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Cronaca

Pianello Vallesina «Sperava che lui cambiasse, invece doveva lasciarlo» – Video

«La salutavo ogni mattina quando andava a lavorare, mi mandava sempre un bacio», l’amica di lunga data e una vicina di casa ricordano Sadjide Muslija, uccisa ieri mattina dal marito

@Cristiana Loccioni

Pianello Vallesina – Se all’interno della casa di via Garibaldi gli specialisti del Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri lavorano per le verifiche inerenti il femminicidio di Sadjide Muslija, sono i vicini e chi la conosceva a tratteggiare il quadro quotidiano della coppia, un quadro che oscillava, ultimamente – nonostante i precedenti – tra normalità apparente e campanelli d’allarme.

«L’ho vista qualche tempo fa mentre stava recandosi a gettare i rifiuti. Era tutta allegra, tutta sorridente. Non ci posso credere», racconta un’amica di lunga data che aveva abitato in precedenza in un appartamento vicino, nella stessa via Garibaldi.

«Le avevo chiesto “ma se lui è uscito di galera, come fai a tornarci insieme? Mandalo via, lascialo”. Lei rispondeva che lui stava seguendo le terapie, sarebbe cambiato, che la casa era anche sua e che per lei l’alternativa sarebbe stata andare in Svizzera dal figlio ma qui aveva tutto: lavoro, stabilità, abitudini».

L’amica ricorda bene l’episodio di aprile, quando Sadjide, che lei chiamava affettuosamente Sara, in fuga, scalza e terrorizzata, aveva trovato riparo proprio a casa dei vicini dopo che il marito aveva tentato di sfondare la porta della camera da letto con un’ascia.

«Quando è arrivato il figlio dalla Svizzera, ha ringraziato tutti dicendo: “Avete salvato mamma”.

Nonostante questo, la 49enne aveva scelto di riappacificarsi con il marito, di perdonarlo, dopo il patteggiamento di un anno e dieci mesi.

«Mi diceva sempre che non aveva paura. Ma secondo me era l’alcol: quando lui beveva, cambiava, era anche geloso, e io glielo avevo detto che avrebbe potuto uciderla».

«Sono cose che si sentono in televisione, non pensi mai che succedano nel palazzo accanto. Lei era la classica donna rispettabile: casa e lavoro», le parole del vicino che l’ha accolta in casa quando il marito la inseguiva con l’ascia.

«Apri! Apri! gridava quella sera, io le ho aperto e l’ho fatta entrare in casa richiudendo la porta» racconta, solo allora la 49enne gli aveva confidato che non era il primo episodio di violenza.

«Mi disse che non era la prima volta che già c’erano stati almeno tre episodi, ma io non sapevo nulla, che già da fine anno aveva iniziato ad andare in escandescenze, le avevo detto di stare attenta, perchè una volta ti va bene ma la seconda non lo sai».

Dal cortile dell’abitazione vicina a quella dove si è consumata la tragedia, la vicina racconta di giornate tranquille che non avevano lasciato trapelare nulla.

«La salutavo ogni mattina quando andava a lavorare. Mi mandava sempre un bacio. Non ho mai visto segnali di preoccupazione, nessun cambiamento, i soliti problemi tra marito e moglie, credo».

La donna ricostruisce anche le prime ore di ieri.

«Ho visto l’auto ferma e mi sono detta: starà male, o forse ha cambiato turno. Poi è arrivato il titolare di lui, preoccupato perché nessuno dei due si era presentato. Ha chiesto se sapevo qualcosa, ma non avevo visto né sentito nulla».

La tragica notizia è arrivata solo più tardi: «L’ho saputo quando sono arrivati i Carabinieri. Non mi sono avvicinata alla casa, non me la sono sentita».

Le testimonianze si sommano agli elementi raccolti dagli inquirenti, che proseguono nelle ricerche del 50enne. Si ipotizza che possa essersi allontanato a bordo di una Smart o di una Mercedes Classe A.

Nelle parole dei vicini resta il ritratto di una donna riservata, dedita al lavoro, che nonostante le denunce e gli episodi di violenza aveva scelto di tornare nella casa di sempre, dove lei sosteneva di avere quel tutto che in un attimo si è trasformato in un niente.

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