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Jesi Un pomeriggio coinvolgente con Marino Carotti

La chiesa di San Massimiliano Kolbe ha ospitato il noto musicista e ricercatore di canti popolari marchigiani affiancato nella coinvolgente performance da Stefano Fefo Catani, parole e musica dallo sguardo assolutamente nuovo

Jesi – Non è lo spettacolo / presentazione / kermesse della svolta, per Marino Carotti.

L’ Incontro con Marino Carotti che hanno seguito gli spettatori accorsi numerosi alla chiesa di San Massimiliano Kolbe, ieri, domenica, ha avuto un gustoso sapore di nuovo, diverso da altre volte. Certo, non ci saranno state svolte nella sua carriera ultradecennale, ma lui ha guardato avanti.

Non solo nella struttura della presentazione, che allarga un orizzonte che nasce dalla ricerca affrontata anni e anni fa girando le campagne di mezze Marche e non solo, ma anche perché giocoforza l’aggiunta di strumenti come il flauto traverso e il sax tenore porta il pubblico una dimensione auditiva e a una percezione della musica, e delle parole che arrivano, assolutamente nuova.

Quello che presenta Marino ci è sempre piaciuto, perché è filologicamente e musicalmente perfetto, ma l’evento di ieri pomeriggio, con a fianco Stefano Fefo Catani, ha modificato gradevolmente l’arrangiamento di brani che conoscevamo quasi tutti in un diverso modo di interpretazione. Più libertà di uscire dagli schemi, Marino e Fefo si sono buttati in momenti che sembravano improvvisati ma erano invece sentiti diversamente.

Il pubblico l’ha capito, è una strada vecchia percorsa con piedi nuovi. Mi ero accorto dall’inizio – quando ho iniziato a presentare e dialogare con Marino – che qualcosa sarebbe accaduto. Da anni ormai mi chiama, e dopo esserci confrontati per sapere cosa realmente vuole rappresentare o comunicare al pubblico, ti rendi conto che  riesce sempre a trovare qualcosa di interessante, di intrigante che, alla fine, mi frega, pardon, mi coinvolge.

Sono stato con Marino, con Fefo Catani e Diego Contadini, a parlare e raccontare di libri, di dischi, del suo passato di ricercatore in  tutto il territorio marchigiano, recuperando antichi e suggestivi canti contadini che sono la testimonianza di una civiltà rurale ormai estinta. Si sa che Marino ha scritto volumi preziosi in cui ha raccolto le sue esperienze di ricerca nei canti popolari della nostra regione e non solo. Così, davanti a una bella platea e senza dimenticare che ci trovavamo in una chiesa, abbiamo parlato prima di libri, di testi e delle partiture musicali che arricchiscono alcune pubblicazioni, poi di cantastorie, dei dischi pubblicati, dei canti di protesta e contro la guerra, di canzoni per bambini.

Non è stato ruffiano quando ha accennato a uno spazio dedicato ad alcune canzoni scritte su  Jesi, sulla sua vita e sui quartieri che la animano e sui mestieri che non esistono più. Ed ha dato appuntamento a tutti al 23 dicembre, quando focalizzerà il suo nuovo spettacolo sulla nostra città. Ma ne riparleremo.

Poi tutti insieme, col pubblico e fra il pubblico, abbiamo chiuso la serata con Il pescatore di Fabrizio De Andrè”. Amnesie e stonature comprese. Il bello della conclusione all togheter di un pomeriggio coinvolgente.

L’evento era proposto e organizzato dal Comitato di quartiere Coppi/Giardini di Largo Salvador Allende.  Gli interventi a contorno e completamento di questa avventura sono stati di prim’ordine, il musicista Fefo Catani ha affiancato Marino Carotti nell’esecuzione di quasi tutti i brani presentati, Diego Contadini ha letto alcuni testi. E tutti si sono divertiti. 

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