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SENIGALLIA / “NO DIMENTIGHEMO”, CRISTICCHI RICORDA QUELLA VERITÀ SULLE FOIBE E DEGLI ESULI ISTRIANI

Un canto di memoria in scena al teatro La Fenice

 

SENIGALLIA, 19 febbraio 2019 – “No dimentighemo”. Forse qualcuno dimentica che Simone Cristicchi non è solo un cantante, non è solo quello che ha vinto il Festival di Sanremo nel 2007 con la tenue “Ti regalerò una rosa” e colui che ha vinto il Premio “Sergio Endrigo” alla migliore interpretazione e il Premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale durante l’ultima kermesse sanremese pochi giorni fa con “Abbi cura di me”.

Fortunatamente, per tutti, Simone Cristicchi è anche quello che ha scritto “Magazzino 18” col giornalista Jas Bernas. Da quello spettacolo del 2013 è stato tratto “Esodo”, suggestivo e struggente spettacolo sul dramma delle foibe e sull’esodo giuliano-dalmata che ieri sera è stato rappresentato al teatro La Fenice di Senigallia.

Per non dimenticare Cristicchi ha proposto un’opera che racconta il dramma dell’esodo istriano, giuliano e dalmata nel secondo dopoguerra: la storia di molti italiani costretti ad abbandonare la propria terra a seguito della sconfitta dell’Italia, la quale nel 1941 aveva invaso la Jugoslavia, nella seconda guerra mondiale.

Queste terre, con il trattato di Parigi, vennero assegnate dagli Alleati alla Jugoslavia. Il “Magazzino 18” è l’edificio del Porto Vecchio di Trieste in cui sono conservati migliaia di oggetti che appartenevano ad una parte degli esuli; non un  monumento commemorativo come ci si potrebbe immaginare, ma un magazzino con all’interno tante piccole testimonianze che appartengono alla quotidianità: sedie accatastate l’una all’altra, macchine da cucire, fornelli, materassi, fotografie, giocattoli, lettere e quaderni.

Simone Cristicchi ha il merito di riaprire un libro di storia che nasconde pagine dolorose e drammatiche, che alcuni avrebbero voluto chiudere senza approfondire e perfino negare. Una tragica storia italiana che narra di decine di migliaia di esuli, forzati a lasciare le proprie terre all’indomani negli anni a cavallo tra la seconda guerra mondiale e il dopoguerra.

E poi l’altro dramma, quello delle foibe. Dentro la buca – come canta Cristicchi – finirono migliaia di italiani ammazzati dai seguaci di Tito che sognava per l’Istria un futuro nel socialismo reale.

Tra essi Norma Cosetto, di cui l’artista tratteggia il ricordo, una studentessa universitaria italiana violentata, seviziata e gettata nella foiba di Villa Surani, una cavità profonda 140 metri. Il suo cadavere si trovava in cima alla catasta di corpi che erano stati gettati dentro la profonda cavità carsica.

Cristicchi racconta una storia tragica e violenta e lo fa col garbo degli artisti sensibili e con la precisione dei veri storici, non facendo sconti al Fascismo e ai suoi tetri gerarchi ma rimettendo al loro posto tutte le tessere di un mosaico complesso e doloroso. Anche quelle che alcuni hanno voluto per troppo tempo negare o minimizzare.

Simone Cristicchi, per fortuna, non è solo un grande cantautore che alla fine ha regalato al pubblico de La Fenice una stupenda versione del suo ultimo successo sanremese. Simone Cristicchi è un uomo che non vuole dimenticare, un artista a tutto tondo che ama la verità. Anche quella scomoda da raccontare.

Gianluca Fenucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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