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Lettere & Opinioni

JESI / Spostamento fontana: «Opportunità unica, adesso o mai più»

fontana dei leoni

Franco Cecchini: «Si tratta di decidere ma oggi non ci si confronta con le motivazioni di allora e non se ne espongono altre di segno contrario»

JESI, 16 ottobre 2020 – Non ho affatto nostalgia di una piazza della Repubblicacom’era una volta”, dal momento che non l’ho mai vista.

Tantomeno ho nostalgie per ricostruzioni artificiose e anacronistiche, alla San Marino per intenderci. Anche perché questa piazza non le consentirebbe, essendo rimasta sostanzialmente inalterata nei suoi elementi costitutivi, da quel che era a metà Ottocento.

Ho invece molta nostalgia per come si sono svolti nel passato i dibattiti intorno alla collocazione della fontana. Già a partire dal 1949, quando venne deliberato lo spostamento. E poi dagli anni Ottanta del secolo scorso in maniera ricorrente, fino al primo decennio del 2000.

Piazza della Repubblica con l’obelisco al centro

Architetti, direttori di istituti culturali cittadini, assessori all’urbanistica, critici d’arte, giornalisti, esponenti di associazioni, operatori culturali, cittadini, intervenivano sulla stampa esprimendo valutazioni tecniche o semplici pareri nel merito, evidenziando soprattutto l’incongruità del trasloco, fino a bollarlo come “uno stupro alla piazza”!

Oggi non solo non ci si confronta con le motivazioni d’allora, ma non se ne espongono altre di segno contrario.

Piazza Federico II con la fontana delle leonesse e l’obelisco

Si lasci tutto com’è, perché va bene così e basta”, si ripete. Con due corollari: è un discorso provinciale, anzi paesettaro; e poi, di questi tempi, c’è ben altro a cui pensare. Il tutto quasi esclusivamente sui social, con il loro linguaggio e le tipiche modalità.

L’unica motivazione tecnica è che “oscurerebbe il teatro”, il che suona abbastanza bizzarro e incomprensibile, se si pensa che il gonfaloniere Ghislieri commissionò la fontana all’architetto Grilli e allo scultore Amici – tre seri personaggi, il meglio per quei tempi in città- oltre che per “l’igiene pubblica”, per “il decoro civile e il pubblico ornato” della nuova piazza del nuovo Teatro che si intendeva completare.

Poi c’è il fattore Morosetti che –va ricordato bene- è intervenuto su questo argomento non solo con il suo testamento del luglio scorso, ma come minimo dal 1998, più di vent’anni fa, con una prima lettera a Luconi.

Se il problema è solo finanziario, i soldi li metto io: cioè il vignettista non ha imposto ma si è inserito nel dibattito a sostegno di un progetto largamente condiviso, che era all’esame dell’Amministrazione Comunale.

Subordinando la sua disponibilità a valutazioni e decisioni di chi di competenza. Come tale il suo gesto (ben diverso da altri, subìti a Jesi!) è stato accolto sempre con rispetto e apprezzamento in vita.

Oggi invece, dopo la sua morte, si arriva a denunciarlo come il ricatto di un ricco milanese”. Ricatto per un sentimento, un sogno, una memoria dei primi 18 anni di vita? È un lusso, non è consentito? E invece sarebbe stato accettabile se lo avesse dedicato alla memoria di sua madre o delle vittime dell’antifascismo?

Ecco un altro punto forte di certa propaganda: Morosetti fascista. Che è la caricatura del celebre vignettista, tanto offensiva quanto falsa.

Non perché Cassio non abbia vissuto in gioventù da fascista, addirittura andando volontario in guerra, ma perché dopo la partenza a 25 anni per Milano la sua vita, la sua opera, la sua personalità, la sua cultura, le sue scelte risultano del tutto diverse, come per tanti.

Piazza della Repubblica

E mai questo è stato minimamente adombrato o è affiorato nel corso dei suoi rapporti con la città (compresa la cittadinanza onoraria conferitagli dall’intero Consiglio comunale), dagli anni 60 alla sua morte.

Infine c’è il fatto nuovo della beneficenza. Che, sia ben chiaro, è una cosa seria, validissima, importantissima sempre, specie di questi tempi. Ma che non c’entra in questo dibattito, con la scelta da fare.

Nel testamento, Morosetti chiede a Jesi, al Comune, di decidere se riportare la fontana in piazza della Repubblica o no.

Se si è ancora convinti del progetto, i soldi lui li ha lasciati, anche molti di più, per altri lavori pubblici programmati, che si aggiungono al Centro Alzheimer. Se no, è lui, non noi, che li ha dovuti e voluti destinare ad altri, fuori Jesi, in beneficenza.

_francocecchini

Franco Cecchini

Non la facciamo noi la beneficenza con i soldi suoi, come alibi per non affrontare la questione che ci ripropone!… Non si tratta di decidere se dare “la priorità alle persone fragili” o alla fontana. Ma di decidere se cogliere o meno questa opportunità unica che ci si presenta adesso o mai più.

Convinti che l’habitat, lo spazio urbano è importante, sia che si tratti della pavimentazione del corso, sia di una panchina. O di una fontana da riportare al posto suo, sulla base dell’ identità ritrovata per ciascuna piazza.

Franco Cecchini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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