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Cronaca

Jesi Tragedia Crans Montana: sicurezza e rispetto delle regole, Cuppari-Salvati in assemblea -Video

Riflessione sulla responsabilità individuale partendo da quanto successo in Svizzera e alla “Lanterna Azzurra” di Corinaldo, ospite della scuola il giornalista e scrittore Luca Pagliari affiancato dalla prof.ssa Mariarita Gianangeli

Jesi – Si è svolta ieri mattina, all’Iis CuppariSalvati, la prima assemblea d’istituto dell’anno scolastico 2025-2026, interamente dedicata al tema della sicurezza e della responsabilità individuale.

Un momento di confronto diretto con gli studenti, costruito a partire da due episodi di cronaca uniti dallo stesso filo conduttore: la recente tragedia in Svizzera, a Crans Montana, dove hanno perso la vita 40 ragazzi, e quella della Lanterna Azzurra di Corinaldo, quando nelle notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 morirono cinque minorenni e una madre 39enne, richiamati come esempi concreti di ciò che accade quando le regole vengono ignorate.

Ospite centrale dell’assemblea è stato Luca Pagliari, giornalista e scrittore impegnato da anni in progetti di educazione alla legalità e alla sicurezza con “Cuori Connessi”, iniziativa promossa da Unieuro in collaborazione con la Polizia di Stato.

Accanto a lui la prof.ssa Mariarita Gianangeli, che ha guidato la riflessione dal punto di vista educativo e del rapporto tra adulti e nuove generazioni.

Nel corso della mattinata è stato proiettato il documentario La linea sottile, pensato per fornire agli studenti strumenti utili a riconoscere le situazioni di rischio e a sviluppare attenzione e senso critico, non solo nei luoghi di divertimento ma in ogni contesto della vita quotidiana. L’obiettivo dichiarato è stato quello di andare oltre la semplice cronaca, trasformando i fatti in consapevolezza.

Il passaggio più incisivo è arrivato dall’intervento di Pagliari, che ha scelto un linguaggio diretto e senza sconti.

«Per una volta sembra una frase amica, invece è la frase più bastarda che esista», ha detto agli studenti.

«Dietro a un incidente o a una morte evitabile c’è quasi sempre qualcuno che ha pensato che per una volta sarebbe andata bene».

Un concetto rafforzato da esempi personali, come un viaggio in auto fatto da ragazzo con un conducente che aveva bevuto o una discesa in bicicletta affrontata senza casco.

«Mi sono fermato, sono tornato indietro e l’ho messo. Non potevo dire a 500 ragazzi che per una volta è pericoloso e poi essere il primo a non rispettare questo».

Esplicito il collegamento tra i fatti di Svizzera e Corinaldo.

«La differenza tra quello che è successo lì e la Lanterna Azzurra è solo una – ha spiegato Pagliari – in un caso il fuoco, nell’altro lo spray al peperoncino. Ma sotto c’è la stessa realtà: locali sovraffollati, uscite di sicurezza assenti, controlli inesistenti».

Da qui l’invito a denunciare: «Se un posto è omologato per 200 persone e ce ne sono 400, non è una festa: è un allevamento intensivo di esseri umani».

Forte anche il passaggio di autocritica rivolto al mondo adulto.

«Vi chiedo scusa a nome di tutti noi grandi – ha sottilineato – perché spesso parliamo bene, ma quando c’è da guadagnare siamo i primi a chiudere un occhio. Denunciare è scomodo, ma può salvare la vita propria e degli altri».

L’appello agli studenti è stato chiaro.

«Quando entrate in un posto guardatevi intorno, come quando allacciate la cintura di sicurezza. Se qualcosa non va, lo dite agli amici e ve ne andate».

La prof.ssa Mariarita Gianangeli ha invece posto l’accento sulle dinamiche relazionali dei ragazzi, soffermandosi sulle difficoltà di attenzione e sul rischio che l’uso continuo dello smartphone copra solitudini e fragilità.

Ha sottolineato l’importanza dell’empatia in classe e della capacità degli insegnanti di cogliere segnali di disagio.

«I ragazzi vivono in un mondo smart, veloce, fatto di stimoli continui», ha spiegato, evidenziando come oggi sia sempre più difficile mantenere l’attenzione anche per un film. Allo stesso tempo ha rilevato segnali incoraggianti.

«Con la limitazione dell’uso del cellulare a ricreazione ho visto ragazzi parlare tra loro, guardarsi, finalmente si accorgono di chi hanno accanto».

Un ritorno alle relazioni umane che, ha precisato, «non significa rifiutare la tecnologia, ma imparare a governarla».

«Non ricordatevi il mio nome né questa mattinata come qualcosa di figo. Ricordatevi solo che rispettare le regole non è da sfigati – questo il messaggio che ha voluto lasciare Luca Pagliari ai ragazzi – a volte è l’unica cosa che vi permette di tornare a casa».

Una riflessione che ha dato senso all’intera assemblea, unendo due tragici episodi di cronaca per parlare di presente e di responsabilità e lasciando agli studenti del Cuppari un messaggio che va oltre la singola mattinata trascorsa insieme in assemblea.

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