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Monsano Inaugurato il cippo per Attone Colocci Vespucci trucidato dai nazisti – Video
Ieri mattina la cerimonia organizzata dall’Amministrazione comunale in via Brecce, presenti anche gli alunni della scuola media “Don Pino Puglisi”, oggi dalle ore 10 le celebrazioni per la festa della Liberazione
Monsano – E’ stata inaugurato ieri mattina, in occasione dell’80° anniversario della Liberazione, il cippo realizzato in via Breccia, in memoria di Attone Colocci Vespucci, trucidato appena 25enne dalle truppe naziste in ritirata verso il nord, nel 1944.
L’evento è stato presenziato dal sindaco Roberto Campelli, dall’assessora alla cultura Rosita Pigliapoco e da esponenti dell’Anpi
Ad assistere all’inaugurazione anche le classi della scuola secondaria di primo grado Don Pino Puglisi, che hanno ascoltato con attenzione i racconti che si sono susseguiti sulla vicenda nellacquale rimase coinvolto e ucciso Attone Colocci Vespucci.

«Nonostante le origini nobiliari della famiglia, Attone è stato prelevato dalla sua casa e imprigionato dalle truppe naziste – ha spiegato agli studenti il Sindaco -, martirizzato e sottoposto a numerose vessazioni è stato poi abbandonato nei campi dei dintorni di Monsano. Per questo abbiamo scelto di collocare qui il cippo in sua memoria».

Sull’installazione è possibile anche inquadrare un Qr Code che restituisce la testimonianza di una donna la quale a quel tempo aveva 6 anni ma ancora ricorda vividamente la scena di quando vide Attone trascinare un pesante carro e, alla sua offerta di dargli un po’ d’acqua lui rifiutò, tale era la fatica estrema a cui era sottoposto il suo fisico.
Indelebile nel ricordo della donna anche gli attimi del ritrovamento del corpo esanime nei campi vicino a casa sua.
«Una storia che ho raccontato per anni a figli e nipoti», spiega nella testimonianza.
La morte di Attone Colocci Vespucci fu infatti provocata dagli stenti e dallo sforzo fatto sotto minaccia per trasportare un pesantissimo carro attraverso i campi nella zona di via Breccia e via Guastuglie, dove risiedevano i contadini e mezzadri del canto dei Rocchetti. Fu ritrovato esanime con ferite di arma da fuoco al petto e il corpo martoriato.

«Una storia del nostro territorio che testimonia uno spaccato di vita, le azioni di pura crudeltà che hanno caratterizzato la guerra», ha evidenziato Licia Pagnani dell’Anpi provinciale alla quale sono seguiti gli interventi di Andrea Dignani e Luca Lisei, che hanno approfondito le storie di guerra sul nostro territorio e anche quella di Attone Colocci Vespucci.

«Nessuno conosce con precisione le vicende di Attone, perché sia stato prelevato e sottoposto a simili stenti e martirii, poi trovato esanime con ferite da arma da fuoco. Questo cippo ricorda le scene di crudeltà vissute durante la guerra, ci ricorda la violenza sanguinaria che può generare un conflitto e deve essere un monito per promuovere la pace, per essere noi stessi costruttori di pace», hanno detto ai ragazzi.
Stamattina 25 aprile giorno della Liberazione le celebrazioni proseguiranno con la cerimonia che avrà inizio alle 10, deposizione di una corona al Monumento dei Caduti alla quale seguirà la Marcia della Pace da Piazza Caduti fino al Parco il 25 Aprile.
Qui si svolgerà la commemorazione alla presenza del sindaco Roberto Campelli, di rappresentanti dell‘Anpi e con la partecipazione della banda musicale Sant’Ubaldo.
La storia di Attone Colocci Vespucci
Della nobile famiglia Jesina, fu vittima della furia nazista durante l’ultima guerra. Nato a Roma il 3 febbraio del 1919, venne catturato dai tedeschi in ritirata il 19 luglio del 1944 nei pressi del fiume Esino e costretto a tirare un pesante carro per alcuni chilometri. Fu visto vivo per l’ultima volta, in località Selva Torta di Monsano, da una contadina alla quale, stremato di forze, chiese da bere. La donna gli versò del vino; il giovane ne accettò un dito, ci unì dell’acqua, avvicinò il bicchiere alle labbra, ma non bevve: «Non mi va giù», disse alla donna. E la ringraziò. Proseguì la strada, sempre spingendo il carro. Il giorno dopo il cadavere del giovane venne trovato in mezzo ad un campo con due ferite d’arma da fuoco in direzione del cuore e con il corpo martoriato. Sulla sua tomba è scritto: «Vilmente ucciso dalla barbarie nemica, ultimo di una famiglia millenaria e gloriosa».
Dal libro “Conoscere Jesi”, G. Luconi – P. Cocola
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