo nome è legato anche a uno dei luoghi simbolo della memoria cittadina: il monumento al Piccolo Cordaro – di Edmondo Giuliani -, situato in via dei Cordai, nel quartiere Prato, dietro la chiesa di San Sebastiano e la scuola primaria Mazzini, che inaugurò il 7 novembre 1984.
Quel monumento ricorda i tanti bambini che lavoravano nella corderia, affrontando giornate di dodici o quattordici ore, soprattutto durante la stagione estiva. Un lavoro duro, che per generazioni ha rappresentato una delle attività più importanti di Jesi, conosciuta in tutta Italia per la qualità delle sue corde.

Pietro Montesi aveva conservato alcuni degli antichi attrezzi utilizzati per la lavorazione delle corde e, con grande disponibilità, continuava a mostrarli durante la Festa del Cordaro, dove eseguiva dimostrazioni pubbliche della tradizionale tecnica di intreccio. Era inoltre ospite frequente nelle scuole, dove raccontava ai più giovani un mestiere ormai scomparso, trasformando il proprio sapere in un prezioso patrimonio di memoria collettiva.
La sua figura ha rappresentato anche una fonte di ispirazione culturale. La riscoperta della tradizione dei cordai jesini, culminata nella Festa del Cordaro, ha trovato nuova espressione anche nello spettacolo teatrale “Legami”, premiato in diverse rassegne e nato proprio per valorizzare questa pagina della storia cittadina.
Conclusa l’attività artigianale, nel 1970 aveva aperto un negozio dedicato agli articoli per l’infanzia, attività che negli anni è stata portata avanti dal figlio Marcello e dalla nuora Lucia.
Con la scomparsa di Pietro Montesi la nostra città perde l’ultimo depositario di un’antica arte manuale, ma anche un uomo che ha saputo trasformare la propria esperienza di lavoro in un racconto vivo, condividendolo con generazioni di jesini e contribuendo a mantenere viva la memoria di una professione che appartiene alla storia della città.
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