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Cronaca

L’annuncio Ancona Capitale italiana della cultura 2028

La cerimonia oggi al Ministero, la commissione ha ritenuto eccellente il dossier presentato, elezione all’unanimità, il sindaco Daniele Silvetti: «Rappresentiamo non solo la città ma l’intera regione»

mole vanvitelliana ancona

Ancona – È proprio Ancona ad aggiudicarsi il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028 con il dossier “Ancona. Questo adesso”.

Lo ha annunciato il ministro della cultura, Alessandro Giuli, durante la cerimonia svoltasi oggi nella sede del ministero a Roma. La commissione ha ritenuto eccellente il dossier di Ancona che è stata eletta all’unanimità e riceverà un contributo di un milione di euro per realizzare il proprio progetto. 

Il Comune ha presentato, si legge nelle motivazioni, un «modello di valorizzazione culturale solido e coerente capace di coniugare identità e apertura internazionale, in una visione che prevede rigerenerazione e inclusione, con un programma di interventi solido che include un pubblico ampio e diversificato».

La strategia di investimento è stata ritenuta «coerente con un impatto significativo sul tessuto socio economico ed è stata considerata rilevante l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea che rafforza il posizionamento del progetto, così come il coinvolgimento enti territoriali e i giovani, considerati come protagonisti dei processi culturali».

Il dossier «soddisfa pienamente gli indicatori del bando ponendosi come modello di progettazione culturale innovativa e condivisa».

Il titolo del dossier è ispirato alle parole del poeta locale Francesco Scarabicchi e consiste di un programma di 60 pagine diviso in quattro macroaree, ciascuna delle quali contrassegnata da un avatar in funzione di nume tutelare, cui si aggiunge quello di Venere cui era dedicato anticamente il Duomo, e che individua nella città l’epicentro culturale ed economico dell’Adriatico e il crocevia di percorsi verso Oriente.

La prima macroarea, sotto il segno di Luigi Vanvitelli, s’intitola Questo mare e si propone come laboratorio di un nuovo rapporto tra infrastrutture e comunità, ma anche come spazio culturale, artistico e sociale a partire dalla Mole Vanvitelliana. La seconda, che prende il nome di Via Maestra, sotto l’egida del viaggiatore e padre dell’archeologia moderna Ciriaco Pizzecolli, richiama invece attraverso un percorso nel centro storico il recupero monumentale di tutti gli spazi culturali: dalla Pinacoteca, al Museo archeologico nazionale, alla Biblioteca, come altrettanti nodi di una rete condivisa per mostre, convegni ed eventi.

La terza, Adesso parco sotto il segno dell’eroina Stamira, riguarda invece il Parco urbano del Cardeto e quello regionale del Conero in cammino per diventare parco nazionale. Infine, sotto la protezione del grande tenore originario di Ancona, Franco Corelli, c’è la macroarea Mare culturale, che intende raccogliere i progetti digitali e i nuovi linguaggi delle giovani generazioni.

«Il titolo di Capitale italiana della cultura, che torna nelle Marche per la seconda volta dopo Pesaro 2024, testimonia l’enorme potenziale della nostra regione e la grandezza di un patrimonio che vuole farsi scoprire dall’Italia e dal mondo intero. Siamo profondamente orgogliosi di questo risultato, che premia un percorso condiviso tra istituzioni, territorio e comunità. La Regione Marche ha sostenuto con convinzione la candidatura di Ancona, che ha saputo valorizzare la propria identità e l’eredità della sua storia millenaria traducendole in una visione contemporanea e proiettata al futuro», il commento del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli

«In termini di infrastrutture e di attività di investimento parliamo di oltre 50 milioni di euro. Per l’anno delle celebrazioni ne sono previsti 7. Ma a noi interessano gli investimenti duraturi che danno prospettiva alla città – ha affermato il sindaco Daniele Silvetti, presente al momento della proclamazione – . Nel dossier abbiamo punti di forza che ci servono per migliorarci all’interno – ha aggiunto -. Rappresentiamo non solo la città, rappresentiamo la regione. Dietro di noi c’era un intero territorio e uno dei nostri grandi obiettivi è quello di dare una mano alle aree interne, ai piccoli Comuni che vivono un momento di grande difficoltà. La nostra funzione di città del Medio Adriatico ci mette nella condizione di essere sì Capitale italiana della cultura 2028, ma di arrivarci con una grossa pianificazione per rigenerare una città che ha 2.400 anni di storia ed è anche sede del segretariato permanente dell’iniziativa Adriatico-Ionica».

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