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L’esperienza Studenti di Medicina della Politecnica a Bristol e Londra

Progetto ideato e realizzato dal professor Mauro Barchiesi, originario di Maiolati Spontini, docente di Medical English alla Facoltà, pratica formativa fondamentale sempre più aperta al mondo

Ancona – Un gruppo di tredici studenti del primo anno del Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche ha preso parte, nei giorni scorsi, a un’esperienza formativa straordinaria: il progetto “Elective Medicine Day 2025: The Nhs in the territory”, ideato e realizzato dal professor Mauro Barchiesi, docente di Medical English alla Facoltà di Medicina e originario di Maiolati Spontini.

L’iniziativa si è svolta presso il Bristol Royal Infirmary e si è arricchita di ulteriori tappe di confronto professionale internazionale al Barts e all’University College Hospital di Londra.


Si tratta dell’unica delegazione italiana ammessa a un’iniziativa di questo tipo, approvata in via eccezionale nonostante le severe restrizioni post-Brexit che rendono complesso l’accesso a programmi di scambio e tirocinio clinico nel Regno Unito.

L’esperienza ha permesso agli studenti di confrontarsi direttamente con il National Health Service (Nhs) britannico, approfondendo temi di ricerca e sviluppo in cardiologia, e analizzando le differenze organizzative e cliniche tra il sistema sanitario inglese e il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) italiano. Il confronto non è stato soltanto accademico, ma anche pratico e orientato a una prospettiva di crescita professionale e internazionale.


Durante il soggiorno gli studenti sono stati ospitati in famiglie a Bournemouth e hanno seguito un corso intensivo di lingua inglese medico-scientifica, potenziando le proprie competenze comunicative in contesti clinici reali.

Un passaggio fondamentale per formare futuri medici capaci di operare in scenari globali e di partecipare a reti di ricerca e assistenza transnazionali, in linea con i processi di internazionalizzazione promossi dall’Univpm.

«Esperienze come questa rappresentano un investimento strategico nella formazione, – spiega il professor Mauro Barchiesi -. Non si tratta solo di migliorare la lingua inglese, ma di abituare i nostri studenti a pensare, comunicare e prendere decisioni in contesti internazionali. Come docente, non posso che auspicare un aumento di iniziative simili: rafforzano le competenze professionali, ampliano la visione dei nostri futuri medici e innalzano la qualità complessiva delle cure».

Questa esperienza segna un passo importante verso una formazione medica sempre più aperta al mondo, dove le competenze cliniche si uniscono alla capacità di dialogare con colleghi di culture e sistemi sanitari diversi, nell’ottica di una medicina realmente senza confini

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