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Alta Vallesina

LETTERE & OPINIONI / IL VIAGGIO DI ASSOCIAZIONE FABRIANO PROGRESSISTA TRA PEDIATRIA E PUNTO NASCITA

FABRIANO, 14 gennaio 2018 – Affrontiamo le criticità del Dipartimento Materno Infantile. Da subito iniziamo con l’Unità operativa semplice dipartimentale di pediatria.  Mentre a Fabriano vi è un unico specialista, l’Ospedale di Senigallia consta di otto pediatri. A Jesi poi prestano servizio nove specialisti, che, entro  breve tempo, una volta che sarà perfezionata la nomina del primario del reparto, sommeranno a dieci. Lo squilibrio è evidente.

Ancora una volta è lecito chiedersi il perché e con quale coerenza si ragioni in alcune circostanze come Area Vasta ed in altre come Unità operative distinte. Non possiamo meravigliarci allora che tre pediatri assunti mediante un concorso mirato a riempire i vuoti d’organico nell’Ospedale della nostra Città, abbiano poi ottenuto con estrema celerità il trasferimento a Jesi e a Senigallia.

Non si può chiedere all’unico pediatra in servizio a Fabriano di garantire trenta giorni su trenta la pronta disponibilità quando dovrebbe essere invece prevista la guardia 24 ore su 24. È palese che in tal modo si contravvengono i limiti previsti dalla normativa europea e le disposizioni del contratto nazionale, limiti non semplicemente formali, ma, come è ovvio, posti a contrastare lo stress dei medici e il rischio clinico. Non è possibile che vi siano neonati di categoria A e neonati di categoria B. Una aberrazione che non trova alcun giustificativo. Nel venire al mondo si è tutti uguali.

Una manifestazione della scorsa primavera a sostegno del reparto di pediatria

Veniamo ai fatti. Considerati nel loro insieme Fabriano, Jesi e Senigallia, i pediatri in servizio nell’Area Vasta 2 sono diciannove.  Ora per assicurare una guardia di 24h sono necessarie sei unità. Quindi, se la matematica non inganna,  per i Punti Nascita dei tre Ospedali occorrono diciotto pediatri. In questo modo potrebbero garantirsi funzionali guardie pediatriche come del resto avviene in altre località: Ravennna-Lugo-Faenza per esempio; ed ancora Rimini-Cesena-Forlì; così Ferrara-Cona-Cento H-Delta del Po; Bologna Ospedale Maggiore-Bentivoglio-Porretta. Sembra quasi superfluo rammentare che le regole contrattuali sono le stesse in tutta Italia.

La mancanza di pediatri  nell’Ospedale della nostra Città ha comportato da circa otto mesi la chiusura degli ambulatori con conseguente disorientamento dell’utenza, che si trova costretta a rivolgersi ad altri luoghi viciniori per far fronte alle proprie esigenze sanitarie. Tanto per non far nomi, il nosocomio di Branca nell’Umbria, che si continuerà con tutta evidenza a riutilizzare per le necessità successive.

Se il direttore del Dipartimento materno infantile e gli specialisti di Jesi e Senigallia obiettassero a quanto proposto che coprendo le guardie ne risentirebbero chiaramente gli ambulatori, modestamente suggeriamo di avvalersi degli esperti convenzionati del Distretto per sopperire alla carenza di organico degli ospedalieri. Un contributo importante può venire inoltre dai pediatri di base. Facessero sentire la loro voce, indicando azioni, integrazioni e tutto quanto di più utile si potrebbe attuare al fine di scongiurare la chiusura di un servizio essenziale per tutta la popolazione della zona montana.

Ci auguriamo che il dr. Maurizio Bevilacqua e il prof. Luca Ceriscioli riescano a porre fine a questo stato di estrema emergenza. Speriamo che riescano finalmente, e PER SEMPRE, a ragionare in termini di Area Vasta. Tutti i cittadini vanno tenuti nella stessa considerazione. È tempo ormai di abbandonare vieti calcoli elettoralistici. Un lampante esempio è rappresentato dalla delibera della Giunta regionale che prevede la trasformazione dell’Ospedale Marche Nord in Azienda Autonoma di secondo livello. Non vi sono nè i numeri, nè le risorse per operazioni di tal genere. Quali sono i risultati? le Marche restano spaccate in due parti; viene esautorato il Consiglio regionale, il solo organo deputato a redigere il nuovo Piano Sanitario regionale, si deviano a cascata risorse vitali  per strutturare finalmente una sanità policentrica vicina a tutti i cittadini.

I nostri richiami rappresentano sì un atto di censura, ma vogliono essere nello stesso tempo un invito a battere strade e percorsi diversi atti a fornire una dotazione minima di personale onde garantire la continuità di un servizio essenziale per il Punto Nascita del nostro Ospedale.

È tempo ormai di dire basta a questo gioco al massacro. È tempo ormai di dire basta allo sfruttamento del personale in servizio. Siamo pienamente solidali con i medici e con il personale del Dipartimento. Con spirito di abnegazione continuano a svolgere un servizio che si va sempre più dimostrando insostenibile. Rivendichiamo da cittadini  l’orgoglio di esserci e di essere considerati persone nè più nè meno uguali agli altri. Non accettiamo in alcun modo che il taglio di nostri servizi serva a mantenerne altri in altri luoghi.

Si aggiunga che la situazione della pediatria non può non avere conseguenze negative sul Punto Nascita. La presenza del pediatra in sala parto è necessaria ed obbligatoria, sia nella festività più solenni come in qualsiasi altro giorno dell’anno, e in qualsiasi punto nascita. L’ostetrica e il ginecologo devono vigilare la mamma durante e dopo la nascita, mentre costituisce un peculiare compito del pediatra assistere e eventualmente rianimare il neonato.

Stanno sorgendo anche altre problematiche. Il precariato mette a rischio la seconda guardia delle ostetriche. Non viene garantito loro il doppio turno legalmente previsto onde curare l’assistenza a due travagli contemporanei in sale parto anche distanti tra loro. Difatti le eventuali maternità delle ostetriche non prevedono sostituzioni in base alla vigente normativa contrattuale.

 Va infine segnalato che a tutt’oggi, nonostante i reiterati corsi di formazione promossi dalla Regione sempre a causa della carenza di personale, nel caso specifico del Centro trasfusionale, non si effettua, al momento del parto, il prelievo per la donazione delle cellule staminali del cordone ombelicale. Da circa un anno è stato sospeso l’importante servizio di isteroscopia finalizzato alla diagnostica ginecologica perchè  giacciono nel limbo inevasi ordini per l’acquisto di attrezzature di ricambio.

Non si può, secondo noi, contrastare in tal modo la diminuzione delle nascite. Una più efficiente organizzazione e gestione del personale, un più puntuale rispetto della normativa contrattuale, una maggiore integrazione del territorio/ospedale, un adeguato sostegno economico delle famiglie e una più efficace tutela della donna in gravidanza devono essere le risposte normali, certamente non la chiusura dei Punti Nascita e della Pediatria dell’Area Montana.

Associazione Fabriano Progressista

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