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Cronaca

JESI / Radiologia domiciliare, il primo intervento alla Rsa di Cupra Montana

Il direttore dell’Uoc, Francesco Bartelli: «Evitare che il paziente venga spostato per eseguire l’esame richiesto riduce il disagio e minimizza il rischio infettivo per gli operatori coinvolti»

JESI, 17 gennaio 2021Dal 16 dicembre 2020 è attivo il nuovo servizio di radiologia domiciliare dellArea Vasta 2. Con questa nuova implementazione delle attività di radiodiagnostica, si contribuisce ad attuare i principi della “Medicina di Prossimità (Home Care)” in cui si uniscono le risorse dell’Area Ospedaliera con quelle dei Distretti Territoriali per la presa in carico dei pazienti al loro domicilio, a sostegno di percorsi di de-ospedalizzazione.

L’Unità operativa complessa di Radiodiagnostica dellArea Vasta 2, sede di Jesi, diretta dal dottor Francesco Bartelli, ha messo a disposizione del territorio un apparecchio radiologico portatile digitale diretto, di ultima generazione, con personale qualificato e di adeguata expertise per eseguire esami radiografici domiciliari. Sabato 9 gennaio l’equipe di radiologia domiciliare dell’Area Vasta 2, coordinata dal Tsrm Fabio Carbonari, ha eseguito il suo primo intervento diagnostico presso la Rsa di Cupramontana (foto in primo piano) per valutare l’eventuale compromissione polmonare di alcuni degli ospiti.

Nella mattinata sono state eseguite 7 radiografie del torace, inviate in TeleRadiologia al reparto di Radiodiagnostica dell’ospedale “Carlo Urbani” di Jesi e immediatamente valutate e refertate da un medico radiologo.

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Il progetto, fortemente supportato dai vertici sanitari Asur, dottoressa Nadia Storti e dottor Remo Appignanesi, e dal direttore dell’Area Vasta 2, dottor Giovanni Guidi, nasce dalla consapevolezza che la decentralizzazione dell’assistenza, delle cure e delle diagnosi può, nei casi di cronicità delle patologie, della progressiva non-autosufficienza e della conseguente fragilità, essere una valida risposta ai bisogni dei cittadini.

«I vantaggi della radiologia domiciliare – spiega il dottor Massimo Mazzieri, dirigente dell’Area Tecnica Asur –  saranno molteplici: la riduzione dei tempi legati allo spostamento dei pazienti e dei costi connessi, la riduzione del numero di accessi impropri, il ridotto utilizzo dei mezzi di soccorso che potranno così essere destinati ad altri scopi. Il tutto mantenendo alta la qualità delle prestazioni erogate grazie alla tecnologia utilizzata, nell’ottica di una metodologia di intervento sanitario integrata e unificata».

«Questo nuovo servizio – sottolinea il dottor Bartelli – ci consente di avere a disposizione uno strumento che, su richiesta del medico Usca o del Mmg, permette di intervenire al domicilio dell’utente e di selezionare i pazienti fragili o sospetti Covid-19 che possono essere trattati a domicilio ovvero necessitano di un trasferimento in ospedale per cure più intensive. Inoltre, in casi selezionati, evitare che il paziente venga spostato presso una struttura radiologica ospedaliera o territoriale per eseguire l’esame richiesto riduce il disagio del paziente stesso e minimizza il rischio infettivo per i numerosi operatori che normalmente sono coinvolti nel processo».

Con questo servizio si contribuisce in maniera significativa al percorso di vicinanza tra ospedale e territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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