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L’ARTICOLO / La pandemia e la bolla del Mississippi

L‘enorme liquidità accumulata sui conti correnti a causa dei lockdown, una volta che le relazioni sociali si normalizzeranno, si tradurrà in uno improvviso rialzo dei consumi e dell’inflazione

Abbiamo visto come il Covid-19 ha impattato su un sistema già piagato da diseguaglianze sociali e crescita economica arrancante, per lo più supportata dall’immissione generosa di liquidità attraverso il quantitative easing, il cui effetto però, è stato di alimentare bolle finanziarie. Il fallace effetto ricchezza, generato finché le bolle si gonfiano, è destinato prima o poi svanire.

Questo mix di rotative per banconote che girano in grande spolvero e di effervescente boom speculativo ha avuto altri precedenti nella storia. In particolare lo accomunerei all’evento ricordato come la “bolla del Mississippi” verificatasi nel XVIII secolo, in Francia. L’evento è legato a colui che viene indicato come il primo monetarista della storia economica: John Law, nato in Scozia nel 1621.

E’ conosciuto come economista, matematico e soprattutto spregiudicato giocatore d’azzardo. Nel corso della propria vita è passato più volte ”dalle stalle alle stelle” e viceversa, per concludere mestamente l’esistenza a Venezia, dove riposano le sue spoglie. Nel corso di questa vicenda egli è “alle stelle” poiché è entrato nelle grazie del Duca d’Orléans, nipote del Re Sole, nominato reggente della corona poiché il legittimo erede al trono di Francia ha appena cinque anni.

Le casse dello Stato sono vuote, dissanguate da un lungo conflitto con l’Inghilterra e finanziare nuovo debito è quasi impossibile. Così il Duca decide di affidarsi alle ricette di Law. Sebbene siano passati molti secoli dall’invenzione della moneta, questa è ancora di tipo metallico, legata principalmente a oro, argento e rame, con tutti i problemi logistici e di approvvigionamento che ne derivano. Poiché la moneta è il lubrificante dell’economia, Law intuisce che e la sua scarsità determina la bassa crescita. Decide quindi di mettere in pista una novità apparsa timidamente in Svezia alcuni anni prima: la banconota cartacea fiduciaria (livre).

Il secondo ingrediente è rappresentato dall’istituzione di una banca centrale sull’esempio dell’Inghilterra, dapprima privata poi pubblica: la Banque Royale, che emetteva moneta cartacea in cambio di depositi in quella metallica. Superata l’iniziale diffidenza, il nuovo strumento di pagamento prese a diffondersi aumentando la crescita economica e commerciale della Francia. Più tardi si scoprirà che, come ogni medicina, ha effetti collaterali che possono diventare gravi se non usata correttamente.

A quel tempo la ricchezza derivava dallo sfruttamento agricolo e minerario delle nuove colonie. Ecco apparire il terzo ingrediente: le azioni della compagnia del Mississippi, a cui era stato conferito il monopolio per gli affari nella Louisiana, un territorio d’oltreoceano di gran lunga più esteso dell’odierno Stato americano. Su quelle azioni, poi, Law furbescamente vi aveva inserito delle emissioni obbligazionarie per rimpinguare le sofferenti casse dello stato francese.

Con la speculazione sulle azioni della compagnia la miscela prese a lievitare. Poiché le quotazioni crescevano, la gente vi investiva denaro preso a prestito e la Banque Royale allegramente stampava, in un crescendo vertiginoso. Come per ogni sbornia, l’euforia presto o tardi si trasforma in mal di testa, così per ogni esuberanza finanziaria arriva il momento Minsky (dall’economista che le ha studiate), magistralmente rappresentato dai cartoon di Willy Coyote, in cui il personaggio cammina tranquillamente sopra un baratro finché, guardando di sotto, prende paura e precipita.

La finanza in fondo è carta, non troppo dissimile da quella per toilette da cui si differenzia grazie ad una parola magica: “fiducia”. Quando questa viene meno, i due tipi si equivalgono. Allora a causare dapprima la sfiducia poi il panico, furono da un lato la scoperta che lo sfruttamento della Louisiana avrebbe richiesto tempi lunghi di là da venire, dall’altra la disinvoltura con cui si stampavano banconote, aveva scatenato una fiammata inflazionistica cui era seguita la fuga verso la moneta metallica. La crisi finanziaria ed economica che seguì pose il seme per la prima grande rivoluzione sociale dell’Europa: la rivoluzione francese, appunto.

Ai nostri giorni gli speculatori continuano a esporsi a rischi crescenti, confidenti che le banche centrali eviterebbero il tracollo delle borse immettendo liquidità nel sistema ma, come allora, una fiammata inflazionistica causerebbe un’improvvisa metamorfosi di questo scenario.

Si considera infatti che l’enorme liquidità accumulata sui conti correnti a causa dei lockdown, una volta che le relazioni sociali si normalizzeranno, si tradurrà in uno improvviso rialzo di consumi che, a seguito della parziale interruzione della catena globale di produzione, si tradurrà in un improvviso rialzo dell’inflazione. Questo costringerebbe le banche centrali a fare un’inversione a U sull’autostrada con un aumento importante dei tassi d’interesse, suonando di fatto, per i mercati, la campanella di fine ricreazione.

L’implosione della bolla, definita da Michael Mackenzie, editorialista senior del Financial Times, la più grande della storia, causerebbe il collasso di un enorme castello di carte basato sul debito con drammatiche conseguenze, anche geopolitiche. Di questo parleremo nel seguito di questo articolo.

Bruno Bonci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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