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LAVORO / Uil Marche: «Primo Maggio da dedicare ai più colpiti dal Covid»

Giovani, donne e autonomi sono i più sofferenti nelle Marche secondo i dati raccolti dal sindacato, con 13mila persone che non cercano lavoro

ANCONA, 1 maggio 2021 – Il Covid nelle Marche ha falciato più di 17mila posti di lavoro e sono oltre 13mila gli scoraggiati, coloro che non cercano nuova occupazione, il 5% in più rispetto al 2019. E’ quanto rilevato dalla Uil Marche. 

Donne e giovani, soprattutto lavoratori autonomi: sono queste le categorie che più di tutte hanno pagato il conto salato del Covid, alle quali è giusto rivolgere il pensiero nel giorno della Festa dei Lavoratori e le azioni conseguenti

In un anno in cui il 73% delle aziende ha denunciato un calo di attività, dove i giovani lamentano un calo delle assunzioni del 43%, vanno bene le aperture in sicurezza, va bene il prosieguo della campagna vaccinale ma occorrono azioni che incidano davvero sulla nostra economia.

«Su tutto si apre – commenta Claudia Mazzucchelli, segretaria generale della Uil Marche (foto in primo piano) – il grande punto interrogativo su ciò che accadrà al termine del blocco dei licenziamenti. Se c’è una lezione che la pandemia ci sta insegnando con tutto il suo brutale avvolgere ogni aspetto della nostra società è che solo ragionando, progettando e operando come comunità possiamo uscire dalla lunga notte dei diritti». 

Al buio di crisi continue che hanno coinvolto le Marche dal 2007 a oggi, tra crisi finanziaria, bancaria, terremoto e Covid, i contorni della sicurezza sul lavoro, della giusta retribuzione, della dignità si sono fatti più labili. In questo Primo Maggio 2021, con la campagna vaccinale in corso e l’occasione del Piano di rilancio attraverso i fondi del Next Generation Ue dal quale si intravedono quelle riforme strutturali che servono al Paese, la Uil Marche ribadisce ciò che ritiene essenziale, non negoziabile

«Per anni – prosegue la segretaria Mazzucchelli – abbiamo sentito dire che le crisi si risolvevano tagliando salari e diritti. Il risultato è stato quello di impoverire tutta la regione. La realtà ha ampiamente smentito questa tesi perché è dimostrato dai dati che le aziende che hanno saputo innovare, coinvolgere il territorio ma anche promuovere processi partecipati attraverso relazioni sindacali di qualità, che hanno valorizzato le professionalità nella ricerca del miglioramento del benessere lavorativo, formando i lavoratori, creando un’occupazione di qualità, stabile, adeguatamente remunerata e tutelata, sono quelle che hanno avuto un maggior successo».

«Digitale, transizione energetica, economia circolare, sostenibilità ambientale sono le parole chiave di una nuova economia ad alto tasso di innovazione che contrappone un’imprenditoria illuminata a un capitalismo parassitario sempre alla ricerca, a suon di delocalizzazioni, di un proprio paradiso a scapito dell’inferno in terra per qualcun altro. E invece i diritti sociali, il lavoro tutelato e di qualità, soprattutto per donne e giovani, sono e saranno necessari per ricomporre un tessuto sociale che l’emergenza Covid ha messo e sta mettendo tutt’ora a dura prova e rilanciare lo sviluppo e la crescita della nostra regione». 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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