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Cronaca

Jesi Pronto soccorso preso d’assalto, stamattina 40 in attesa

Pasquale Liguori del Tribunale del Malato: «Molti provenienti da case di riposo e Rsa e la situazione è soltanto all’inizio in quanto con l’influenza già alle porte le cose si complicheranno notevolmente»

Jesi – Problemi al pronto soccorso dell’ospedaleCarlo Urbani”, come si evince da una nota del Tribunale del Malato.

«In questi giorni il pronto soccorso (e non è una novità) – afferma il coordinatore del Tdm, Pasquale Liguori – è stato preso “letteralmente in assalto“ da pazienti (stamani ve ne erano quasi quaranta in attesa di esami e accertamenti, di questi 13 erano già pronti al ricovero) molti provenienti da case di riposo, Rsa e varie, quindi anziani ricoverati in queste strutture che, spesso, causa una bronchite o polmonite, arrivano in Ps e qui sono costretti a sostare giorni o anche settimane, in attesa di un posto letto in reparto».

«E la situazione è soltanto all’inizio – sottolinea Liguori – in quanto con l’influenza già alle porte le cose si complicheranno notevolmente. Purtroppo, queste circostanze le denunciamo da anni ma la situazione non è mai migliorata, oramai il pronto soccorso è divenuto, grazie ai tagli ai posti letto perpetrati dai vari governi regionali, un vero e proprio reparto di degenza ordinaria dove i pazienti, peraltro in barella, sostano lì per giorni senza purtroppo ricevere quella necessaria assistenza al letto che invece è garantita in un reparto di degenza».

«Tutto ciò sia chiaro – precisa – non è imputabile assolutamente a medici e infermieri di Ps che, eroicamente direi, fanno turni massacranti e garantiscono comunque, nonostante la grave carenza di organico (mancano 7 medici oltre che infermieri e Oss), gli accertamenti e le terapie del caso. E allora al nuovo assessore alla sanità diciamo che è ora che ci sia una svolta seria per la situazione dei pronto soccorso, intanto cominciamo a ripristinare i posti letto nelle Medicine ma da subito si possono assumere geriatri e infermieri da destinare a case di riposo o Rsa garantendo ai ricoverati continuità assistenziale in modo tale da evitare ricoveri in Ps, dove il paziente non trova nemmeno un letto e neanche un’assistenza al letto adeguata all’età e alle condizioni dello stesso paziente».

«E, per favore, nessuno si sogni di dirci “tanto tra un po’ si apriranno case e ospedale di comunità” e il problema magicamente si risolve, tutti sappiamo che non sarà così nell’immediato almeno, prima bisognerà “fare i conti” con i medici di medicina generale, impresa non facile».

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