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Fabriano

LETTERE&OPINIONI / PAPALE (PCL): “LA RIVOLUZIONE NON E’ QUELLA DI GRILLO”

FABRIANO, 4 giugno 2017 – La rivoluzione non è quella di Grillo. Purtroppo, non bastano solo delle buone idee per cambiare realmente le cose; dopo lo scoppio della crisi economica, spiega Papale, la parola rivoluzione è tornata di moda, anche se spesso viene usata a sproposito. Spesso la “rivoluzione” viene utilizzata come sinonimo di cambiamento, ma non dimentichiamoci che i cambiamenti possono essere anche negativi. La rivoluzione è un progresso, si concretizza quando quelli che non hanno mai governato e che hanno subito la dittatura di una minoranza si ribellano e prendono il potere politico, cioè il governo dello Stato.

Quando diciamo che “solo la rivoluzione cambia le cose” è come se facessimo una domanda ai lavoratori e a tutti quelli che pagano la crisi economica: quale classe sociale deve governare la società? La borghesia o il proletariato? La maggioranza che vive del proprio lavoro o la minoranza di sfruttatori che ha prodotto la crisi? Insomma è una questione di classe.

Il Movimento Cinque Stelle è l’esatto contrario di un movimento rivoluzionario. Anzi possiamo collocarlo senz’altro nel populismo di destra, cioè piccolo-borghese e reazionario. Mira a consolidare il predominio delle classi abbienti sui lavoratori. Basta vedere le sue posizioni sul sindacato: un ferrovecchio dell’Ottocento. Invece di rivendicare un sindacato che faccia finalmente il proprio mestiere, Beppe Grillo rivendica l’abolizione del sindacato in quanto tale.

Non è solo il risvolto di una politica contro il lavoro. È anche il riflesso di una visione culturale reazionaria più generale. “Uno vale uno” non è affatto una petizione democratica, se non in apparenza. È la delegittimazione di ogni rappresentanza collettiva, sindacale o politica, dei lavoratori in quanto classe.

Purtroppo a livello di massa è passata l’idea che la colpa della crisi sia dei partiti in quanto tali, cioè dei politici di professione, che sarebbero corrotti e incompetenti. Da qui la confusione fra partiti borghesi e partiti delle classi lavoratrici (come il PCL) e fra la politica come lotta per i diritti e per il progresso e politica come professione. La vera domanda invece è: chi è che comanda? Lo Stato con le sue Istituzioni (parlamento, regioni, comuni, forze dell’ordine, magistratura) o gli industriali, i banchieri, gli speculatori internazionali che posseggono tutto: fabbriche, trasporti, energia, banche?

Le forze dell’antipolitica, del tutto infantili e reazionarie, sostengono che per risolvere le cose basterebbe sostituire l’attuale classe politica con un’altra, efficiente e onesta. E su questo luogo comune Grillo e la Casaleggio Associati hanno costruito la propria fortuna, perché il M5S non è un movimento, è un’azienda privata il cui simbolo è un marchio registrato. In cui non c’è statuto, e se ne vantano pure, non si sono organismi di controllo, il cui leader non è stato eletto e non cambia mai. Ci sono solo generici forum di discussione che non offrono nessun strumento di verifica. L’ultima parola tocca sempre al padrone.

Il consolidamento del grillismo, e la presa delle sue suggestioni nella giovane generazione e tra i lavoratori, sono un effetto della deriva autodistruttiva di una sinistra politica che ha prima tradito i lavoratori in cambio di ministri (o assessori), poi li ha abbandonati a loro stessi sotto i colpi della grande crisi. Sono la risultante dell’arretramento profondo del movimento operaio, delle sue conquiste, della sua coscienza politica e sindacale, a livello di massa ed anche in settori della sua avanguardia.

Ricostruire tra i lavoratori una coscienza politica di classe, dentro un’azione di rilancio del movimento operaio, è allora l’unica via per fare argine al populismo reazionario in tutte le sue declinazioni italiane: renzismo, salvinismo e grillismo.

E allora Fabrianesi, unitevi alla nostra lotta, alla nostra Rivoluzione …… quella vera.

 

Crescenzo Papale – Partito Comunista dei Lavoratori

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