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Cronaca

JESI / «Salvate i mosaici, non i proclami mussoliniani»

All’appello del dirigente dell’Istituto comprensivo “Federico II” replica l’Amministrazione comunale

JESI, 8 febbraio 2021 – E’ diventato virale il post del dirigente scolastico dell‘Istituto comprensivo Federico II, Massimo Fabrizi (foto in primo piano), che mette in luce l’importanza storica e culturale dell’area del Campo Boario ricca di reperti archeologici.

Già dagli inizi del XX secolo, in questa zona sono state riscoperte sepolture che potrebbero essere ricondotte a un’unica necropoli.

Immagine tratta dal ibro “ArcheoAesis frammenti di storia” a cura dell’Archeoclub d’Italia, sede di Jesi

«A Jesi spostiamo monumenti e salviamo proclami mussoliniani – scrive il dirigente riferendosi alla volontà espressa in Consiglio comunale dal vice sindaco e da una consigliera di maggioranza di recuperare la scritta con la firma del duce, rinvenuta nell’ufficio dei servizi cimiteriali – che incarnano le farneticazioni di un periodo storico dittatoriale che ha portato devastazione e morte. Si chiede ora alla Soprintendenza di salvare i rigurgiti della dittatura».

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«E chi lo fa, con tutto il rispetto possibile, fa altro, ma veramente altro dal tramandare la memoria e dal conservare la storia dei popoli e delle generazioni. E invece, di fronte alle richieste di rendere visibile un mosaico di epoca romana che sta sotto ai piedi degli alunni del Federico II, un mosaico che è lì sotto dal 1974 (ma in realtà da un paio di millenni prima) e per il quale basterebbe un po’ di illuminazione e una apertura di una entrata secondaria, nessuno risponde. Basterebbe veramente poco, ma non c’è tempo né volontà per questo. O forse accadrà un domani. Dopo che avremo riportato alla luce dell‘Istituto Luce tutti i proclami di Benito. L’umanità è veramente masochista».

La scuola media Federico II

Dopo le scoperte del primo dopoguerra, si è tornati a scavare nell’area del Campo Boario, intorno agli anni ’70: proprio in occasione dei lavori per edificare la scuola Federico II, sono stati rinvenuti reperti archeologici. In seguito alle scoperte, la Soprintendenza ha intrapreso una campagna di scavi che continuò a più riprese per una decina di anni.

L’indagine archeologica permise di riportare alla luce un’importante officina ceramica, attiva tra il III e la metà del II secolo, i cui spicca la produzione di ceramica a vernice nera, tipica dell’età repubblicana. Nei pressi dell’officina vengono ritrovati anche edifici a carattere residenziale: l’ipotesi è che facciano parte di un’unica domus di almeno 2.000 metri quadrati.

E’ proprio all’interno di questi edifici che sono stati scoperti due magnifici pavimenti «realizzati in tessere di laterizio disposte a formare disegni geometrici e databili tra il II e il I secolo a.C.» spiega il volume “ArcheoAesis: frammenti di storia” realizzato dalla sede jesina dell’Archeclub. La grande quantità di reperti ceramici rinvenuti qui, può far ben comprendere l‘importanza di questa officina non solo in Vallesina ma in tutte le Marche centrali.

Pronta la replica dell’Amministrazione comunale alla presa di posizione del dirigente scolastico: «Che un privato cittadino, oppure un possibile prossimo candidato alle elezioni comunali, esprima il proprio dissenso rispetto alla decisione del Consiglio comunale favorevole al ritorno della fontana dei leoni in Piazza della Repubblica e sia del parere che la scritta mussoliniana rinvenuta su una parete di un ufficio comunale vada oscurata ci sta, rientra nella normale dinamica democratica. Che quel cittadino per esprimere queste sue opinioni con finalità politiche usi la propria posizione di dirigente scolastico risulta irrispettoso nei confronti dell’istituzione scolastica cui appartiene, degli allievi e delle loro famiglie».

Eleonora Dottori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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