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Personaggi Paolo Pizzichini, il medico chiaravallese a bordo della “Vespucci”

Sulla nave scuola della Marina Militare che per la prima volta nella sua storia ultranovantennale ha circumnavigato a vela, e senza l’ausilio di motori, Capo Horn, il terribile passaggio tra Atlantico, Pacifico e Antartide

Chiaravalle – “Nec aspera terrent”, le difficoltà non mi spaventano.

Il motto latino spiega la forza d’animo e l’energia psicofisica che deve avere chi scrive un’impresa al limite del possibile, come l’equipaggio dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Militare, che per la prima volta nella sua storia ultranovantennale ha circumnavigato a vela e senza l’ausilio di motori, Capo Horn, il terribile passaggio tra Atlantico, Pacifico e Antartide.

C’è un chiaravallese nell’equipaggio che ha compiuto la storica impresa marinaresca: Paolo Pizzichini, 42 anni, imbarcato sulla Vespucci col ruolo di responsabile medico anestesista che collabora con l’equipe chirurgica di bordo.

«Mi sono laureato ad Ancona – racconta Paolo Pizzichini dall’altro capo del mondo -, ho fatto l’Accademia militare a Livorno e ho svolto diversi incarichi in Marina tra cui direttore sanitario della nave San Giorgio, responsabile del nucleo sanitario presso la brigata marina San Marco, addetto alla gestione di tutti i medici imbarcati al Comando in Capo della Squadra Navale. Attualmente faccio l’anestesista presso il Policlinico militare di Roma. Sono stato medico presso la Presidenza della Repubblica a Palazzo Chigi. Ho una seconda laurea in giurisprudenza. Sono uno sportivo e sono anche cintura nera di judo, che pratico amatorialmente».

Il 42enne chiaravallese racconta le emozioni e i timori nel doppiaggio di Capo Horn.

«La nave è riuscita a vela a circumnavigare quel terribile passaggio nonostante un vento fortissimo e onde alte 7 metri. Sapevamo che sarebbe stata una navigazione molto impegnativa e rischiosa. Abbiamo fatto diverse riunioni anche per valutare la possibilità di danneggiare la nave e per sicurezza un’esercitazione di abbandono preparandoci al peggio. La navigazione è stata poi pianificata nel dettaglio e abbiamo deciso di infilarci tra due tempeste, sfruttando il vendo a poppa. C’erano talmente tante onde che il mio alloggio era sommerso e dall’oblò vedevo solo acqua, tanta acqua. La nave ondeggiava moltissimo e parecchi oggetti sono caduti, tra cui una libreria nonostante fosse inchiodata. Avevamo tutti un po’ paura però sapevamo che la buona sorte ci avrebbe sorriso, audaces fortuna iuvat!».

La fortuna aiuta gli audaci. Paolo Pizzichini racconta la vita a bordo della Vespucci, la nave scuola gioiello della Marina, dove ci sono 230 membri dell’equipaggio, partita il 15 marzo da Buenos Aires per un tour mondiale di due anni per promuovere il turismo nel Bel Paese, toccando in particolare le terre a forte emigrazione italiana.

«Siamo tanti a bordo: leggiamo, studiamo, andiamo in palestra, talvolta ci divertiamo anche col karaoke. Poi facciamo le guardie in plancia. Il tempo passa e si è soli, ci mancano i familiari e l’Italia ma siamo orgogliosi di rappresentare il nostro Paese nel mondo. La nave ha 96 anni ma è spettacolare anche se i venti che abbiamo trovato a Capo Horn, dove si incontrano Pacifico ed Atlantico, erano fortissimi, con turbolenze incredibili. Abbiamo raggiunto Valparaiso in Cile e io resterò a bordo fino al 15 giugno: dovrei sbarcare ad Acapulco in Messico dove riceverò il cambio. Di Chiaravalle, delle Marche, mi manca tutto, soprattutto il ciambellò de Memma, una specialità che qui posso solo sognare. Spero di essere trasferito presto ad Ancona, alla Compagnia sanitaria».

Intanto Paolo Pizzichini prosegue il suo viaggio sulla Vespucci cercando la sua rotta. Una delle sue canzoni preferite, Prospettiva Nevski di Battiato, recita “e il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”.

Di albe e di tramonti Paolo Pizzichini ne può osservare a centinaia sull’oceano. E sogna e vive.

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