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Cronaca

JESI / Tribunale del Malato preoccupato per lo stato di salute dell’ospedale

Il pronto soccorso va ampliato in vista di eventuali emergenze covid, ma è necessario un vero piano di assunzioni

JESI, 16 settembre 2020 – Torna a ribattere sulla situazione dell’ospedaleCarlo Urbani” il coordinatore cittadino del Tribunale del Malato, Pasquale Liguori, in vista «della stagione invernale e della solita epidemia influenzale nella speranza di non essere costretti a fronteggiare una seconda ondata di coronavirus».

La preoccupazione, girata alla direzione dell’Area Vasta 2, la cui posizione «non è ancora chiara», risulta essere strettamente connessa «alla regolamentazione degli accessi al pronto soccorso, in particolare per quei casi che si presentano come sospetti covid».

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Con Liguori, nella sede cittadina della Croce Rossa, ieri c’erano anche Franco Iantosca, del Comitato per la difesa e la salvaguardia dell’ospedale “Carlo Urbani”, Stefania Franceschini, Cisl Fp, Patrizia Ercoli, Uil Fpl.

Patrizia Ercoli, Pasquale Liguori, Stefania Franceschini, Franco Iantosca

«Siamo usciti da un periodo drammatico – sottolinea Liguori – una ripartenza non semplice e dobbiamo prendere ancora atto del fatto che un progetto di ampliamento non c’è. Tutto è rimasto tale e quale con i soliti problemi per cui, in caso di necessità, dobbiamo aspettarci le tende pre triage al di fuori del pronto soccorso, cosa che d’inverno, con il maltempo, non sarebbe una soluzione ideale. Il piano pandemia necessita di dover individuare all’interno del pronto soccorso un’area di isolamento per i casi sospetti mentre per i pazienti affetti da altre patologie percorsi che siano distinti e protetti. Occorrerebbe requisire nuovi spazi adiacenti al pronto soccorso, anche nell’area del Cup». A proposito del quale, provate a chiamare e farvi rispondere. Se ci riuscite.

E, sullo sfondo, ancora l’interrogativo se la struttura sia destinata, eventualmente, ad essere o meno Covid free.

Non è che un aspetto, questo, della questione la quale si allarga anche al fatto che «l’Obi, l’osservazione breve intensiva, è stata collocata al quarto piano, una scelta sbagliata che non dà garanzie al paziente».

Inoltre, anche il mancato ripristino della day surgery – la chirurgia di un giorno – «e c’è chi subisce pesantamente questa deficienza con il paziente che diventa un pacco postale spostato da un reparto all’altro e con la difficoltà della sua presa in carico che comporta responsabilità. La Reumatologia non c’è più, solo tre posti letto, personale ditribuito negli altri reparti, tempo di attesa un anno e mezzo per una visita».

Una cattiva organizzazione che è sottesa «alla mancanza di personale – sottolineano le rappresentanti sindacali -. Questa Area Vasta è la più ampia e i grandi numeri portano anche grandi problemi. Abbiamo bisogno di un vero piano di assunzioni, bene le stabilizzazioni intervenute ma stiamo parlando di personale già operativo all’interno, serve anche personale nuovo per garantire presenza in H24 e assistenza al paziente. Abbiamo acquisito tempo, esperienza e conoscenza per una pianificazione in caso di necessità». Facciamone tesoro.

In evidenza anche i grandi sacrifici e le rinunce di tutto il personale sanitario durante l’emergenza coronavirus, il quale, ad oggi, per la maggior parte «non si è visto ancora riconosciuto il  premio di mille euro promesso. Per non parlare delle ferie. E se facessero un passo indietro di fronte a una nuova emergenza?». Come dire che gli angeli, stavolta, potrebbero anche volare via…

Resta il fatto che non si assume e a pagarne le spese sono tutti i cittadini che necessitano di cure.

«Nel nostro pronto soccorso – denuncia Iantosca – non c’è solo il problema spazi ma anche il fatto che tutti ne rifuggono, nessuno vuol venire a lavorarci. E ricordiamoci che tutto il peso dell’assistenza nel corso della pandemia è stato retto dalla sanità pubblica non certo da quella privata».

La salute. Beato chi riesce a mantenersela.

Pino Nardella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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