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Attualità

LA PROTESTA / Da tutta la provincia a Roma per chiedere di riaprire i locali

Ristoratori e baristi domani in Piazza del Popolo da Montemarciano, Chiaravalle, Jesi e da tutte le Marche per la Filiera Unita

CHIARAVALLE, 24 gennaio 2021Partiranno domani all’alba, alle 5.30 dalla piscina comunale di Chiaravalle puntando verso piazza del Popolo a Roma, dove vogliono far sentire la loro voce e soprattutto dire civilmente ma forte e chiaro che hanno bisogno di tornare a lavorare, hanno l’assoluta necessità di riaprire le loro attività, i loro ristoranti, i loro bar, i loro locali che da troppo tempo sono chiusi o lavorano a singhiozzo.

«Saremo una trentacinquina da tutte le Marche, da Falconara, da Montemarciano ma anche da Chiaravalle, Ancona, Loreto, Jesi, Macerata, Civitanova, Fermo – dice Rita Diligenti, una delle organizzatrici – e abbiamo allestito un pullman dove prenderanno posto anche alcuni nostri clienti che vogliono venire a sostenerci».

Partono lancia in resta ma con propositi pacifici i ristoratori e i baristi che aderiscono alla manifestazione “Filiera Unita”, organizzata per domani da Mio Italia, il Movimento Italiano Ospitalità, che fa parte di Federturismo e Confindustria.

Da tutta Italia si attendono molti autobus e tanti professionisti che raggiungeranno la capitale anche in treno per partecipare alla manifestazione che mira ad ottenere la riapertura delle attività.

«Basta ristori e contentini – dicono Leonardo ed Elena, titolari dell’Osteria Scacciadiavoli di Marina di Montemarciano, che faranno parte della comitiva di ristoratori – vogliamo far valere le nostre ragioni, abbiamo assolutamente bisogno di lavorare perché ormai siamo alla frutta, rischiamo davvero di chiudere. Abbiamo rilevato l’attività a Marina di Montemarciano nel 2018, un’osteria che ha 18 anni di storia e abbiamo sempre lavorato ma ora, da troppo tempo, possiamo solo effettuare asporti e lavoriamo in modo ridotto solo nei fine settimana perché nei giorni feriali non abbiamo ordinazioni. Non riusciamo neppure a sostenere le spese fisse».

Leonardo ed Elena dell’Osteria Scacciadiavoli di Marina di Montemarciano

«Abbiamo ricevuto i ristori e anche alcuni aiuti regionali per quasi 11.000 euro in un anno ma paghiamo solo di affitto 2.400 euro al mese e dobbiamo anche ringraziare la proprietaria dell’immobile per esserci venuta incontro. Non riusciamo a far fronte alle bollette per luce, gas, acqua. E allora vogliamo solo tornare a lavorare con tutte le precauzioni ma è stato dimostrato che non è certo colpa dei ristoratori se il virus si espande, piuttosto dei trasporti e della vicinanza delle persone».

Sul pullman diretto a Roma ci saranno anche titolari e dipendenti di vari locali della zona, tra cui, Amnesya, Baraonda, Piccadilly e Ranocchiaro di Chiaravalle, Con Gusto di Jesi, Baldi Carni di Monsano, Adriatico Distribuzione, Euthymia di Loreto, Torre Antica di Recanati.

«Devono farci riaprire – dice Rita Diligenti dell’Amnesya – chiaramente rispettando tutti i protocolli ma basta coi ristori perché a uno che muore di sete non basta dare un piccolo bicchiere d’acqua un giorno solo. Gli aiuti corrispondono ad appena il 7% delle spese che sosteniamo: sono spiccioli. Tutti vogliamo scongiurare licenziamenti e chiusure e la ricetta è una sola: tornare a lavorare nel nostro settore, consentirci di fare ciò che sappiamo fare, altrimenti moriremo. Abbiamo recentemente partecipato a IoApro1501: oggi, a Roma, vogliamo risposte concrete non contentini».

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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