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Moie Capodanno con la Guardia medica dirottata a Cingoli: il caso arriva in Regione

Il consigliere regionale Michele Caporossi, parlando di una situazione inaccettabile, presenterà un’apposita interrogazione: pronta la replica del Dg di Ast Ancona Giovanni Stroppa

Moie – La riforma della sanità territoriale è stata annunciata, ed anzi, può essere considerata in rampa di lancio, ma nel frattempo per i cittadini della Media Vallesina i problemi continuano, e possibilmente, si acuiscono.

Emblematico quanto accaduto a cavallo tra il vecchio anno e il 2026. La cronica mancanza di medici ha portato il servizio di guardia medica con sede (ipotetica) a Moie di Maiolati Spontini ad appoggiarsi in altre strutture assistenziali, costringendo un bacino d’utenza di circa 25.000 abitanti a girovagare anche fuori provincia, in caso di bisogno.

Nella notte del 30 dicembre scorso, il servizio è stato dirottato a Cupramontana: e fin qui nulla di nuovo, purtroppo. Il turno mattutino del 31 dicembre (ore 10 -20), è stato appoggiato su Jesi. Mentre il turno notturno di Capodanno è stato accorpato addirittura a Cingoli. Considerando una distanza approssimativa tra la sede di Moie e quella di Cingoli, stimabile in circa 27 km, si comprende che la situazione, per quanto emergenziale, abbia assunto i contorni del paradosso.

Sulla problematica è intervenuto duramente il consigliere regionale di Progetto Marche Vive e già Direttore generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona dal 2016 al 2022, Michele Caporossi. Nell’annunciare la presentazione di un’interrogazione al presidente della Giunta regionale Francesco Acquaroli e all’assessore con delega alla sanità Paolo Calcinaro, dipinge un quadro a tinte fosche:

«I cittadini si trovano oggi un una condizione di profondo disagio a causa dell’assenza di un quadro chiaro e accessibile delle guardie mediche effettivamente operative sul territorio. Una mancanza di comunicazione e organizzazione che ha conseguenze concrete e gravi».

«La guardia medica, o medico di continuità assistenziale, è deputata a garantire l’assistenza nelle ore di assenza dei medici di base, come nei giorni festivi o notturni. Il suo compito è gestire e può prescrivere farmaci tramite ricetta bianca. Mi sono state segnalate situazioni inaccettabili – denuncia il membro della Commissione sanità – come quella di cittadini colpiti dall’influenza che necessitano di una ricetta per poter ritirare ossigeno in farmacia e che non riescono a ottenerla perché non sanno a quale guardia medica rivolgersi o perché le strutture non risultano reperibili».

In queste ore – prosegue Caporossi – i pronto soccorso di Jesi e Torrette risultano praticamente al collasso, con pazienti costretti ad attendere ore, spesso appoggiati su sedie. Molte di queste cure potrebbero essere gestite a domicilio, se solo vi fosse una comunicazione chiara e una gestione efficiente delle guardie mediche. Una situazione politicamente e istituzionalmente inaccettabile».

Parole e opinioni che non sono affatto piaciute al Direttore generale di Ast Ancona, Giovanni Stroppa:

«Di solito preferisco, come sa chi mi conosce, non replicare, perché sono convinto che la sanità non dovrebbe essere terreno di scontro, bensì di incontro anche tra forze politiche contrapposte, soprattutto da parte di chi quel mondo lo conosce bene e dovrebbe saper valutare quanto sarebbe importante trovare delle convergenze invece di mettere benzina sul fuoco su argomenti come la guardia medica, sui quali i miei responsabili di Distretto e tutti coloro che operano in quell’ambito non dormono la notte, e non per carenze della Regione ma perché stiamo cercando di costruire un percorso virtuoso, vista la cronica carenza di medici, che convinca sempre di più i giovani medici, anche attraverso la costituzione delle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali), che far parte di coloro che devono essere la porta di ingresso della sanità è una cosa virtuosa anche se faticosa».

Stroppa, come già avvenuto in occasione dell’incontro pubblico tenuto il 18 dicembre alla biblioteca La Fornace di Moie, difende il percorso di riorganizzazione intrapreso e rilancia.

«Demonizzare quanto sta facendo l’Azienda Sanitaria in questo modo e mettere in difficoltà i professionisti che vi operano – aggiunge il Dg della Ast Ancona – non fa altro, come è accaduto in queste circostanze, che favorire il rifiuto di tanti medici, soprattutto giovani, sulla non copertura dei turni nei giorni di festa mettendo certamente in grossa difficoltà il sistema».

«Io – prosegue – ho grossa fiducia nei giovani e sono convinto che se daremo loro, come stiamo cercando di fare, gli strumenti per svolgere con dignità la loro professione, risponderanno positivamente. Certo il tutto deve passare attraverso una riorganizzazione complessiva del sistema che va dalle aggregazioni funzionali territoriali alla rimodulazione delle guardie mediche e all’implementazione della telemedicina. Il percorso è stato avviato e sono convinto che siamo sulla strada giusta. La sfida del territorio sarà la più delicata nei prossimi anni, portare le cure a casa delle persone; intercettare sempre di più coloro che non dovranno recarsi in ospedale dando le giuste risposte, sarà un passo fondamentale da compiere».

Una replica, quella di Stroppa, che ha fatto infuriare Michele Caporossi, pronto a difendere le proprie prerogative di consigliere regionale.

«A che titolo un dirigente non eletto si permette di attribuire intenzioni politiche o di consenso a un consigliere regionale? Un Direttore generale non è un soggetto politico. Non è suo compito giudicare l’operato dei rappresentanti del popolo, né tantomeno commentarne le motivazioni. Se qualcuno ha trasformato una questione tecnica in una polemica politica, non è certamente chi ha segnalato un disservizio, ma chi ha scelto di rispondere con attacchi personali e valutazioni politiche fuori ruolo».

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