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Cronaca

Mergo Zoro disperso nel bosco per due giorni: l’amore di Natascia lo salva

Il Jack Russell si era allontanato e non si trovava più, erano state attivate le ricerche con droni termici e cani molecolari ma a salvarlo la perseveranza della sua padrona che si è avventurata nel bosco trovandolo frastornato, in attesa, e riportandolo a casa

Mergo – Una storia a lieto fine che ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Protagonista Zoro, un Jack Russell scomparso nella notte tra giovedi e venerdì in via Santa Maria delle Stelle, nella campagna di Mergo, al confine con un bosco fitto e impervio.  

Tutto inizia nel fine settimana, quando Fiorenzo – residente a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna – torna insieme a sua moglie Maria Caterina con il cane Zoro, nella casa dei suoceri.

Li accompagna il fedele Jack Russell che, però, vive stabilmente a Ferrara con Natascia, una badante ucraina dal cuore grande che, in quei giorni si era dovuta assentare per tornare in patria ad abbracciare, per la prima volta, le sue due nipotine appena nate.

È nella notte tra giovedì e venerdì che Zoro scompare, allontanandosi nella zona di campagna ai margini di un fitto bosco. Nella serata di venerdi partono le ricerche. Si attiva l’Oipa con la responsabile Claudia Matteucci, delegata di Ancona e Provincia per l’Organizzazione internazionale protezione animali e il Noa (Nucleo operativo aereo Odv, organizzazione di protezione civile della regione Marche), si alzano in volo i droni termici si coinvolgono i cani molecolari.

Ma nulla: del piccolo Zoro nessuna traccia. Fiorenzo inizia a perdere le speranze e il  timore che l’animale possa aver fatto un brutto incontro cresce con il passare delle ore.

«Avevamo avvistato caprioli, cinghiali, tassi… ma di Zoro nemmeno l’ombra», racconta Federica Fabbri volontaria di zona, una delle prime a scendere in campo per supportare le operazioni. È proprio lei, comprendendo la complessità del terreno, che nella giornata di sabato, mentre le ricerche continuavano, a suggerire di contattare Stefano Rossetti, operatore cinofilo e dronista di Senigallia, che arrivato a Mergo, dopo un sopralluogo, confermava: la zona è troppo fitta, perfino per l’occhio elettronico.

Intanto sabato erano stati attivati anche i cani molecolari, ma il loro fiuto si era fermato al limitare del bosco.

«Il pensiero che Zoro potesse aver fatto un brutto incontro ha iniziato a farsi largo – racconta Fiorenzo – e per questo voglio ringraziare Federica, Claudia, Fausto, sono stati meravigliosi, ci hanno creduto fino in fondo»

La vera svolta arriva con il ritorno di Natascia, che appena rientrata dall’Ucraina non si capacitava all’idea di aver perso il suo fedele amico unendosi così alle ricerche. Ha camminato fino all’una di notte di sabato, fermandosi ad ascoltare ogni minimo suono, illuminando i cespugli con la torcia nella speranza che Zoro la avvistasse e la riconoscesse. Niente. Alle  cinque del mattino di domenica decideva di avventurarsi nel bosco.

«Ho pensato a come si sarebbe potuto muovere lui. Non sarebbe mai andato in fondo al bosco, dove l’erba è alta e ci sono troppi alberi, ho pensato che sicuramente poteva aver seguito il sentiero».

Il suo intuito non aveva fallito, Zoro era infatti sdraiato accanto a un fosso d’acqua, immobile, ricoperto di mosche.

«Ho urlato, pianto… non so se per paura o per gioia. Quando gli ho parlato, lui ha alzato la testa, mi sono avvicinata perchè vivo o morto dovevo riportarlo a casa».

Era disorientato, debilitato, ma vivo. Abituato a vivere in casa, coccolato e accarezzato, Zoro non avrebbe potuto cavarsela in quel mondo selvatico. Era rimasto lì, aspettando.

«Lui aveva solo bisogno della sua manina, della sua padrona».

Ed è stata proprio quella mano, quella voce, a riportarlo a casa. «Non sapevo più dove fossi, ma ho chiamato gli altri: “Io e Zoro siamo qui, venite!”».

Stefano Rossetti, che era arrivato da Senigallia con Dolly, una cucciola di segugio austriaco alpendische dasbrakke, è andato incontro a Natascia per portarla fuori dal bosco.

«Come spesso capita – afferma -, il drone non è sufficiente in certe territori boschivi, molto più accurata la ricerca da terra su traccia specifica, dopo che il mio cane Delfo è andato “meritatamente” in pensione, sto addestrando Dolly e mi sto attrezzando per la ricerca di animali d’affezione, in particolare cani, vedere i padroni di Zoro con le lacrime agli occhi, è una cosa che ti ripaga al di là di tutto».

«Non bisogna mai arrendersi quando perdiamo queste creature, – aggiunge Federica – ora va di moda dare la colpa al lupo, ma non bisogna mai darlo per scontato, come in questa avventura di Zoro che aspettava perché non riusciva a tornare a casa sia per il percorso difficile da risalire vista la sua età sia perché si era disorientato. Una creatura non scompare nel nulla, anche se viene catturato da un selvatico comunque un minimo di colluttazione ci deve essere, tracce potrebbero rimanere dell’avvenuta cattura, finché non abbiamo una risposta, un segnale, non arrendiamoci, come in questo caso: il signor Fiorenzo insieme alla moglie Maria Caterina e alla signora Natasha lo hanno cercato disperatamente senza tregua nonostante il caldo e nonostante il percorso impervio».

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