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MOIE / “IL MAGGIO DEI LIBRI”, LETTERE DAL FRONTE DI UN SOLDATO DELLA GRANDE GUERRA

L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Anpi Media Vallesina e l’Avis Giovani Moie

MOIE, 25 aprile 2019 – La biblioteca La Fornace di Moie ospiterà, venerdì 26 aprile, alle ore 18, la presentazione del libro “Mi trovo contentissimo…” di Stefania Lucidi. L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Anpi Media Vallesina e l’Avis Giovani Moie, fa parte delle iniziative inserite dall’Amministrazione comunale nella rassegna “Il Maggio dei libri”, evento nazionale cui la biblioteca aderisce da anni con un proprio programma.

Il libro della Lucidi racconta la storia, vera, di Cesare Piersantelli, orfano, padre di due figli e di un terzo che non conoscerà mai. Viene chiamato alle armi allo scoppio della prima Guerra mondiale, nel 1915, quando aveva 25 anni. Spedirà alla moglie 19 cartoline e 4 lettere più lunghe, riportate alla luce grazie al lavoro e all’impegno di Stefania Lucidi, che ha deciso di dedicare alla vicenda di Piersantelli un libro.

Caratteristica costante di tutte le missive è quella della presenza di formule di apertura e di chiusura che si ripetono sempre uguali. Nelle frasi di apertura spesso leggiamo “Mi trovo molto contentissimo nel sentire il tuo buono stato di salute e altrettanto ti puoi assicurare di me” al fine di tranquillizzare la famiglia. Questa caratteristica formula “Mi trovo molto contentissimo …” ha dato il titolo all’epistolario.

“Le lettere di Cesare Piersantelli – racconta la Lucidi – sono state conservate con cura dalla nipote Cesarina Piersantelli e dalla pronipote Olivia Paoloni che me le hanno affidate con generosità e fiducia quattro anni fa. Ero coinvolta, come insegnante, in un progetto di Istituto, legato al concorso promosso dall’Anmig regionale dal titolo ‘Esploratori della Memoria’. Mi interessava raccogliere in particolar modo le testimonianze dei nostri soldati durante il primo conflitto mondiale, del cui inizio ci si accingeva a ricordare il centenario. Per molti giorni trascorsi tutto il mio tempo libero a decifrare la calligrafia di Cesare, consumata dal tempo e quasi diventata invisibile nelle cartoline scrisse a matita. Lo sforzo è stato ripagato dalla storia che, riga dopo riga, emergeva da quelle parole sgrammaticate ma di un’umanità sconvolgente. Una storia bella, triste, tragica, che ha incontrato la sensibilità del libraio di Chiaravalle Enrico Guida il quale ne ha promosso la divulgazione”.

Scrivere rappresentava per Cesare la possibilità di testimoniare la propria esistenza in vita, di rassicurare i propri cari, ma svolgeva anche la funzione terapeutica di allontanare momentaneamente da sé gli orrori della guerra, rifugiandosi negli affetti di casa. Raccontare oggi le sue lettere rappresenta il dovere di ricordare l’ecatombe fratricida dei soldati, in molti casi sepolti l’uno accanto all’altro nei cimiteri di guerra, e l’esperienza drammatica della popolazione civile in quella che fu definita l’inutile strage.

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