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Jesi “Viale che vorrei”, restyling da approccio ideologico

L’Associazione Per Jesi: «Applicare principi teorici, seppur validi, senza il necessario pragmatismo e senza calarli nella realtà concreta rischia di causare danni enormi e irreparabili per tutti i cittadini»

Viale della Vittoria

Jesi – A seguito della commissione tecnica di martedì sul progetto “Viale che vorrei”, siamo molto preoccupati per l’approccio ideologico con cui l’Amministrazione sta gestendo la riprogettazione di Viale della Vittoria.

Riteniamo che applicare principi teorici, seppur validi, senza il necessario pragmatismo e senza calarli nella realtà concreta, rischi di causare danni enormi e irreparabili per tutti i cittadini.

Concordiamo sulla necessità di riqualificare Viale della Vittoria, ma ci chiediamo: perché non iniziare dalla manutenzione dell’asfalto, dalla sistemazione dei marciapiedi esistenti e da una cura attenta del verde?

Martedì abbiamo posto domande tecniche sul progetto e abbiamo ricevuto in risposta attacchi confusi e personali, anziché chiarimenti nel merito. 

Riproponiamo qui le domande, auspicando che qualcuno dall’Amministrazione ci fornisca una risposta.

  • È stato valutato l’impatto sulla viabilità secondaria causato dalla riduzione del flusso veicolare (confermata dagli stessi tecnici), dovuta al restringimento delle carreggiate e all’inserimento delle ciclabili?
  • Essendo Viale della Vittoria uno dei due assi viari principali della città, insieme a viale Gallodoro, quali soluzioni alternative sono previste per evitare l’effetto imbuto? (Ad esempio incremento del Tpl, nuovi assi viari, incentivi alla mobilità alternativa)
  • Posizionare le ciclabili tra la carreggiata e i parcheggi, non rischia di aumentare gli incidenti, sia in fase di manovra che all’apertura degli sportelli?
  • Un questionario a risposte chiuse compilato da circa 1200 persone su poco meno di 40 mila residenti, può considerarsi “campione ampiamente rappresentativo”?
    E nel caso lo fosse, l’Amministrazione non ritiene doveroso ascoltare non solo quanti hanno avanzato suggerimenti positivi, ma anche coloro che hanno chiaramente espresso critiche, arrivando ad una rivalutazione o modifica del progetto? Oppure il “percorso partecipativo” offerto dall’Amministrazione esclude il diritto di parola a chiunque esprima un’opinione di disaccordo?
  • È chiaro all’Amministrazione che un conto è desiderare il cambiamento, un altro è pretendere di farlo alla stessa maniera di altre città (Reggio Emilia e Brescia quelle prese in considerazione) che avevano già prima dell’intervento di riqualificazione un sistema viario alternativo più ampio e un Tpl funzionante, cosa che purtroppo non ritroviamo nella nostra Jesi?

Per contro, abbiamo anche sentito speculazioni basate sulle impressioni di singoli cittadini, presentate però come se fossero fatti verificati. Questo dimostra un problema di metodo e un evidente bias, che porta a dare valore solo a ciò che conferma una tesi già decisa in partenza.

Avendo ora esaminato il progetto, porremmo anche altri quesiti, auspicando una presa di posizione dell’Assessore al commercio, rimasta in silenzio anche in questa occasione, durante la commissione.

Speriamo infine in un sussulto di quella parte della maggioranza che abbia il coraggio di dichiararsi perplessa di fronte a questa ipotesi progettuale, affinché decida di non sottostare a nessun diktat ideologico, anche fosse degli alleati di Jesi in Comune.

Associazione Per Jesi

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