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Moie Asmae Dachan presenta il libro “Siria, il giorno dopo”

Oggi 13 febbraio (ore 18) alla biblioteca La Fornace incontro con l’autrice, il racconto del viaggio che da Ancona la porta ad Aleppo, città della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone

Moie – La biblioteca La Fornace ospiterà oggi, venerdì 13 febbraio, alle ore 18, la presentazione dell’ultimo libro di Asmae Dachan dal titolo “Siria, il giorno dopo”: un viaggio nel Paese post-regime dove si documenta la difficile transizione tra le rovine di 14 anni di guerra e il desiderio di libertà. Sarà presente l’autrice, che dialogherà con Catiuscia Ceccarelli

Nel volume la scrittrice, giornalista, fotografa e docente a contratto all’Università degli studi di Macerata, nata ad Ancona da genitori siriani, racconta il viaggio che dal capoluogo dorico la porta ad Aleppo, città della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone.

«Sono partita da Ancona di notte – scrive – sotto la pioggia, con un treno diretto a Roma. C’è un punto in cui la ferrovia sembra camminare sull’acqua. Al ritorno, da quel punto, avrei rivisto il porto della mia città e il cerchio si sarebbe chiuso. Sono entrata in Siria il 27 dicembre 2024, diciannove giorni dopo la caduta di Assad. Nel Paese delle mie origini ho ripreso confidenza con la notte e il valzer dei pensieri che arrivano tutti insieme».

Sono diverse le città presenti nel libro. Città segnate dal dolore ma anche dalla speranza: Jiza, la città di Hamza al-Khatib, torturato e ucciso a undici anni, Dar’a, Darayya, Sednaya, “la macelleria umana di Assad”, come viene definita, Damasco, fino ad Aleppo, le radici. 

Incontri pieni di dolore si mescolano a incontri di speranza, come quelli con due adolescenti che salvano libri e oggetti d’arte o un artigiano che riapre la sua bottega di biciclette.

Storie di famiglie che riportano in vita i morti e gli scomparsi, le persone arrestate, allontanate forzatamente dalle loro case, lasciando chi resta in una vita sospesa. «Come si scrive – si chiede Dachan – la parola fine a tutto questo?».

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