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Cronaca

JESI / Lo spostamento della fontana e il fattore tempo

Non si è voluto anticipare l’istanza referendaria, così ora le difficoltà sembrano aumentare

JESI, 24 gennaio 2021 – Giunge notizia che l’Amministrazione comunale ha proceduto ad affidare due importanti progetti riferiti allo spostamento dei leoni a due ditte, di cui una, di Ancona, molto impegnata sia a Jesi che altrove; e la seconda addirittura di Nola. Non so dire quale sia stato il criterio seguito nella scelta, se cioè imposto dalle formalità o seguito dai competenti per motivi tecnici o di fiducia o altro. Comunque certamente corretto.

Ma al cittadino che prova a fare i conti dei tempi necessari per la formulazione dei progetti esecutivi definitivi, per la messa in opera dell’opera (un lavoro che comporta attenzione e prudenza per non rovinare qualche cosa di storico-artistico) viene il dubbio che si possa correre il rischio di non arrivare in tempo al traguardo del 22 luglio imposto dal testamento. Se aggiungiamo, data la delicatezza dell’opera, che durante lo sviluppo dei lavori si possa incappare in qualche imprevisto di rilievo che faccia perdere giorni o settimane preziose, il rischio che temiamo diventa al quadrato.

Verifiche tecniche in Piazza Federico II

Ed ha ragione il sindaco Bacci quando afferma che, qualora il Comitato dei garanti approvasse la richiesta di procedere al referendum abrogativo, tutto si bloccherebbe in via definitiva perché lo svolgimento del referendum di per se stesso comporterebbe l’automatico superamento dei tempi previsti. Insomma mi pare di capire che se il referendum si potrà svolgere, di fatto salta automaticamente il progetto della trasformazione delle due piazze principali del nostro centro storico.

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Se dovessi rifarmi alla personale esperienza di molti mesi fa, riferita alla richiesta di referendum e ai rapporti conseguenti avuti con il Comitato dei garanti, esprimo il parere che, in genere, i tre componenti sembrano tendenzialmente orientati ad accogliere molto più volentieri l’orientamento dell’Amministrazione piuttosto che quello dei cittadini che chiedono il referendum. Una impressione che si basa sui motivi non convincenti che a suo tempo il Comitato ha addotto per negare agli amici del  “Nessuno tocchi Pergolesi” lo svolgimento della chiamata alle urne dei cittadini.

Piazza della Repubblica che dovrebbe riaccogliere la fontana dei leoni

Ma nel caso di oggi c’è da dire di più. I componenti del Comitato dei garanti, sapendo che un loro parere positivo rispetto al referendum, tronca automaticamente ogni possibilità di attuare il progetto dell’Amministrazione, cioè essi stessi si assumono la responsabilità di risolvere il problema (e tutto  contro l’Amministrazione), ci penseranno cento volte prima di dare un parere favorevole al referendum. Di motivi giuridico-urbanistici se ne trovano sempre. A meno che, in caso di diniego, i responsabili non si rivolgano al Tar per tentare di bloccare ancora le procedure e, quindi, il superamento dei tempi previsti.

   

Non mi addentro ulteriormente in questi aspetti formali del tema, ma mi viene naturale ribadire che, seppure considero positivamente quanto deciso dal Consiglio comunale, l’importanza del provvedimento e la sua “novità” rispetto al programma di mandato a suo tempo approvato dal Consiglio, avrebbero dovuto sollecitare la stessa Amministrazione verso un referendum o almeno verso una qualche forma di vera, ampia partecipazione dei cittadini da concretizzarsi in esplicite interrogazioni di massa. Non si è voluto anticipare l’istanza referendaria. Così ora le difficoltà sembrano aumentare. I tempi ci diranno presto quali rischi possiamo incontrare.

Vittorio Massaccesi

(da Voce della Vallesina)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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