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Cronaca

JESI / TRADIZIONALE RICORRENZA DI SANT’ANTONIO CON LA BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI DOMESTICI

JESI, 21 gennaio 2018 – Dopo che gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da precipitazioni nevose, la ricorrenza di Sant’Antonio Abate di questo 2018 è stata celebrata sotto un tiepido sole che ha richiamato nella Parrocchia del quartiere Minonna centinaia di fedeli residenti sia nel Borgo che in città.

Anche quest’anno, come in passato, si rinnovata la tradizione di far benedire gli animali domestici che ognuno aveva portato con se, al guinzaglio, in braccio, nei trasportini, nella gabbie oppure cavalcandoli direttamente; animali che quasi rispettando la sacralità del momento si sono comportati correttamente.

Pochi, infatti, i cani che abbaiavano, o altri animali che emettevano i loro versi.

Ma andiamo con ordine. Alle 10,30 una chiesa gremita di fedeli ha accolto il Vescovo, Mons. Gerardo Rocconi, che, in processione, accompagnato dal Parroco, Mons. Giuseppe Quagliani e da qualche chierichetto è salito sull’altare per dare inizio alla celebrazione della S. Messa animata da un bel gruppo di cantori di ambo i sessi e di ogni età e da un organista. Nel corso dell’omelia Mons. Rocconi ha giustamente trovato un parallelo tra le letture della domenica e la figura di Sant’Antonio, l’illustre eremita vissuto per 105 anni, dal 251 al 356. Seppure di famiglia possidente, Antonio scelse di vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso dove soggiornò per circa 80 anni e dove tantissimi pellegrini andavano a trovarlo per ascoltare i suoi insegnamenti cristiani e le sue parole di esaltazione del cristianesimo. Tra i tanti che lo accostarono durante la sua esistenza di eremita anche l’imperatore Costantino ed i suoi figli.

Terminata l’omelia e concluso il rito domenicale, il Vescovo è uscito sul sagrato della chiesa dove, nel frattempo, era stata collocata una statua del Santo ed una predella.

Ed è da qui che Mons. Rocconi ha recitato alcune preghiere prima di benedire tutti i presenti. Una volta sceso, il Vescovo ha cominciato il suo giro sul piazzale e nel vicino campo/giardino impartendo la benedizione ai fedeli ed ai numerosi animali.

Quest’anno, a differenza del passato, la razza più rappresentata è stata quella canina con rappresentanti grandi poco più di un pugno ed altro di grossa taglia.

Nel vicino campetto, invece, cavalli e cavalieri hanno atteso di essere “toccati” da alcune gocce di acqua benedetta. Anche quest’anno, come già negli anni precedenti, tra la massa di animali portati per la benedizione, un gatto eccezionale che secondo il suo padrone ha superato i 14 chilogrammi di peso; una massa di pelo impressionante che ha destato curiosità tra tutti. Molti quelli che sono arrivati in chiesa con delle apposite gabbie dove erano stati alloggiati gatti di varie specie e dimensioni. Su tutti sono state riversate gocce di acqua benedetta.

La mattinata era cominciata con un altro momento tradizionale: quello della benedizione delle “pagnottelle de Sant’Antò” che la gente porta gelosamente a casa per condividerla con i parenti e, in molti casi, con gli stessi animali domestici. Oltre alle pagnottelle sono state distribuite la classiche ciambelline all’anice caratteristiche della giornata di Sant’Antonio Abate.

La ricorrenza di San’Antonio, però, non si è conclusa con la solita benedizione degli animali, ma è continuata con un partecipatissimo convivio al quale hanno preso parte oltre 170 persone alcune delle quali con i loro bambini. Come da tradizione il lauto pranzo è stato preparato dai “festaroli”, vale a dire da quel gruppo di parrocchiani che annualmente si trasformano in cuochi, camerieri e sguatteri per soddisfare i palati di tutti. Al termine del pranzo altro momento tradizionale, vale a dire l’estrazione a sorte dei premi gentilmente offerti da commercianti, allevatori e agricoltori della zona e della città. Anche questo momento conclusivo è stato festosamente accolto prima che il tutto avesse termine.

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